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di Giuseppe Smorto

Il Domani, 14 agosto 2026

Il consigliere comunale Daniele Romeo ha parlato della “grande rivolta popolare del continente europeo” e ha garantito che non si tratterà della “celebrazione di una parte politica”. Il rischio però c’è, per mille motivi. Con un paradosso: toccherebbe proprio agli attuali sacerdoti della sicurezza raccontare la più lunga e violenta tra le proteste contro lo Stato. In tempo di revisionisti allo sbaraglio, è passata inosservata una notizia che incrocia un pezzo di storia d’Italia, le stragi e la strategia della tensione. In uno dei suoi primi atti, il consiglio comunale di Reggio Calabria, forte della nuova maggioranza di centrodestra, ha varato l’istituzione di un Museo sulla Rivolta, con apertura prevista entro un anno.

Ora anche qui bisogna uscire dagli schematismi: sbagliato ridurre gli anni della protesta ai “boia chi molla” o alla ballata popolare di Giovanna Marini sulla manifestazione del 22 ottobre del ‘72: quando piazzarono otto bombe sui binari, si vedevano i sassi volare e alla sera sembrava una giornata di mercato. Fabio Cuzzola, scrittore e ricercatore, andrà a parlare alla Sorbona dei Fatti di Reggio nell’aprile dell’anno prossimo. Della Rivolta conosce i marciapiedi, i passi tragici, le carte dei servizi segreti stranieri. La città parla con i suoi luoghi.

La veranda del povero autista Angelo Campanella, padre di sette figli. E qui c’era la baracca dove vivevano i cinque anarchici morti in un misterioso incidente in Ciociaria. Su quel balcone, la Camera del Lavoro, si fronteggiarono Italo Falcomatà, a cui oggi è dedicato il Lungomare, e Ciccio Franco, che ha un monumento proprio in via Marina.

Solo che quel giorno del 1970, l’insegnante Italo era barricato dentro a difesa della sede, e il sindacalista della Cisnal Ciccio guidava l’assalto: e si sentirono colpi di pistola. Il derby spaziale in Calabria: Cannizzaro si prende la Nasa Il rischio c’è Annunciando la nascita del Museo, il consigliere comunale Daniele Romeo ha parlato della “grande rivolta popolare del continente europeo” e ha garantito che non si tratterà della “celebrazione di una parte politica”.

Il rischio però c’è, per mille motivi. Con un paradosso: toccherebbe proprio agli attuali sacerdoti della sicurezza raccontare la più lunga e violenta tra le proteste contro lo Stato, contro i celerini che venivano da Padova e i funzionari con la fascia tricolore che ordinavano le cariche. Cuzzola arriva a contare 19 vittime fra dimostranti, agenti, militanti, vittime collaterali cadute nell’oblìo, i sei morti dell’attentato al treno di Gioia Tauro con una città che non è stata più la stessa. La scintilla, il capoluogo di regione assegnato a Catanzaro nell’anno in cui nascono le Regioni, le prime barricate nell’estate del 1970.

Il paese che guarda stupito, la sinistra che stenta a capire. Una didascalia della Gazzetta del Sud diventa un editoriale: “Ecco i trentamila in corteo: tutti fascisti?”. Un’Italia minore, un territorio dato per perso, vite sconosciute da poco arrivate sui libri di scuola, per esempio con La storia racconta di Alessandro Barbero (Zanichelli). Certo che i giovani devono sapere, soprattutto quello che è già chiaro e certificato dalle sentenze. A Catanzaro diedero il capoluogo, a Cosenza l’Università (e oggi i frutti si vedono), a Reggio un centro siderurgico mai costruito, 700mila alberi abbattuti nella piana di Gioia Tauro e i lavori pubblici che ingrassarono la ‘ndrangheta. Che abbandonò il suo volto rurale per dedicarsi agli appalti e al narcotraffico.

Con parentele pericolose nate durante la Rivolta: perché proprio dalla mafia arrivò il tritolo della strage di piazza della Loggia a Brescia. E Reggio fu il crocevia di molti traffici, polo meridionale della strategia della tensione dove approdarono vari militanti dell’eversione nera, protetti e riveriti. Perché la destra non sa fare i conti con i suoi fantasmi.

E quindi cosa celebrerà questo Museo? Non c’è ancora la sede ma si sa che la città è piena di palazzi confiscati. Uno splendido ex convento che domina lo Stretto, vicino alla zona delle Tre Fontane, è già pronto. Cuzzola ha assistito da remoto al consiglio comunale, dodici mesi per chiudere tutto è una piccola bestemmia culturale, perché per creare una struttura che entri nei circuiti tocca avere direttori e personale, magari c’è un Bando europeo o regionale a cui concorrere. “Un Museo - dice - nasce da un percorso, non su un singolo periodo. Non ce n’è uno sulle Cinque giornate di Milano o su Piazza Fontana. Reggio non ne ha uno sul terremoto del 1908, non sapremo mai i nomi di tutte le vittime.

Sulla Rivolta la destra estrema ha alimentato nel tempo la letteratura dei martiri, la storia di una città fondata dai greci di Calcide non può essere ridotta a questo”. Un sito illegale di scommesse sulla maglia della Lazio: cosa c’è dietro l’accordo tra Lotito e Polymarket Ed è forse nella stessa cornice che oggi Claudio Lotito, presidente e proprietario della Lazio e senatore di Forza Italia, acquista la Reggina e chiede ai tifosi di “credere, obbedire, combattere”, prendendosi gli applausi. Dodici anni di centrosinistra non hanno cancellato la scontata immagine di città di destra, e questo progetto espositivo entra in pieno nella narrazione. Ma non basteranno quattro stanze arredate con memorabilia, il candelotto lacrimogeno che ogni famiglia ha conservato, le foto in bianco e nero di quella che Pasolini definì “una guerra civile rimossa”.

Volti neorealisti, signore della buona società mischiate a bambini con la sigaretta in bocca, cartelli scritti a mano: la Rivolta è stata anche questo. Per un’altra strana congiuntura, sta nascendo a Reggio il Museo del Mare, su progetto dello studio fondato da Zaha Hadid. Un nome banale, e certo sarebbe meglio Museo dello Stretto, o del Mediterraneo. Ma questa è un’altra storia. Il problema è che nessuno capisce ancora cosa ci andrà dentro, e quanto ci entrerà la politica. Un problema ricorrente, a quanto pare.