sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Ilaria Dioguardi

vita.it, 5 marzo 2026

È stato pubblicato il “Report sui decessi in carcere” a cura del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, sui dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Nel 2025 sono state 254 le morti negli istituti di pena, tra queste 76 sono stati suicidi, il 29,92% del totale. Secondo il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti i suicidi sono stati 80. I dati tra le due fonti spesso non combaciano. Francesco Morelli, curatore del dossier di Ristretti Orizzonti, spiega perché. La presenza media di persone detenute è passata da 53.758 unità nel 2021 a 62.841 nel 2025, registrando un incremento del 16,9%. Nel 2025 sono stati 254 i decessi in carcere, tra questi 76 sono stati suicidi, il 29,92% del totale.

Sono alcuni dei numeri del Report sui decessi in carcere, curato da Giovanni Suriano e pubblicato dal Garante nazionale delle persone private della libertà personale. Il lavoro fornisce uno studio e un’analisi dei dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Dap. Ma secondo Morire di carcere i suicidi, lo scorso anno, sono stati 80. Anche nel 2024, i suicidi furono 83 per il Dap e 91 secondo il dossier di Ristretti Orizzonti. Come mai queste discrepanze nei dati? Intorno a questo abbiamo dialogato con Francesco Morelli, curatore del dossier Morire di carcere.

In calo i suicidi, in aumento le morti “per cause da accertare” - Nel 2025, delle 254 morti in carcere tra i detenuti, 125 sono stati decessi per cause naturali (49,21%), 50 per cause da accertare (19,69%), tre morti accidentali (1,18%). Se risulta un aumento rispetto al 2024, quando i decessi complessivi furono 246, è invariata la percentuale sulla popolazione carceraria (0,4%). Sono in diminuzione i suicidi, passati da 83 nel 2024 ai 76 dello scorso anno, e i decessi per cause naturali, scesi da 142 a 125. Risultano, invece, in aumento le morti “per cause da accertare”, salite da 15 del 2024 a 50 dello scorso anno.

Età media delle persone che si sono suicidate: 41 anni - Rispetto alle fasce di età delle persone che hanno deciso di togliersi la vita, l’analisi del Garante mostra una concentrazione significativa nella fascia 50-59 anni, che presenta il numero più elevato di eventi con 19 casi (25% del totale). Seguono le fasce 25-29 anni con 13 casi (17,10%) e 30-34 anni con 12 casi (15,8%): queste tre fasce d’età, prese insieme, rappresentano il 57,9% di tutti gli eventi registrati. L’età media delle persone che si sono suicidate è di circa 41 anni. Venti persone (26,32%) risultavano senza fissa dimora al momento dell’ingresso in istituto, di queste una era di nazionalità italiana, mentre le altre 19 erano straniere. In 70 casi è stato utilizzato l’”impiccamento” per togliersi la vita.

Quasi la metà dei casi aveva una condanna definitiva - Circa la metà dei casi esaminati nel report del Garante, il 48,68%, risultava avere una condanna definitiva. È particolarmente alto anche l’indice di persone “in attesa di primo giudizio”, corrispondono al 35,53% del totale. Fra le 76 persone che si sono tolte la vita, 46 erano state precedentemente coinvolte in altri eventi critici di auto-danno intenzionale, come atti di autolesionismo, manifestazioni di protesta quali sciopero della fame e aggressioni. In 17 casi erano stati rilevati precedenti tentativi di suicidio (21,05%). “È banale sottolineare che quest’ultima tipologia di evento è forte indicatore del disagio personale e va conseguenzialmente attenzionata”, precisa il report.

Un quarto dei suicidi in Lombardia - La Lombardia si distingue in modo importante con 16 casi di persone detenute che si sono tolte la vita, pari a quasi un quarto del totale nazionale. Seguono Lazio e Sicilia con sette casi, la Campania con sei e il Veneto con cinque. L’indice medio di sovraffollamento rilevato nei 55 istituti di pena in cui sono avvenuti gli eventi suicidari nel 2025 si attesta al 151,50%.

Discrepanza sui dati: ecco perché - Secondo il dossier Morire di carcere di Ristretti Orizzonti, che dal 1992 tiene un monitoraggio delle morti tra i detenuti negli istituti di pena, i suicidi in carcere lo scorso anno sono stati 80, secondo i dati del Dap sono stati 76. “Ci sono quattro casi che, nel nostro dossier 2025, abbiamo considerato suicidi, ma non sono stati classificati così dal Dap”, spiega Francesco Morelli, che da 25 anni cura il dossier Morire di carcere di Ristretti Orizzonti.

“Tre riguardano delle persone che si sono suicidate con asfissia da gas: un tunisino nel carcere di Paola l’8 gennaio, un marocchino nell’istituto di Prato il 14 febbraio e un libico nel carcere di Aosta il 2 di agosto. Il quarto è il caso di un ragazzo di 17 anni che si è ucciso nell’istituto per minori di Treviso, che fa capo al Dipartimento di giustizia minorile e di comunità e non al Dap, quindi non è stato conteggiato”. Poi ci sono altre due persone che si sono uccise nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza-Rems, che fanno capo al ministero della Salute e, quindi, non sono conteggiate dal ministero della Giustizia.

