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di Umberto Maiorca

perugiatoday.it, 30 agosto 2025

Il sistema carcerario umbro è caratterizzato da un grave sovraffollamento (29%), carenza di personale di polizia penitenziaria (-19.5%) e un alto numero di detenuti stranieri e con problemi psichiatrici. Nonostante i gravi problemi di ordine e sicurezza (aumento aggressioni, telefoni cellulari), si registra un calo di episodi di autolesionismo. La Procura evidenzia il divario tra le progettualità annunciate e la lentezza della loro attuazione concreta, chiedendo interventi urgenti sul Provveditorato Regionale e sulla Rems, e sottolineando l’importanza del lavoro come strumento fondamentale per il reinserimento e la riduzione della recidiva.

Si è conclusa oggi, con gli appuntamenti presso le strutture carcerarie di Perugia-Capanne e Spoleto, l’annuale visita del procuratore generale Sergio Sottani ai quattro istituti penitenziari dell’Umbria, avviata ieri con la casa circondariale di Terni e la casa di reclusione di Orvieto. Durante la visita è emerso un quadro critico: il sovraffollamento ha raggiunto il 29%, con 1658 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 1287 posti. Si segnala inoltre una carenza del 19,5% nel personale della Polizia Penitenziaria, con 701 agenti attivi su 871 previsti. Tra le problematiche più urgenti, l’aumento delle aggressioni al personale (66 episodi nel 2025) e la diffusione di dispositivi mobili tra i detenuti, con oltre 200 cellulari sequestrati negli ultimi tre anni. Sul fronte delle progettualità, sono stati evidenziati i finanziamenti e i programmi da destinare al reinserimento sociale, alla formazione e all’inclusione. Importanti novità riguardano la giustizia riparativa: Terni è stata individuata come sede regionale per l’attivazione dei servizi. È stata inoltre ribadita l’urgenza di attuare il Provveditorato regionale Umbria-Marche e sollecitata la creazione di una Rems regionale, attualmente assente in Umbria.

Le parole del procuratore Sottani - Il procuratore generale Sottani ha rilevato “che a fronte delle molte parole che spesso vengono pubblicamente dette, su più fronti, in tema di carcere, seguono pochi fatti concreti”, ma ha anche “espresso soddisfazione per il confronto avuto con gli operatori e con i rappresentanti della popolazione detenuta e ha confermato l’impegno della Procura Generale nel promuovere interventi concreti per migliorare le condizioni detentive e favorire il reinserimento sociale”. Per il procuratore Sottani “il carcere viene vissuto sempre più come una discarica sociale in cui racchiudere il disagio della società e in cui la doverosa esigenza di sicurezza si trasforma in indifferenza per le effettive condizioni di vita della popolazione carceraria nonché, di riflesso, di quelle della polizia penitenziaria e di tutti gli operatori che, all’interno, con difficoltà enorme svolgono l’attività trattamentale”.

La visita ha permesso di tracciare un quadro completo della situazione carceraria umbra, confermando le criticità strutturali. I dati regionali aggregati riportano un numero di detenuti totali di 1.658 persone (1.592 uomini, 66 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 1.339 posti (ridotti a 1.287), con sovraffollamento del 29% (+5% rispetto al 2024). I detenuti stranieri sono 548 (34% del totale, +3% rispetto all’anno scorso). I detenuti con problemi di tossicodipendenza sono 314 (19%, -9%), mentre quelli con disturbi psichici sono 233 (14% sul totale, invariato rispetto al 2024). Gli agenti di Polizia penitenziaria sono 701 attivi su 871 previsti (-19.5%).

Gli eventi critici nel 2025 rientrano negli atti autolesionismo ben 169 episodi (217 nel 2024), 19 tentativi di suicidio (43 nel 2024), 1 suicidio e 66 aggressioni al personale (41 nel 2024). Il Procuratore Generale ha sottolineato l’importanza cruciale del lavoro per ridurre la recidiva (70% in Italia, 2% per chi lavora in carcere) e la necessità di interventi concreti e non solo teorici.

Nella sua relazione il procuratore ha ribadito che “nelle carceri umbre convivono soggetti pericolosi che intendono seguitare a delinquere, così come dimostrato dall’elevato numero di cellulari sequestrati per evitarne l’accesso abusivo, con soggetti fragili, deboli o comunque intenzionati a reinserirsi nella società, ai quali non vengono offerti strumenti idonei per il raggiungimento di tale obiettivo”.