di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 20 settembre 2023
Un italiano su due denuncia di aver subìto almeno una volta atti di discriminazione, razzismo, intolleranza. I dati di un nuovo report, una campagna di sensibilizzazione e l’iniziativa “Scendiamo in piazza”. Carlo Maria racconta di una festa al liceo in cui aveva ballato con un suo compagno, e dice che gli insulti omofobi ricevuti allora li ricorda tutti. Elisa invece, per come veniva trattata a causa del suo aspetto fisico, aveva il terrore dell’estate fin da quando era alle medie. Mark di anni ne aveva quindici - si sfoga adesso - quando i ragazzi più grandi del parco lo chiamavano “sporco ebreo”.
Mentre Osayi dice di “convivere ogni giorno” con gli sguardi di chi non la considera italiana, per il colore della sua pelle, nonostante in Italia sia nata e cresciuta. Storie e nomi che trasformano in vite e persone quelli che in realtà sarebbero numeri già tremendi da soli: un italiano su due è stato o è tuttora vittima di discriminazioni, più di tre su quattro hanno assistito almeno a un episodio di intolleranza, odio, o violenza, e il 50 per cento di loro non ha fatto niente per impedirlo o porvi rimedio. E se più di un terzo di tali episodi a quanto pare avviene a scuola, almeno secondo la percezione dei testimoni, è forse ancora più preoccupante constatare che il 31 per cento dei fatti avviene in ambito familiare.
Sono i risultati di una indagine realizzata attraverso 1.100 interviste su tutto il territorio nazionale, in cui cifre e percentuali si sovrappongono ai tg che ancora rimbalzano sui fatti di Caivano, di Palermo, e quasi ogni giorno di un altrove sempre diverso e sempre simile. All’indagine però è connessa questa volta una doppia iniziativa, che in qualche modo si sforza di rispondere a tanta invadente sporcizia di parole-opere-omissioni non con la polizia ma con la pulizia, in senso metaforico e non solo: da una parte cioè con una campagna nazionale di sensibilizzazione battezzata “Formula Anti-Odio”, dall’altra con una serie di azioni concrete riunite sotto il titolo “Scendiamo in piazza” e che hanno già portato (e altre ne porteranno) i giovani studenti di diverse città italiane a trovarsi con i residenti dei rispettivi quartieri per ripulirne strade, muri, parchi e altri spazi da tutto ciò - diciamo così - che sa di cattiveria.
L’iniziativa nel suo insieme fa parte di quelle in cui il mondo profit non solo si muove anche per il sociale ma lo rivendica tra i propri obiettivi e qui è promossa da Ace del gruppo Fater, il cui general manager Antonio Fazzari parte proprio da questo aspetto: “Noi ci occupiamo di pulizia, e quando diciamo “il pulito che unisce” ci riferiamo a tutto. E quindi alla nostra casa comune, al nostro Paese per il quale c’è molto da fare”. E per il quale l’unto più difficile non è quello su una maglietta: “Appunto. Lo sporco più ostinato - continua il gm - è l’odio e la paura del diverso. E tutti noi siamo chiamati in causa per rimuoverlo. Anche contribuendo a farlo sparire dai muri e dalle piazze delle nostre città. Per farlo abbiamo chiesto aiuto a chi in questo senso ha più esperienza di noi”.
E infatti i partner dell’iniziativa sono Diversity Lab, Retake e Vlbbdo. Il primo ha prestato la sua consulenza per la campagna di sensibilizzazione di cui si è detto e che raccoglie le testimonianze dei quattro giovani citati in apertura sui temi di omofobia, body shaming, razzismo e antisemitismo. L’associazione di volontariato Retake, in collaborazione con l’agenzia educativa La Fabbrica, ha invece partecipato a costruire il percorso di “Scendiamo in piazza”, partito già nel 2022 e giunto ora alla seconda edizione con un tour di quattro tappe e il coinvolgimento delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Roma (23 settembre), Milano (7 ottobre), Pescara (20 ottobre) e Palermo (11 novembre). “Abbiamo voluto dare spazio ai più giovani - spiega Francesca Elisa Leonelli, presidente di Retake - per costruire e trasformare con loro spazi quotidiani in luoghi più fruibili, di gioco, più sicuri e costruttivi”. “Perché sarà quella dei giovani - insiste Fazzari - la generazione capace di cambiare le cose”.










