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di Luca Fiorucci

La Nazione, 21 giugno 2026

Rems. Richiesta, attesa, acclamata. In Umbria non c’è, ma la sua necessità è evocata, da tempo, da più parti. A iniziare dalla Procura generale di Perugia, passando per il Garante dei detenuti e, ovviamente, i sindacati di polizia penitenziaria che, quotidianamente, tengono una implacabile contabilità di disordini e violenze negli istituti della regione, spesso e volentieri provocati da detenuti che in carcere dovrebbero stare. Ma, appunto, in una Residenza per l’esecuzione di misura di sicurezza che, però, non c’è sul territorio, rendendo necessario appoggiarsi a strutture fuori dai confini regionali. Con tutti gli ostacoli che questo comporta. Che ne debba essere realizzata una in Umbria la Regione lo ha ribadito e confermato.

Ora, alla vigilia dell’approvazione del piano di salute mentale, c’è una data, che è quella del 30 giugno. Entro quel termine, spiega la presidente Stefania Proietti, il piano di salute mentale sarà preadottato e inserito in quello socio sanitario. Il piano stesso “prevede la costituzione di una Rems in Umbria”. “La residenza per l’esecuzione di misura di sicurezza è l’ultimo step al termine di un percorso che predilige la prevenzione, quindi anche per le persone che hanno commesso un reato abbiamo previsto un iter di riabilitazione e di giustizia riparativa prima di aprire le porte della Rems. E questo modus procedendi considera la Rems una tappa transitoria di un percorso di cura più ampio, orientato alla piena riacquisizione della cittadinanza e alla prevenzione della recidiva violenta”, spiega la presidente.

E Proietti va ancora più nel dettaglio: “L’organizzazione interna della struttura si fonderà sulla presenza di un’équipe multidisciplinare stabile e completa, composta da psichiatri e psicologi psicoterapeuti con esperienza forense, psicologi esperti in assessment psicologico e risk assessment in particolare, infermieri e terapisti della riabilitazione psichiatrica, capace di gestire la complessità dei quadri clinici spesso caratterizzati da comorbilità e fragilità relazionali”. In conclusione “l’Umbria avrà la sua Rems, abbiamo avviato da tempo una interlocuzione con i direttori delle case di reclusione umbre e con il procuratore generale di Perugia”. Per il Garante dei detenuti, Giuseppe Caforio, “la Rems è un’esigenza preponderante”. “Le carceri - aggiunge - non possono essere delle pattumiere dove si getta di tutto. Servono 30-40 posti, spero che anche i sindaci possano cambiare l’atteggiamento di opposizione a un eventuale collocazione, valutando che può essere anche un’opportunità”.

“La percentuale di detenuti psichiatrici è molto alta - conferma il segretario nazionale per l’Umbria del Sappe, Fabrizio Bonino - questo incide fortemente sulla gestione di tutta la popolazione carceraria. Perché mancano strutture adeguate, in alcune situazioni, come Orvieto, dopo le 20 non c’è neanche il medico di base. La Rems non sarà la soluzione a tutti i mali, ma è un inizio”.