di Erika Pontini
La Nazione, 8 settembre 2020
Il Garante dei detenuti bacchetta la "pratica discutibile" di mandare nella Regione i reclusi con problemi psichiatrici o disciplinari. Carceri umbre, ghetto dell'Italia centrale, perché vengono utilizzate sempre più per sfollare i detenuti in eccesso della Toscana che abbiano manifestato problemi psichiatrici o disciplinari. Gli ultimi degli ultimi. "Pratica discutibile" che "viola il principio di territorializzazione della pena" e rappresenta un "abuso".
La denuncia arriva dal Garante dei detenuti, il professor Stefano Anastasia nell'annuale relazione sull'Umbria dietro le sbarre. Secondo il Garante se è inevitabile che il carcere di Spoleto, circuito ad Alta sicurezza, con sezione per i 41 bis sia "bacino di destinazione per i condannati all'ergastolo" da fuori regione (e infatti in Umbria il tasso di ergastolani è dell'8,7% molto più alto che altrove), negli anni il fenomeno si è andato accentuando anche per la media-sicurezza e, in particolare alla sezione femminile di Capanne.
"A questa nuova tendenza ha contribuito - scrive Anastasia - la nuova configurazione territoriale dell'Amministrazione penitenziaria che ha alimentato una discutibile pratica con conseguente abuso del trasferimento fuori regione, ma all'interno dei confini del Provveditorato, di detenuti che abbiano generato problemi di gestione (psichiatrica co disciplinare) all'interno degli Istituti di prima assegnazione".
Se incendi una cella in Toscana, sconti la pena a Perugia. Quella dei reclusi con problemi psichiatrici conclamati è una criticità evidenziata dal Garante e già emersa nelle quotidiane aggressioni o atti di autolesionismo dietro le sbarre. Un'escalation difficile da interrompere. Sono 140 solo a Capanne i detenuti psichiatrici e sono "sensibilmente aumentati gli eventi critici, anche di notevole gravità, spesso innescati da soggetti affetti da patologie per i quali il carcere non è certamente un luogo consono: dai tentativi di suicidio, alle rivolte, agli scioperi della fame, ai numerosissimi atti di autolesionismo, alle aggressioni al personale fino al baratto dei medicinali".
Nel 2019 si sono registrati tre eventi-morte (uno a Perugia e due a Terni), 35 episodi di autolesionismo a Spoleto, 13 a Orvieto e ben 106 a Perugia. A numeri da brivido corrispondono scarse cure: basti pensare che a Capanne operano psicologi per appena 15 ore a settimana (nel 2018 erano 22 le ore) e psichiatri per 30 ore a settimana.
I tagli alla spesa sanitaria si ripercuotono anche lì. "Pesa il mancato adeguamento dell'offerta psichiatrica" e pure "la deterritorializzazione in seguito alla decisione della Regione di "non dotarsi di una Rems, con conseguente trasferimento a Volterra - quando va bene - di persone per cui la legge prevede un lavoro a stretto contatto tra servizi sanitari residenziali e territoriali".
"Un'attenzione certamente maggiore - scrive Anastasia - deve essere riservata alle esigenze di cura e tutela della salute delle persone detenute affette da problematiche di natura psichiatrica e psicologia la cui considerevole presenza è stata più volte segnalata come elemento critico nella gestione della vita detentiva, nonché motivo di stress per il personale che vi opera".
Solo a Capanne dovrebbero esserci 248 agenti e ce ne sono 217 mentre a fronte della capienza di 363 detenuti, ce ne sono 411 (70 donne). Tra i nodi da sciogliere anche l'attivazione del Reparto detentivo al Santa Maria della Misericordia, promesso, annunciato ma mai divenuto operativo. Complessivamente in Umbria ci sono 1.471 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 1324 unità con una percentuale di sovraffollamento che tocca il 110% a Perugia e il 120% a Terni, in linea con la media nazionale. Di questi 533 sono stranieri, concentrati soprattutto nel carcere perugino di Capanne (il 67,2%). La maggior parte dei reclusi tra Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto sono condannati in via definitiva (1.091), il 74% del totale, mentre 1.178 sono in attesa del primo giudizio.










