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di Mattia Feltri

huffingtonpost.it, 31 gennaio 2023

Riuscire a trasformare in emergenza il caso dell’anarchico Alfredo Cospito è un capolavoro italiano costruito in sette errori. Dal 41bis alla nerboruta dichiarazione di ieri del governo: come siamo riusciti a trasformare un caso in una emergenza dalla quale uscire indenni è ormai quasi impossibile.

Primo errore. Il 41bis, il regime del carcere duro, da provvedimento emergenziale - ai limiti della costituzionalità e forse oltre - è diventato provvedimento ordinario, ormai dalla vita ultratrentennale e applicato con qualche disinvoltura. Infatti oggi i detenuti al 41bis sono molti, circa settecentocinquanta, in gran parte mafiosi, alcuni terroristi e poi Cospito, primo anarchico per il quale si è ritenuto necessario il provvedimento, congiunto all’ergastolo ostativo, pena che, per un attentato senza vittime, appare di sproporzionata severità.

Secondo errore. Cospito è finito al 41bis per la corrispondenza dal carcere con giovani compagni di anarchia. Nelle lettere si parlava anche del ricorso alla violenza ma non è che Cospito indicasse obiettivi e fornisse istruzioni: era un dibattito filosofico, diciamo così, e infatti le lettere sono state pubblicate su alcune riviste anarchiche. Non erano i pizzini di Bernardo Provenzano. È stupefacente che il ministro della Giustizia del governo Draghi, Marta Cartabia, una apertamente critica col sistema penitenziario italiano, abbia autorizzato il carcere duro.

Terzo errore. Da mesi sui giornali si susseguono appelli con cui si invitava il governo precedente e si invita l’attuale a riconsiderare l’abnormità del 41bis per Cospito, ma né il governo precedente né l’attuale l’hanno mai ritenuta una questione degna di riflessione, e lo diventa soltanto ora che rischia di evolvere in un problema di ordine pubblico.

Quarto errore. La presa di posizione di ieri del governo di Giorgia Meloni è inutilmente drastica e bellicosa (“lo Stato non fa patti con chi ci minaccia”), politicamente una sventatezza perché riconosce un ruolo agli anarchici più esagitati, perché non risolve ma accentua le preoccupazioni di ordine pubblico e perché qualsiasi decisione più favorevole per Cospito fosse presa dalla Cassazione o dall’amministrazione penitenziaria (compreso il trasferimento a Opera di cui abbiamo dato notizia) verrebbe visto come un cedimento dello Stato.

Quinto errore. Dalla nota di Palazzo Chigi alle interviste ai sottosegretari alla Giustizia alle dichiarazioni di titolari di altri ministeri e di leader e semi leader politici, tutti stanno parlando tranne il titolare a parlarne: il ministro Carlo Nordio. Il quale può parlarne o non può parlarne, è sua facoltà, ma un caso serissimo si è tramutato nella solita palestra per body builder della propaganda.

Sesto errore. Dopo i body builder arriva la burocrazia. La Cassazione decide di anticipare ai primi di marzo, dai primi di aprile, l’udienza per rivalutare il 41bis per Cospito. Ma in questa situazione, quasi quaranta giorni di attesa continuano a essere un’enormità.

Settimo errore. È quello non ancora commesso. Ma se per disgrazia a Cospito cedesse il cuore, cioè morisse in carcere in seguito allo sciopero della fame, sarebbe il disastro per tutto il sistema, perché gli oppositori muoiono in carcere nella Russia di Vladimir Putin o nell’Iran di Alì Khamenei, non nelle democrazie liberali occidentali.