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di Samuele Ciambriello*

Il Mattino, 12 agosto 2026

È stata superata la soglia dei 65mila detenuti in Italia, i posti realmente disponibili sono 46mila. Sovraffollamento oltre ogni limite: superato, dunque, il 140%, E ci sono Istituti con celle da nove posti o dieci, con tre letti a castello, come a Poggioreale e in nove istituti italiani si è superato il 200%. La pena non può trasformarsi in sofferenza e abbandono. Il sovraffollamento vuol dire caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, suicidi. È un dato che dovrebbe scuotere più di ogni slogan la politica intera, la stessa società civile. E gli agenti della polizia penitenziaria, poi: ne mancano quasi 10mila in Italia, sono costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili e con turni massacranti. E poi, non ne parla quasi mai nessuno, ci sono 90mila condannati definitivi a pene fino ai quattro anni, i cosiddetti “ liberi sospesi”, in attesa che si valuti se debbano scontarle in carcere o in misure alternative, e spesso dopo alcuni anni o un decennio arriva il carcere, dopo che una persona si è rifatta una vita.

Certo le dichiarazioni non mancano, come qualche iniziativa parlamentare, qualche visita nelle carceri, anche simbolica, a ferragosto. Troppi annunci o rinvii. L’annuncio di un ddl sull’ampliamento della detenzione domiciliare in comunità per tossicodipendenti, anche se solo per 600 di loro, è diventando una prospettiva pluriennale. I posti nelle comunità non ci sono e non si inventano dalla sera alla mattina, tra l’altro senza risorse aggiuntive.

In carcere c’è una emergenza umanitaria. Oggi che i numeri sono altissimi la questione principale è diventata quella umanitaria, dei trattamenti inumani e degradanti, quasi a discapito di quella rieducativa. In Campania abbiamo 8046 detenuti, ben duemila (!) in più dei posti disponibili. Abbiamo 2215 detenuti tossicodipendenti acclarati, più di 400 detenuti con sofferenza psichica, solo a Poggioreale 80 sono psicotici.

Ho visto, con piacere, che nei giorni scorsi, Forza Italia ha ottenuto di avviare alla Camera una indagine conoscitiva sulle condizioni delle carceri, assicurando il suo impegno perché la situazione impone interventi concreti, reali, qui ed ora. Il mio è un appello ai singoli partiti che non devono guardare al consenso su questi temi, ma al senso costituzionale della pena, la dignità delle persone detenute e quella di chi lavora in carcere appartengono alla stessa battaglia di civiltà. Un carcere incapace di rieducare, curare, cambiare, non produce maggiore sicurezza, ma alimenta marginalità e recidiva. Chiediamo come Conferenza nazionale dei garanti un provvedimento deflattivo immediato, serio, selettivo e orientato alla Costituzione. Tante volte su questo argomento è arrivato anche il monito del Presidente della Repubblica ed anni fa la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Noi garanti riceviamo ogni giorno lettere di chi lamenta mancanza di cure adeguate, mancati trasferimenti, difficoltà nei colloqui, permessi premio negati, ritardi nelle misure alternative al carcere, mancanza di acqua... Io credo che occorra incentivare le misure alternative e togliendo preclusioni che le impediscono. Ma quello che serve oggi, per quanto non sia una soluzione definitiva, è l’Indulto, anche sottoposto a condizioni, escludendo i reati più gravi. Potrebbe essere limitato ad uno o due anni di pena. In carcere ci sono moltissimi reclusi che hanno un residuo pena inferiore a questo lasso di tempo. Cosi avremmo davvero diecimila detenuti in meno e il sistema prenderebbe un respiro, potrebbe occuparsi di rieducazione e reinserimento sociale. È uno strumento previsto dalla Costituzione.

Negli ultimi tre anni 17mila detenuti hanno ottenuto un riconoscimento economico o in termini di riduzioni di giorni della pena per trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’art 35 ter. dell’ordinamento penitenziario. Questo dato dovrebbe scuotere l’intera classe politica. Lo Stato, attraverso le decisioni di magistrati, che hanno fatto verifiche, ha dovuto ammettere che nelle carceri italiane ci sono condizioni incompatibili con la dignità umana. Crediamo che ci sia bisogno anche di una legge ordinaria per superare nell’immediato il sovraffollamento, per mettere in campo risposte concrete per coloro che devono scontare meno di due anni, o addirittura meno di un anno (e sono ottomila), così come è stato fatto dal governo Berlusconi nel 2003 e sempre dal governo Berlusconi nel 2010, anche attraverso il voto favorevole delle opposizioni. Noi non vogliamo nuove carceri, ma carceri nuove, affermiamo cioè una visione della pena fondata sulla legalità istituzionale, sul rispetto della dignità umana e sulla responsabilità istituzionale, sulla consapevolezza che solo un sistema penitenziario più umano ed efficace può garantire nel tempo maggiore sicurezza e coesione sociale. Un carcere più umano che aiuta a cambiare le persone significa più sicurezza dopo, quando le persone escono.

*Garante campano persone sottoposte alla privazione della libertà personale e Portavoce Conferenza Nazionale dei garanti territoriali.