di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 14 settembre 2025
Obiettivo cinquemila adesioni, dopo le cinquecento raccolte nella prima fase dell’iniziativa in estate e che ora riprende nel mese in cui i suicidi in carcere hanno superato quota sessanta dall’inizio dell’anno. Le “istruzioni” per partecipare: “Ognuno convinca altre nove persone”. Riparte il digiuno a staffetta per “un carcere più umano”. Nell’anno in cui compie mezzo secolo la riforma dell’Ordinamento penitenziario - una rivoluzione ancora in attesa di tradursi per intero in realtà - e nel mese in cui i suicidi nelle “nostre” prigioni hanno superato quota sessanta da gennaio, riprende l’iniziativa di sensibilizzazione il cui primo capitolo si era concluso in agosto con centinaia di adesioni da parte di avvocati, magistrati, associazioni, cittadini. Tutti possono partecipare, un giorno di digiuno a testa e una lista a cui iscriversi per comunicarlo: basta scrivere una email a
cognome e professione, nonché un giorno di adesione da adesso “sino alla fine di ottobre”. Tra i promotori gli avvocati Valentina Alberta e Maria Brucale con i magistrati Stefano Celli e Marta Zavatta, firmatari della lettera che rilancia l’iniziativa ricordando appunto l’anniversario di quella riforma che doveva e avrebbe potuto dare inizio alla “attuazione della pena come disegnata dalla Costituzione: ma la realtà - scrivono - non si fa carico di celebrare ricorrenze attuando buone idee e così il 31 agosto, nelle carceri italiane, ci sono 63.167 detenuti, il 140% della capienza effettiva”. Eppure, proseguono, alcune soluzioni anche nell’immediato sarebbero possibili: “Una parte della politica ha finalmente cominciato a considerare la necessità di interventi rapidi, primo fra tutti il progetto di legge Giachetti sull’ampliamento temporaneo della liberazione anticipata, accanto a ragionamenti a medio e lungo termine”.
Il digiuno a staffetta appena ripartito vuole essere in pratica la prosecuzione ideale dello sciopero della fame che Rita Bernardini ha protratto dal 20 agosto al 10 settembre, giorno della ripresa dei lavori parlamentari: “Una protesta non violenta che proseguirà sino a che il numero di persone detenute non sarà adeguato agli standard di minima civiltà che oggi mancano”. Alla prima fase dell’iniziativa, lanciata l’8 luglio, avevano aderito cinquecento persone. Ciascun aderente, nel giorno liberamente scelto, si impegna a non assumere cibi solidi.
“Chiediamo innanzitutto a chi ha già partecipato alla nostra iniziativa - scrivono i promotori - di aderire nuovamente e convincere, ciascuno, altre nove persone. È una sfida per arrivare dall’insperato numero di 500 adesioni a quello di cinquemila. È importante supportare un’iniziativa che, nuovamente, attende il segnale di un provvedimento prioritario rispetto a qualsiasi altro, che possa alleviare le sofferenze e disagi gratuiti per chi vive e lavora nelle carceri”.











