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di Rosaria Amato


La Repubblica, 2 maggio 2021

 

A marzo l'occupazione cresce solo dello 0,2%, la pandemia ha cancellato 900 mila posti. Il Pil del primo trimestre arretra dello 0,4%. Confindustria: ripartenza solo in estate. Cresce ma ancora pochissimo l'occupazione a marzo: l'Istat segnala il recupero di 34 mila posti di lavoro rispetto a febbraio, un modestissimo 0,2% che non coinvolge la fascia centrale di età, tra i 35 e i 49 anni, ed esclude le donne, che continuano a diminuire. E nel confronto tra il primo trimestre di quest'anno e l'ultimo del 2020 si registra ancora un calo consistente di occupati, 254 mila. Il tasso di disoccupazione del 10,1 % diventa il 33% fra i giovani.

L'Italia arriva con fiato corto al secondo Primo Maggio di pandemia: il Pil continua ad arretrare, nei primi tre mesi dell'anno cala dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell'1,4% su base annua. Per una vera ripresa bisognerà aspettare il terzo trimestre, prevede l'ufficio studi di Confindustria: solo quando la gran parte della popolazione sarà vaccinata l'economia potrà davvero ripartire. E anche la crescita dell'inflazione è illusoria, l'aumento dello 0,4% su base mensile e dell'1,1% su base annua è dovuto esclusivamente all'accelerazione dei prezzi dei beni energetici, il "carrello della spesa" scivola ai livelli di inizio 2018.

Rispetto al febbraio 2020 gli occupati sono ancora quasi 900 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di due punti percentuali. Se tra i dati del lavoro non si vedono miglioramenti significativi, emerge però un po' di speranza: rispetto al marzo dello scorso anno risultano in crescita del 35,4% le persone in cerca di lavoro, segno che c'è stato un passaggio consistente dalle file degli inattivi (che infatti diminuiscono di 306 mila unità) a quelle delle forze di lavoro. Gli inattivi si riducono anche tra le donne e i giovani, i più colpiti dalla crisi. La rinnovata fiducia nella possibilità di trovare un'occupazione non è mal riposta, assicura il ministro del Lavoro Andrea Orlando: "Se useremo bene e tempestivamente le risorse del Recovery Plan si può riuscire a recuperare quanto perduto e probabilmente anche qualcosa di più".

Da recuperare non ci sono però solo i livelli di occupazione precedente, ma anche gli squilibri creati da una crisi che ha colpito alcune categorie più di altre. I lavoratori autonomi, per esempio, e quelli a termine. E, tra i settori produttivi, il primo trimestre registra ancora una contrazione del terziario a fronte di una ripresa di agricoltura e industria. Sono inoltre aumentati i lavoratori con retribuzioni insufficienti: secondo un'indagine Censis-Ugl sono un milione e mezzo, cresciuti dell'84% negli ultimi 10 anni, una situazione che colpisce soprattutto partite Iva e operai, ma non risparmia neanche quadri e impiegati.