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di Mimmo Mastrangelo


Avvenire, 10 agosto 2019

 

Prodotto anche da "Libera" racconta Antonio Esposito Ferraioli, sindacalista e scout ucciso nel

1978 a 27 anni. Sul finire degli anni settanta Pagani, come altri centri dell'agro Nocerino- Sarnese, era nella morsa della camorra. Lo Stato era debole e gli amministratori locali, il più delle volte, collusi con un sistema di violenza e soprusi.

Chi provava a scardinare certi equilibri malavitosi poteva pagare con la vita. Come accadde la notte del 30 agosto 1978 ad Antonio Esposito Ferraioli, il quale, nella strada sottostante l'abitazione della fidanzata Angela, con cui si sarebbe dovuto sposare il mese successivo, venne trucidato a colpi di lupara da un commando camorristico. Tonino, come lo chiamavano tutti, aveva solo 27 anni, faceva il cuoco nella mensa della Fatme-Ericsson, una fabbrica di materiali elettrici gestita, per conto di una multinazionale, da imprenditori locali in odor di camorra. In fabbrica Tonino svolgeva attività sindacale, era tosto e per questo non era ben visto dai gestori della fabbrica, ma i suoi colleghi lo stimavano, ne apprezzavano il coraggio. Era "la voce dei loro diritti".

Anche quella volta che in cucina arrivò una partita di carne avariata il giovane cuoco e capo scout si ribellò. E pagò caramente con la vita. Come altri delitti di camorra, anche il suo è rimasto sepolto per anni nell'oblio, poi grazie alla famiglia, ad amici, sindacalisti e amministratori più sensibili si è tornati a parlare della sua tragedia. A Pagani sul delitto del sindacalista della Cgil si è sempre saputo tutto, ma ancora nessun giudice ha emesso una sentenza di condanna per mandanti ed esecutori.

Solo nel 2014 il tribunale di Nocera Inferiore ha riconosciuto Esposito Ferraioli tra le vittime innocenti della criminalità organizzata. Nel frattempo alla sua memoria sono state dedicate strade, scuole, premi letterari e due produzioni cinematografiche. Dopo il docu-film Tonino Esposito Ferraioli (2002) di Michele Schiavino, è stato girato da Gaetano Del Mauro Tonino. Su scrittura di Alfonso Tramontano Guerritore, Aldo Padovano e Federico Esposito, il regista filma una sorta di ritorno tra i vivi del giovane scout e sindacalista che, interpretato da Andrea Contaldo, gira con la sua Citroen nella Pagani di oggi.

Visita lo stabilimento ormai abbandonato dove lavorava, sosta in un bar, irrompe nella locale Camera del Lavoro, giunge in tribunale e si imbatte in due giudici che conversano con dei cronisti del suo caso. Questo giro tra i vivi si chiude, prima dei colpi mortali della camorra, in un'abitazione dove il fratello Mario sfoglia un plico di foto e vecchi articoli di giornali e la sorella (Anna Rita Vitolo) attaccata al telefono dice: "Non se n'è mai andato, so' quarant'anni che sta qua". Prodotto anche col contributo di Libera Tonino filmograficamente funziona ma più di tutto Del Mauro propone allo spettatore una vicenda che è tragica e lieve. Tonino Esposito Ferraioli non è un eroe né un martire, ma sacrificò la sua vita per la legalità e i diritti. Per questo il ricordo non basta più e il suo coraggio ci chiede emulazione.