ansa.it, 27 agosto 2026
Un tavolo tra Regione, Amministrazione penitenziaria, sanità e gli altri soggetti coinvolti per dare concreta attuazione in Umbria alla nuova legge sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti è una delle prime proposte avanzate dal neo Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale, Andrea Pensi, che ha visitato la casa di reclusione di Spoleto insieme alla presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi. Per Pensi si è trattato del primo incontro nell’istituto spoletino dopo la nomina.
“Ho apprezzato la solidità e la qualità delle strutture dell’amministrazione carceraria, della polizia penitenziaria e della direzione sanitaria”, ha spiegato Pensi al termine della visita. Il Garante ha incontrato anche alcuni detenuti, raccogliendo segnalazioni su quelli che ha definito “problemi ordinari, ma sui quali si misura la qualità dell’amministrazione” e rispetto ai quali, ha assicurato, ci sarà un’interlocuzione con la direzione penitenziaria.
Il punto ritenuto più urgente riguarda però l’applicazione della nuova legge voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Qui ci sono una quarantina di detenuti tossicodipendenti che potrebbero accedere ai benefici della legge”, ha detto Pensi. Da qui la proposta “di aprire un tavolo tra i vari soggetti coinvolti”, a partire dalla Regione, per coordinare gli interventi e verificare anche le risorse che saranno messe a disposizione. Il Garante ha indicato inoltre tra gli obiettivi quello di rafforzare il rapporto tra gli istituti penitenziari e i territori.
Pensi ha chiesto un incontro ai sindaci dei Comuni umbri che ospitano strutture detentive. Il primo sarà il 22 settembre con la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi. “Ci sono idee per portare alcuni servizi comunali all’interno delle carceri”, ha spiegato. “Dobbiamo fare in modo che queste carceri diventino comunità, nella misura in cui una persona detenuta abbia la possibilità di vivere una vita il più normale possibile, chiaramente nel rispetto della sua condizione e dell’esecuzione della pena”, ha concluso.









