di Paolo Russo
La Stampa, 25 giugno 2026
La relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia: la cocaina è la più pericolosa. “Una pandemia”, l’ha definita il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Perché “il fenomeno droga riguarda sempre più spesso ragazzi molto giovani e in contesti normali”, tanto che “nessuna famiglia può considerarsi immune”. A certificare l’allarme è la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze presentata dal governo, che fotografa una crescita dei consumi tra i più giovani e il ritorno di sostanze sempre più potenti e pericolose. Nel 2025 quasi 350 mila studenti minorenni, pari al 23% della popolazione scolastica under 18, hanno dichiarato di aver fatto uso almeno una volta di una sostanza illegale nell’ultimo anno. Erano il 20% nel 2024.
Un dato che interrompe il rallentamento registrato negli anni precedenti e che preoccupa soprattutto perché riguarda adolescenti sempre più giovani. Se la cannabis resta la sostanza più diffusa, con un consumo che però scende dal 21 al 18%, crescono invece cocaina, allucinogeni, stimolanti, oppiacei, ketamina e nuove sostanze sintetiche psicoattive. E quasi 180 mila minorenni, pari all’11%, hanno fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione medica, con una prevalenza quasi doppia tra le ragazze.
Allarme cocaina - La cocaina si conferma intanto la droga con il maggiore impatto sanitario e sociale. Secondo la Relazione insieme al crack è responsabile del 33% dei decessi direttamente correlati all’uso di stupefacenti e del 32% dei ricoveri ospedalieri legati alle dipendenze. Un’emergenza che continua a crescere mentre il mercato si evolve rapidamente, con cannabinoidi sintetici, nuovi oppioidi e preparazioni ad altissima concentrazione di principio attivo che rendono sempre più difficile intercettare e prevenire i consumi. “Continueremo a lavorare senza sosta per costruire una società libera dalle droghe e da ogni dipendenza”, ha assicurato la premier Giorgia Meloni, rivendicando lo stanziamento di oltre 160 milioni di euro nel solo 2025 per il contrasto alle dipendenze e annunciando il nuovo Piano nazionale che dovrà definire gli obiettivi dei prossimi anni.
L’impatto sul sistema penitenziario - Ma il problema non riguarda soltanto la prevenzione. A pesare è anche l’impatto sul sistema penitenziario, già soffocato dal sovraffollamento. Oggi più di un ingresso in carcere su quattro è legato a spaccio o consumo. Nel 2025 sono entrate in carcere per violazione dell’articolo 73 del Testo unico sulle droghe 10.784 persone, il 25,7% del totale. Complessivamente quasi il 34% della popolazione detenuta si trova dietro le sbarre per reati collegati alla legge sugli stupefacenti, una percentuale nettamente superiore sia alla media europea che a quella mondiale. Da tempo Forza Italia propone il ricorso alle comunità terapeutiche come alternativa a carcere per i soggetti coinvolti in reati minori legati al consumo. Una strada che consentirebbe anche di alleggerire la pressione sugli istituti penitenziari ma che gli altri partiti di governo non sembrano voler imboccare.
Ma dietro i numeri della droga emerge un disagio giovanile sempre più profondo. Lo racconta anche l’indagine conoscitiva appena conclusa dalla Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza, secondo la quale nelle periferie più degradate, dove spesso si concentrano povertà educativa, dispersione scolastica e assenza di opportunità culturali e sportive, i ragazzi risultano più esposti al reclutamento da parte della criminalità e alle dipendenze.
Disagio giovanile - Ma il malessere non risparmia neppure i contesti apparentemente più protetti. Dove crescono il bullismo e soprattutto il cyberbullismo: tra i ragazzi di 15-19 anni il 45% dichiara di essere stato vittima o di aver rischiato di esserlo, mentre il 30% ammette di averne praticato forme attive. E la relazione rivela che esiste un rapporto tra questi comportamenti e il rischio di avvicinarsi alle sostanze. È in questo intreccio tra fragilità psicologica, isolamento sociale, perdita di prospettive e ricerca di evasione che si inserisce la nuova mappa delle dipendenze. Che marca ancora di rosso le nostre periferie degradate, ma che non risparmia più le aree di benessere, che sempre meno coincide con quello psichico dei nostri ragazzi.









