di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 5 maggio 2026
Ebbene, per altri due anni Alfredo Cospito dovrà rimanere recluso all’interno del regime regolato dall’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Il ministero della Giustizia, infatti, ha ritenuto ancora necessario che l’anarchico di Pescara venisse sottratto al trattamento ordinario, affinché sia escluso qualunque tipo di collegamento con l’eventuale organizzazione di riferimento all’esterno. Ad affrettarsi a celebrare questa conferma, tra gli altri, il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, secondo cui “la decisione del ministero della Giustizia di rinnovare il carcere duro per Alfredo Cospito è in linea con il profilo di pericolosità politica e sociale dell’anarchico. Punto di riferimento dentro e fuori dall’istituto penitenziario di movimenti anarchico insurrezionalisti.
Gruppi protagonisti di azioni eversive e terroristiche, come dimostrano i due anarchici morti in un casale nel parco degli Acquedotti intenti a preparare un esplosivo”. (Ricordiamo che la formula carcere duro è totalmente menzognera: il 41 bis non prevede in alcun modo un regime più afflittivo e, per così dire, più doloroso, bensì uno che escluda qualsiasi contatto con l’esterno).
Se da un lato, quindi, la galassia anarchica viene considerata alla stregua della criminalità organizzata, quindi con vertici, strutture chiuse, ordini che si impartiscono e che si ricevono, dall’altro si elencano episodi che singoli appartenenti a quella galassia mettono in atto a prescindere dal fatto che il loro eventuale leader sia sottoposto, dal 2022, al regime più rigoroso che esista. Delle due l’una: o la galassia anarchica è di per sé impermeabile a strutture organizzate e, quindi, a portavoce vari ed eventuali, o il regime di 41 bis non è abbastanza restrittivo da impedire che all’esterno si perpetuino azioni di protesta. Inutile dire che la prima ipotesi appare la più verosimile, anche perché la seconda imporrebbe un irrigidimento ulteriore del regime speciale che, evidentemente, già si regge su fragili basi costituzionali.
Detto ciò, constatato che Cospito sarà costretto a subire le conseguenze di quel regime per altri 24 mesi, è urgente chiedersi a quali condizioni ciò accadrà. Pochi giorni prima della decisione di Nordio, infatti, i legali dell’anarchico, Maria Teresa Pintus e Flavio Rossi Albertini, hanno ricevuto il ricorso della Casa Circondariale di Sassari, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e, quindi, del Ministero della Giustizia, contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza sardo che aveva ordinato all’istituto di consegnare a Cospito, dopo oltre un anno dalla richiesta, quattro libri e un cd. Se ieri gli venne negato pretestuosamente di attaccare sulle pareti della cella le foto dei propri genitori defunti, oggi gli viene negata la possibilità di leggere, tra gli altri, i dibattiti filosofici su una teoria che rivela un universo microscopico governato dalla probabilità (Dio gioca a dadi con il mondo, Castelvecchi), la storia di un casale lugubre costruito con asimmetriche proporzioni in grado di generare senso di inquietudine e disorientamento (L’incubo di Hill House, Adelphi) o le narrazioni risalenti all’epoca immediatamente successiva alla morte di Gesù (Gli altri figli di Dio, Bollati Boringhieri).
Così come nel diniego precedente il DAP aveva sostenuto che i volumi richiesti avrebbero “carattere meramente voluttuario” e che, soprattutto, “non risultavano necessari per l’esercizio di diritti fondamentali”, così il ricorso attuale non specifica, nel merito, per quale ragione questi libri non dovrebbero essere regolarmente acquistati dal detenuto, limitandosi, piuttosto, a rivendicare il proprio potere discrezionale.
Scrive il DAP nel suo ricorso che se la richiesta di Cospito diventasse generalizzata, o comunque riguardasse una parte considerevole di detenuti, il carico per l’Amministrazione Penitenziaria sarebbe difficilmente sostenibile, “a fronte di esigenze che, seppure apprezzabili dal punto di vista trattamentale, non sono certo riferibili a diritti fondamentali del detenuto”. In questo caso, poi, vi è stato un ulteriore sforzo di indagine: i ricorrenti hanno citato una recensione apparsa su Rocknation.it del cd delle Lambrini girls che proverebbe come il contenuto delle canzoni sia assolutamente inadatto a un profilo come quello di Cospito. A onor del vero, la recensione si limita ad apprezzare l’ultimo lavoro del duo punk di Brighton dicendo che le loro canzoni contestano il sistema patriarcale fondato sulle ingiustizie sociali e, di fatto, sono un inno all’autodeterminazione transfemminista. L’indagine dei ricorrenti, sospettiamo, non si è avventurata nell’ascolto effettivo delle canzoni, ma si è limitata a delegare la responsabilità del divieto alla inconsapevole Marta Mazzeo, redattrice del magazine musicale.
In sostanza, il timore del DAP e del Ministero è che si materializzi una situazione apocalittica, dove tutti i detenuti in regime di 41 bis, da un giorno all’altro, dal carcere di Sassari a quello dell’Aquila, pretendano l’acquisto di libri e cd proibiti. E che, dunque, il verbo delle Lambrini girls diventi il nuovo Manifesto della sovversione anarchica e punk, dando corpo a quel desiderio, oggi contenuto e controllato, all’interno di un quadrato di cemento di 4 metri x 4.