Asfissia da gas: suicidio o no? - Morelli continua a spiegarci i motivi della discrepanza dei numeri. “L’analisi sui suicidi e i decessi in carcere realizzata dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, tramite dati estrapolati dagli applicativi del Dap, non include alcuni decessi avvenuti per asfissia da gas, che a volte non vengono considerati suicidi ma “cause accidentali”. La differenza la fa se una persona si infila un sacchetto in testa, in questo caso è considerato suicidio, in altri no”.

Sciopero della fame: suicidio o no? - E quando si tratta di una morte conseguente allo sciopero della fame? “C’è un dibattito in corso sul metodo, il Dap non la ritiene suicidio ma è difficile considerarla sia morte accidentale sia morte naturale. Quando alcuni decessi avvengono in ospedale dopo che la persona commette il gesto suicidario in carcere, spesso ci sono inchieste giudiziarie in corso e, quindi, sono considerati “cause da accertare”, dice Morelli. “E quando c’è un’inchiesta in corso, la situazione si complica”.

Dubbi sulla classificazione dei decessi nelle carceri - Francesco Morelli solleva dubbi sulla classificazione dei decessi nelle carceri italiane, mettendo in evidenza le incongruenze dei dati ufficiali che riceve il Rapporto statistico penale del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria (Space I), che dal 1983 fornisce una mappatura della realtà degli istituti penitenziari negli Stati membri.

“A distanza di anni, che possono anche essere 10, arriva la sentenza che definisce com’è morta una persona nell’istituto, il Dap aggiorna le proprie statistiche, ma i dati ormai sono già stati comunicati al Consiglio d’Europa che vengono ripresi e inseriti nelle statistiche dei ricercatori internazionali. Il Rapporto Space I non comprende la categoria delle morti “per cause da accertare”, ma solo quelle “per cause naturali”, per suicidio e per omicidio. Da quel che so”, continua Morelli, “quella delle morti “per cause da accertare” è una categoria che abbiamo solo in Italia, probabilmente dovuta anche ai tempi della giustizia italiana”.

Morti “per cause da accertare” - I 50 decessi dello scorso anno “per cause da accertare” è la categoria che presenta i valori più alti dello storico, nel 2024 erano stati 15. “Sono tanti, e dobbiamo chiederci: quanti di quei 50 casi saranno accertati come suicidi? Anche se fosse solo un terzo, sono altri 17 eventi in più da aggiungere alla lista. Questa esplosione di “cause da accertare” potrebbe voler dire che i magistrati sono diventati attentissimi e, quando c’è un minimo dubbio, parte l’indagine. Ma teniamo sempre l’alta l’attenzione, vediamo come procede la classificazione di questi 50 eventi”.

E se il suicida muore fuori dal carcere? - Se la persona detenuta, dopo aver cercato di togliersi la vita, muore dopo essere uscita dal perimetro dell’istituto penitenziario “non è più suicidio ma è tentato suicidio. Siamo riusciti a far considerare suicidi le morti che avvengono in tempi compatibili con il tentativo di togliersi la vita (ad esempio, dopo 24 ore) mentre non vengono considerati tali le morti dopo settimane o mesi in ospedale, anche se a seguito del tentativo di suicidio”.

Donne: suicidi triplicati - “Nel 2025 il numero delle donne detenute che si sono suicidate risulta triplicato rispetto alla media degli anni precedenti, sono state sei. L’anno precedente erano stati due i casi di donne detenute che si sono tolte la vita”, spiega Francesco Morelli, analizzando i dati del suo dossier. “Nel decennio 2015-2024 le donne morte per suicidio negli istituti di pena sono state in totale 22”. Intanto, nel 2026 sono già 10 suicidi, che si sommano alle 28 morti per “Altre cause” (dati Morire di carcere). L’ultimo è avvenuto nella casa circondariale “Pasquale di Lorenzo” di Agrigento: un detenuto cinquantenne si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella con i lacci delle scarpe.

Sempre alla ricerca di maggiore trasparenza - Il lavoro di Ristretti Orizzonti per il dossier Morire di carcere “viene fatto basandosi sulle segnalazioni che arrivano dagli operatori, dai parenti dei detenuti, poi cerchiamo ovviamente riscontri. Ci basiamo sulle notizie delle cronache, con tantissime testate locali e nazionali che consultiamo ogni giorno, è difficile che ci sfugga qualcosa”, sottolinea Morelli.

“Il nostro lavoro è servito a favorire alcune modifiche nei monitoraggi, a piccoli passi. Siamo riusciti con il concorso di tutti, anche grazie ad interrogazioni parlamentari e al lavoro di una parte del giornalismo, a fare in modo che ci sia una maggiore trasparenza. Fino a 20 anni fa le notizie erano pochissime, non c’erano i Rapporti del Garante, usciva solo una tabella a fine anno del ministero della Giustizia senza età, sesso, nazionalità, come invece accade oggi. Ad esempio, il Dap ora aggiorna le statistiche degli anni precedenti, fino a 4-5 anni precedenti, prima non lo faceva”.