di Anna Lisa Mandorino*
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Il progetto di Cittadinanzattiva. Sono 2.698 le donne presenti negli istituti penitenziari italiani al 31 dicembre 2024, pari al 4,36% della popolazione detenuta totale. Facendo riferimento alle carceri esclusivamente femminili (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Venezia Giudecca), il numero più alto di donne detenute, 378, si trova nel carcere Stefanini di Rebibbia di Roma: qui il tasso di sovraffollamento è del 138%, superiore a quello generale, già molto elevato e pari al 120%, delle carceri italiane. E nell’istituto penitenziario di Rebibbia è partito il progetto “I Care” con il quale nell’ultimo anno siamo entrati, una volta al mese circa, per condurre, assieme agli operatori e alle operatrici penitenziarie, ai referenti della Asl Roma 2, all’associazione culturale Masc - e soprattutto con il coinvolgimento diretto delle donne detenute - percorsi di formazione sanitaria e di peer education nonché laboratori creativi sul tema della salute e della prevenzione oncologica femminile.
Il percorso si concluderà dopodomani, giovedì 16 gennaio, quando all’interno dello stesso carcere romano presenteremo un documento di raccomandazioni civiche per promuovere, attraverso un rafforzamento delle garanzie e dei principi riconosciuti dalla normativa nazionale e sovranazionale e una rinnovata collaborazione tra Servizio sanitario nazionale ed Amministrazione penitenziaria, il diritto alla salute femminile all’interno degli istituti penitenziari italiani.
Un diritto che nella pratica quotidiana si scontra con numerosi ostacoli, spesso legati alla carenza di personale, a difficoltà burocratiche e organizzative, alla scarsa integrazione dei servizi resi dentro e fuori dal carcere; ma anche un diritto indebolito dalla particolare situazione di chi vive il carcere. La condizione sociale delle detenute, l’esposizione per tanti anni a una vita in cui sono state trascurate o inaccessibili le più elementari dimensioni di cura, rendono infatti le stesse “bisognose” di sostegno per maturare la consapevolezza e l’attitudine a prendersi cura di sé e della propria salute.
Allo stesso tempo l’informazione sui temi della salute e in particolare sulla prevenzione del carcinoma mammario trovano ancora troppo poco spazio nei servizi loro rivolti e spesso si registra una difficoltà di accesso alle forme essenziali di assistenza. Siamo partiti da queste premesse e dalla volontà, che avvertiamo come urgente e parte integrante della nostra missione, di diffondere la salute in tutti i luoghi di vita a cominciare da quelli marginali come le carceri, per lavorare al percorso I Care. Il documento che presentiamo giovedì vuole riaffermare 9 diritti per la salute femminile in carcere e alcune raccomandazioni per renderli concretamente esigibili. Ci auguriamo che forte sia il sostegno delle istituzioni.
*Segretaria generale Cittadinanzattiva










