di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 giugno 2026
Quattro agenti sono accusati di omicidio preterintenzionale per aver schiacciato a terra il 33enne, mentre altri due rispondono di falso ideologico per aver truccato il verbale dell’intervento. Sotto inchiesta per omicidio colposo e falso c’è anche il medico del 118. Svolta nell’inchiesta sulla morte di Igor Squeo. La procura generale di Milano ha avocato l’indagine e inviato sei avvisi di garanzia ad altrettanti poliziotti. Quattro agenti sono accusati di omicidio preterintenzionale per aver schiacciato a terra il 33enne, mentre altri due rispondono di falso ideologico per aver truccato il verbale dell’intervento. Sotto inchiesta per omicidio colposo e falso c’è anche il medico del 118.
Il caso sembrava chiuso. Per due volte la procura ordinaria aveva chiesto l’archiviazione, liquidando il decesso del ragazzo, avvenuto all’alba del 12 giugno 2022 in ospedale, come un arresto cardiocircolatorio dovuto a un’overdose di cocaina. Una tesi che non ha mai convinto i familiari e che ora viene ribaltata dalla procuratrice generale Francesca Nanni e dal sostituto Massimo Gaballo. I magistrati hanno chiesto alla gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo una perizia medico-legale in incidente probatorio per fare chiarezza sulle cause della morte, alla luce di consulenze tecniche discordanti. Si valuta persino l’esumazione del cadavere per cercare nuove fratture ossee.
Secondo la procura generale, le prime indagini hanno del tutto ignorato l’ipotesi dei difensori della famiglia. L’idea è che Squeo sia morto per asfissia posizionale causata da un blocco fisico violento e scorretto da parte degli agenti, un dettaglio che era stato riferito proprio dal personale del 118. I quattro poliziotti indagati per omicidio preterintenzionale avrebbero provocato la morte bloccando il giovane a terra in modo improprio. I loro due colleghi avrebbero poi falsificato l’annotazione di servizio per coprire l’azione. Nel registro degli indagati è finita anche la dottoressa del 118, accusata di aver iniettato a Squeo un forte anestetico senza monitorarlo, nonostante avesse una saturazione dell’ossigeno ferma all’82%, per poi scrivere nel verbale di soccorso un falso 96%.
La vicenda era iniziata all’una di notte in un appartamento milanese. Il coinquilino di Igor, spaventato dal suo forte stato di agitazione, decide di chiamare la polizia. Gli agenti arrivano e lo bloccano. Nella loro versione, il ragazzo viene ammanettato e subito messo in posizione laterale di sicurezza, la manovra standard per evitare il soffocamento. Il personale del 118 descrive però una scena diversa: Squeo si trova a pancia in giù, prono sul pavimento, con un agente che gli schiaccia il torace. In piena crisi respiratoria, il medico gli somministra il Propofol, un potente farmaco per l’anestesia generale. Passano due minuti e il cuore di Igor si ferma una prima volta. Alle 6.45 viene dichiarato il decesso.
Quando la madre, Franca Pisano, corre al policlinico di Via Francesco Sforza, trova il corpo del figlio coperto di lividi, ferite e bende. I medici le dicono che è morto per un arresto cardiaco legato alla droga. Per le istituzioni la questione doveva finire lì. Il pubblico ministero Francesco De Tommasi si era allineato a questa lettura, indicando la cocaina assunta ore prima come unica causa del decesso. Il gip si era opposto, ordinando nuovi accertamenti. Luigi Manconi, presidente dell’associazione A Buon Diritto, aveva subito contestato la tesi dell’overdose, parlando apertamente di manovra Floyd, ovvero del pericolo legato alla combinazione tra lo schiacciamento del torace a terra e l’iniezione del sedativo su un paziente non monitorato e già in apnea.
Il caso era arrivato anche in parlamento a marzo dell’anno scorso, con un’interrogazione del deputato Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra. Il parlamentare aveva sollevato il problema delle linee guida sulla sicurezza nei fermi di polizia. Una circolare dell’Arma dei Carabinieri del 2014 vietava i blocchi a terra in posizione prona proprio per il forte rischio di asfissia posturale. Nel 2016 un nuovo testo ha eliminato quel divieto. Grimaldi si era rivolto al ministero della Difesa per chiedere il ripristino delle vecchie tutele e il bando esplicito di ogni tipo di pressione sul torace. Un copione che ricorda da vicino la morte di George Floyd a Minneapolis, dove la giustizia americana stabilì che a uccidere l’uomo fu il ginocchio dell’agente sul collo e non la droga che aveva in corpo. Ora l’inchiesta milanese riparte da questo punto per capire cosa accadde in quella stanza.










