sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giuseppe Bagni

volerelaluna.it, 2 agosto 2026

Questo Governo va di nuovo all’assalto dell’adolescenza. Si vuole la punibilità dai 14 ai 18 anni. Non possono votare, non possono lavorare sotto contratto, ma possono andare in galera, ovviamente accompagnati dai genitori o in autobus perché non hanno l’età per guidare una macchina. Visto che sono in obbligo d’istruzione sarà il carcere a farsene carico, certo troveranno ottimi maestri tra i compagni di cella. Fino all’emanazione del decreto Caivano, per i minori che commettevano un reato non c’era, per lo più, la detenzione negli istituti di pena minorili (che oggi esplodono per il sovraffollamento), ma i percorsi di “messa alla prova”: quanti ragazzi ho visto rifiorire nella mia scuola, tolti dai loro ambienti (il quartiere, ma purtroppo spesso anche la famiglia) e accompagnati a scuola dai carabinieri. Dal decreto in poi, per il furto di un cellulare con l’aggravante della minaccia di uno schiaffo si va direttamente dietro le sbarre con tanti saluti ai percorsi di “messa alla prova”, istituto del diritto penale minorile, nostro fiore all’occhiello in Europa.

Il Governo si prepara alle elezioni del prossimo anno scommettendo ancora una volta sul sempreverde motto di “ordine e sicurezza”; si inventa l’emergenza delle baby gang quando è un fatto che il nostro paese è tra quelli col più basso numero di reati compiuti da minori (si dirà che comunque sono in crescita, ma nessuno si chiede se sono in crescita i reati o le denunce dei reati). Ma i dati non contano, conta amplificare il fenomeno del bullismo tra i giovani con l’aiuto della stampa amica (ormai quasi tutta), schierandosi poi sempre al fianco dei potenti della terra che del bullismo fanno la propria ragione di vita. Il rischio che la strategia funzioni ancora è forte e fa tremare le vene, perché la società civile è sempre meno civile, in preda alla paura dello straniero, dei giovani che chiedono spazio per vivere, una casa e un lavoro dignitoso. Per questo ogni nuova generazione è “straniera”, ma fatta di stranieri interni, che non si possono fermare alle frontiere e con l’aggravante che i giovani spingono naturalmente per un cambiamento che spaventa chi vorrebbe cristallizzare il presente…

Ricordiamoci che il primo decreto sicurezza ha colpito i giovani dei rave, quelli che ballano e sentono la musica a tutto volume, anche se la vera notizia è l’assenza di notizie di incidenti o violenze gravi. Poi i decreti sicurezza si sono succeduti come nuove stagioni di una serie Netflix, ma con l’obiettivo di non farci uscire da questa stagione. La volontà è stata quella di criminalizzare qualunque forma di protesta anche se pacifica, col risultato di diffondere la rabbia, volano di violenza. Ma denunciare questa deriva, che è sotto gli occhi di tutti, non ha grande effetto. D’altra parte tutti sanno che trattare un adolescente come fosse un adulto è sbagliato: un quindicenne non è la metà di un trentenne, non gli assomiglia in nulla e dovrebbe essere aiutato a diventare un trentenne responsabile e consapevole proprio dallo Stato che invece gli prospetta il carcere. Ma sono ragionamenti che fanno poca presa su chi si sente minacciato nelle illusorie sicurezze che sente rimaste. Obiettivi come dare a tutti l’istruzione che serve per scegliersi il proprio futuro, prendersi cura del pianeta e dei beni comuni come patrimonio personale, dare ascolto alle ragioni di chi denuncia condizioni di sofferenza sono giudicati lussi fuori portata.

L’articolo 10 della Costituzione al terzo comma sancisce che chiunque sia in fuga da paesi che privano i cittadini di diritti democratici può trovare asilo in Italia. Coloro che lo scrissero erano immersi in un’atmosfera molto diversa dall’attuale. Oggi chi si avvicina alle nostre coste con una tale richiesta può ritrovarsi in Albania o peggio in fondo al mare. Il dominio della paura si è instaurato al passo con le minacce del futuro che ormai si sono insinuate anche nel presente diventando un sentimento difficile da rimuovere. Per riuscire a scalfirlo servirà scendere in profondità fino a toccare gli animi, dandosi tempi lunghi e un pensiero lento. Serve un cambiamento del contesto, il frutto di un atto di coraggio (o di disperazione) che però non può venire da chi teme qualsiasi cambiamento e si illude che la politica della repressione paghi all’infinito.

Quell’atto di coraggio è possibile chiederlo a chi più che un presente da difendere ha un futuro da costruire. Sono stati 6 milioni e mezzo i giovani tra i 18 e i 34 anni andati a votare (molti probabilmente per la prima volta) al referendum sulla giustizia, in difesa della Costituzione. Forse nemmeno l’hanno studiata a fondo, ma per loro rappresenta un punto di riferimento, una certezza, la testimonianza di un momento magico del Paese, misto di disperazione e speranza. Sono andati a votare e sono scesi in piazza per dei valori: dubito che lo farebbero con lo stesso entusiasmo per delle coalizioni elettorali. Allora forse è il momento di trovare il coraggio di parole nuove e semplici con cui rimettere al centro i valori e la cultura che ci fanno umani. Abbandonare i balbettii, gli equilibrismi, i distinguo, e quant’altro sa di già sentito.

Uno striscione al corteo del 2 ottobre 2025 recitava “Giù le mani dai bambini!”. Non c’era specificato quali (in quel momento non ce n’era bisogno), ma è bello pensare che fosse un messaggio universale: giù le mani da tutti i bambini e le bambine. A mio parere da questi ragazzi e ragazze si può ripartire. Loro possono cambiare stagione e ridare fiducia anche a coloro che votano per salvare il nulla che sta rimanendo. Giù le mani dai bambini significa che a quattordici anni non si è criminali. Mai. Significa che non ci sono “vite di scarto” e che non è giusto avere percorsi di scuola riservati ai futuri scartati. La nostra scuola è ancora classista e la destra spinge sull’acceleratore dando meno anni di scuola e meno scuola in ogni anno a a chi ne avrebbe più bisogno. Ci siamo inventati la povertà educativa che è solo un epifenomeno buono a distrarre dai problemi e responsabilità della scuola. Esiste solo la povertà che si trasforma (chissà perché..) in insuccesso scolastico. Significa giù le mani dal lavoro, che non può essere un’elemosina, privo di diritti e di sicurezza, anche quella di poter condurre una vita dignitosa. Significa giù le mani dal futuro dei bambini e dalla democrazia, la loro migliore garanzia.