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di Egle Priolo

Il Messaggero, 9 gennaio 2025

Le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza come una “mancanza urgente da colmare in Umbria”. Ma anche i problemi di sovraffollamento, con i quattro carceri umbri che ospitano una “quantità di detenuti doppia rispetto alla media nazionale” e l’idea di un fondo nazionale per la sanità carceraria, considerando che in regione un detenuto su 2 è tossicodipendente o soffre di disagi mentali per cui va curato. Questi i temi affrontati nell’incontro tra la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il Garante regionale dei detenuti Giuseppe Caforio e il direttore regionale Salute e Welfare Massimo D’Angelo.

Un confronto, secondo una nota di palazzo Donini, “fortemente voluto dalla presidente da sempre sensibile al benessere delle persone detenute, alle quali va garantito in primis il diritto alla tutela della salute”. Con una situazione, per cui si batte da tempo anche il procuratore regionale Sergio Sottani, in cui i numeri parlano da soli. A Perugia (in base agli ultimi dati disponibili, di agosto) a fronte di 461 detenuti totali, 215 presentano problemi di dipendenza, di cui 67 anche con patologie psichiche; 22 sono i detenuti con patologie psichiche non tossicodipendenti. Situazione simile a Orvieto, dove dei 119 condannati, 61 sono i detenuti seguiti dal Servizio per le dipendenze e 35 quelli affetti da disturbi di tipo psichiatrico, di cui 2 con disturbo psicotico grave. Va meglio a Terni: su 561 reclusi, i detenuti affetti da problemi psichiatrici sono 95 di cui 30 realmente psichiatrici e 65 con disturbi minori. Trecento i detenuti in terapia psicofarmacologica, 136 tossicodipendenti, di cui 15 con doppia diagnosi. Infine a Spoleto, su 461 reclusi ci sono 40 tossicodipendenti e 5 i detenuti con disturbi psichiatrici.

Durante la riunione sono state quindi analizzate le criticità delle quattro strutture detentive presenti in Umbria. “Ognuna con caratteristiche specifiche”, ma con un problema “comune e rilevante”: il sovraffollamento. “I detenuti sono circa 1.600, a fronte di una capienza massima di circa 1.200 posti - ha sottolineato il garante Caforio -. Di questi, il 70 per cento proviene da altre regioni, per reati commessi al di fuori del territorio umbro”. E se in tutta Italia sono circa 64mila i detenuti su circa 60 milioni di cittadini, l’Umbria, in proporzione alla popolazione residente, ospita un numero di detenuti doppio rispetto al dato nazionale. “Questa situazione - si è insistito nel corso dell’incontro - grava fortemente sul sistema sanitario regionale”. È per questo che Proietti ha espresso “la volontà di portare la questione all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni, proponendo l’istituzione di un fondo nazionale per la sanità carceraria”, che permetterebbe “una redistribuzione più equa dei costi tra le diverse regioni”.

E come già successo nel primo incontro con il procuratore regionale Sottani, ieri si è parlato appunto anche delle Rems, residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza e quindi strutture sanitarie dedicate ai detenuti affetti da patologie psichiatriche. Come ricordato proprio ieri su queste colonne a proposito del caso emblematico dell’uomo affetto da schizofrenia assolto due volte per infermità mentale e attualmente in giro per il centro a vivere di espedienti e piccoli furti, in Umbria non ci sono attualmente Rems. “Una mancanza che la presidente Proietti - dicono da palazzo Donini - ritiene urgente da colmare”.

Da qui il suo impegno ad avviare un dialogo con i sindaci per individuare un luogo idoneo alla realizzazione delle strutture, oltre a pianificare le loro fasi di progettazione e gestione. Un aiuto arriva subito dal Comune di Perugia, che proprio ieri ha approvato con 28 voti a favore l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza sull’impegno nella risoluzione dell’emergenza carceri. Basta guardare i numeri di Sottani per capire: far curare in queste strutture i detenuti malati, significa di fatto risolvere il problema del sovraffollamento.

Così, come illustrato dal consigliere Lorenzo Mazzanti (Pensa Perugia), l’odg ora impegna l’amministrazione a “farsi portavoce della necessità di aprire una Rems all’interno di un approccio in cui sia sempre la dimensione di cura a prevalere sugli aspetti detentivi, e parallelamente chiedere un potenziamento dei servizi sociali e sanitari del territorio, a partire dai dipartimenti di salute mentale (di cui fanno parte le Rems stesse) per attuare, in tutti i casi dove è possibile, forme alternative di riabilitazione sociale all’interno della comunità”.