di Adriano Sansa*
Famiglia Cristiana, 18 dicembre 2025
Anche se fosse uno solo, sarebbe una vergogna per il nostro Paese. Ma il carcere di Sollicciano, con la muffa, le cimici, l’acqua che allaga il pavimento, il personale stremato è uno dei tanti. Così come i suicidi portati a compimento o tentati riguardano diversi stabilimenti. Tuttavia, pare che la cosa ci lasci per lo più indifferenti, come dimostra la durata di questa gravissima situazione: quasi ci fossero alcuni mali per noi invincibili, sempre i medesimi, l’evasione fiscale, gli infortuni sul lavoro, la corruzione.
Il presidente della Repubblica ha appena visitato il carcere di Rebibbia, lodando certe iniziative culturali e ricreative che vi si svolgono e insieme ricordando come altre situazioni non conoscano attività simili e siano inaccettabili. In pochi giorni, anzi in poche ore, l’eco delle sue parole è sembrata spegnersi; eppure Sergio Mattarella è apprezzato e amato. A chi parla quando rivolge i suoi appelli? Ai cittadini e al Governo, certo: gli ha risposto il vuoto, tra le luminarie natalizie e l’affanno degli acquisti.
Eppure il presidente è stato chiaro e accorato, preciso nell’indicare i rimedi necessari e tutt’altro che impossibili; ha messo il lavoro in evidenza, come uno dei modi più importanti ed efficaci nel consentire “prospettive, ripresa e rinascita”. Mentre giriamo nei negozi, in quella parte della nazione che è sicuramente il carcere lo Stato tormenta invece di rieducare. Qualcuno, proprio ora, disperato, sta meditando di uccidersi. Buon Natale.
*Ex magistrato









