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di Franco e Luisa


L'Espresso, 26 luglio 2020

 

Siamo i genitori di un ragazzo detenuto in carcere e crediamo che l'Espresso sia il giornale adatto ad ospitare il nostro sfogo e il nostro invito a fare qualcosa per i ragazzi sfortunati come nostro figlio.

Lui ha sbagliato e non saremo noi a negarlo: è tossicodipendente e i suoi reati riguardano questo problema. Ha cominciato a fumare erba che era ancora alle scuole medie e quando è cresciuto è passato a sostanza più pesanti. La nostra non è stata un'odissea come raccontano altri genitori: non ci ha mai trattato male o derubato e ha sempre cercato di nasconderci la verità.

Però abbiamo capito, abbiamo cercato di dissuaderlo e ci siamo fatti una cultura a proposito di mentanfetamine e di pasticche con componenti oscure e metadone, del tipo di quelle prese dai due poveri ragazzi morti recentemente a Terni. Solo quando è stato arrestato abbiamo saputo che non faceva più i suoi lavoretti saltuari e che aveva cominciato a spacciare.

Ora nostro figlio è disperato, in carcere è esplosa tutta la sua fragilità. Sa di dover stare lì molto tempo perché l'emergenza Covid ha rallentato le procedure giudiziarie. Quando lo vediamo alle visite ci spaventa il suo aspetto allucinato e le allusioni al fatto che vuole suicidarsi.

Ci siamo ridotti a sperare che lo salvi il sovraffollamento: nella sua cella di pochi metri quadri sono in quattro su due letti a castello e c'è da augurarsi che si accorgano in tempo di un suo ipotetico gesto. Ci scusiamo se non diamo dettagli e se non ci firmiamo per intero, ma non vorremmo che la nostra denuncia aggravi la situazione del nostro infelice ragazzo. Grazie per quanto potrà fare.

 

Risponde Stefania Rossini

 

Posso fare ben poco, purtroppo, se non pubblicare integralmente la vostra lettera e darvi la solidarietà che meritate. Colpisce come l'amore per vostro figlio abbia saputo misurarsi con la compassione, senza rancori e senza inutili sensi di colpa.

Come mi disse una volta un'importante psicoanalista durante un'intervista, è inutile cercare nei genitori una qualche responsabilità, è solo una questione di circostanze e di fortuna, ci sono famiglie pessime con figli a posto e famiglie meravigliose con ragazzi che si perdono nella droga. Ma adesso voi vi trovate ad affrontare una paura ancora più radicale per la disperazione che mette in pericolo la vita del ragazzo.

Saprete già che la vostra situazione è simile a quella di centinaia, se non migliaia, di famiglie e che molte di loro si organizzano in gruppi, come c'è la costante attenzione al problema da parte del partito radicale con una rubrica apposita tenuta da Riccardo Arena.

Potete anche chiedere una psicoterapia che aiuti vostro figlio a comprendere le sue scelte. Il carcere, nel suo inevitabile orrore, ha fatto qualche passo avanti in questo senso, anche se l'agghiacciante numero dei suicidi (ben 29 nei primi sei mesi dell'anno) e l'assenza di provvedimenti mirati da parte della politica fa somigliare queste morti a una raffica di omicidi colposi.