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di Edmondo Bruti Liberati

Corriere della Sera, 14 dicembre 2025

Quello del prossimo anno sulla magistratura sia comunicato in maniera corretta. Ricordi d’infanzia all’avvicinarsi delle Feste. Nelle prime classi delle elementari scrivevamo la “Letterina di Natale”. Propositi di buon comportamento in casa e a scuola, discreti suggerimenti per i regali e infine desideri per un Mondo migliore. Oggi l’auspicio è la pace e il rispetto dei diritti delle persone. Più terra terra avanzo tre pensierini, desideri (wishes allora non si usava) su che cosa voteremo al prossimo Referendum sulla riforma della magistratura.

Primo desiderio. Confrontiamoci sulla separazione delle carriere con argomenti pertinenti per il Sì o per il No, evitando quelli im-pertinenti. Spiccano gli azzardati paragoni con altri Paesi e l’evocazione di opinioni espresse in altri momenti e contesti. Le soluzioni delle democrazie liberali sulla struttura e la posizione del pubblico ministero sono molto diverse. Non vi è solo la divisione tra Paesi anglosassoni ed Europa continentale, ma anche all’interno dell’Europa non meno che nel mondo anglosassone la figura della pubblica accusa è fortemente differenziata. Sulla controversa posizione del Pm ci si interroga da almeno due secoli nel mondo occidentale (uso ancora questa espressione che con Trump forse si dovrà abbandonare).

L’attuale assetto del Pm italiano è unico al mondo, si dice, ma non è così per il semplice insuperabile motivo che non vi è un modello, tanto differenziate sono le soluzioni. Non ha senso evocare la proposta di Licio Gelli per la separazione perché inserita in un progetto eversivo, come non lo avrebbe evocare la Prokuratura, separata e potentissima, del modello autoritario sovietico. Non meno scorretto portare a sostegno di “questo” progetto di separazione l’opinione espressa da Giuliano Vassalli nel 1997 in una intervista a un giornale inglese. Quattro righe a fronte di migliaia e migliaia di pagine di libri, articoli su riviste giuridiche e su quotidiani e interventi parlamentari ove l’illustre studioso ed eminente uomo politico non si è mai pronunciato sul tema.

Secondo desiderio. Sull’Alta Corte Disciplinare evitare un argomento im-pertinente. Il lassismo dell’attuale sistema disciplinare del Csm è smentito dai dati ufficiali sulle condanne pronunciate e dal comportamento dello stesso ministro Nordio. L’azione disciplinare può essere iniziata dal Ministro della Giustizia e dal Procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Ebbene il Ministro, che pure dispone di una struttura importante come “l’Ispettorato”, ha proceduto solo per il 33% dei casi e per di più non ha quasi mai impugnato le sentenze di assoluzione o quelle che avrebbero inflitto pene troppo lievi. Nell’anno 2024, contrariamente a quanto imprudentemente dichiarato dal Ministro, la sanzione più applicata non è stata la censura, ma lo sono state quelle più gravi fino alla radiazione.

Terzo desiderio. Suggerire che il prossimo Referendum sarà sulla separazione delle carriere tra giudici e Pm è usare un argomento im-pertinente. Infatti, al Referendum non si potrà spacchettare il quesito: Sì o No, tutto o niente. La “separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri era stata al centro di proposte di legge presentate all’avvio di questa legislatura. Il 13 giugno 2024 sopraggiunge il Disegno di legge governativo Meloni/Nordio e le precedenti proposte vengono di fatto “cestinate”. Ora l’obbiettivo non è più la sola separazione delle carriere, ma una riscrittura radicale del sistema costituzionale della magistratura: cioè, delle norme che non solo affermano la indipendenza della magistratura, ma predispongono le istituzioni per renderla non mera proclamazione, ma garanzia effettiva. Il Consiglio superiore della magistratura è ridotto alla quasi irrilevanza, spezzettato in due, composto per sorteggio, con il tiro dei dadi e privato della competenza disciplinare. Su ciascuna di queste modifiche vi sono state opinioni critiche, severamente critiche, anche da parte di esponenti della maggioranza di governo e anche da parte di sostenitori del principio della separazione.

Vi è chi, pur di avere la separazione, ormai ridotta a piatto di contorno, è disposto ad ingoiare tutto l’indigesto piatto forte, pur non apprezzandolo. Posizione lecita, ma sarebbe corretto esplicitarla chiaramente e non insistere a presentare la riforma come “separazione delle carriere”. Uno dei Comitati per il Sì ha adottato la denominazione con il gioco di parole “SIsepara”, non proprio un modello di comunicazione corretta e completa. Anche le parole d’ordine siano pertinenti e non im-pertinenti. Tre desideri, tre wishes che propongo nell’incrollabile fiducia nella ragione, nella correttezza del confronto di opinioni e, forse anche, nel clima di bontà che dovrebbe animare le Feste.