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di Simone Canettieri

Corriere della Sera, 18 agosto 2026

Ma con la Spagna resta la cautela. Il Pd contro la premier danese del Pse per l’asse con Meloni. Trattare sì, ma senza cedere. Dalle vacanze Giorgia Meloni fa sapere che su Spagna e Germania non devono esserci passi indietro, almeno per il momento. Al centro resta la questione migranti, campanello che da destra, alla minima sbavatura, è pronto a suonare con foga Roberto Vannacci. La situazione non cambia. Da una parte c’è la sospensione di Schengen con Madrid dopo la crisi di Ceuta, dall’altra la richiesta di Berlino di riportare in Italia tre “dublinanti” che non sono i benvenuti. La linea Maginot dell’esecutivo non cambia. Ma niente strappi con la Germania: si lavora infatti a un bel bilaterale distensivo.

 Questo doppio forno sta tenendo impegnati i ministri più interessati ai due dossier: il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi e quello degli Esteri Antonio Tajani. I due ieri si sono aggiornati al telefono sulla “questione spagnola” che resta in stallo, soprattutto dopo l’ultimo tentativo di assalto di migranti a Ceuta lo scorso Ferragosto. Anche perché intanto dal governo Sánchez non arrivano segnali distensivi: i controlli a campione sui voli che partono dall’Italia sembrano destinati a continuare fino ai primi di settembre.

Inoltre per Meloni qualsiasi scelta è guidata da “motivi di sicurezza”. Spetta alla nostra intelligence capire se l’emergenza nell’exclave è terminata oppure no alla luce dei possibili rischi legati al terrorismo, evidenziati nei report dei nostri 007. Nel dubbio il governo procede con la massima cautela nel riattivare Schengen. Non a caso Tajani spiega: “Dipende tutto da come evolverà la situazione a Ceuta, che rimane però ancora molto preoccupante”.

 Il braccio di ferro dunque va avanti. E si ammanta anche di scontro politico e di principio tra il leader socialista e la premier conservatrice. Più disteso, ma senza novità sostanziali, il fronte con Berlino. Roma ha detto “no” al rimpatrio forzato di tre migranti arrivati in Germania dal nostro Paese (da qui il termine “dublinanti”). Gli uffici sono in stretto dialogo. Il governo italiano in questa vertenza vuole anche mettere sul piatto, per equilibrare, il caso delle ong battenti bandiera tedesca che nell’ultimo anno hanno fatto sbarcare sulle coste italiane diverse centinaia di migranti. Si pattina sulla diplomazia, si cerca di non aprire un altro fronte polemico con un alleato prezioso come il cancelliere Merz. Ecco perché i rispettivi staff stanno allestendo per i prossimi giorni un bilaterale da remoto fra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’omologo tedesco Alexander Dobrindt. I due vantano un buon rapporto istituzionale, fanno notare dal Viminale. Sottinteso auspicato: una via di uscita si troverà senza alzare i toni. In tutto questo ecco un’altra dinamica che parte dall’Italia e spacca la sinistra.

Riguarda Mette Frederiksen, premier danese socialdemocratica, accusata di intelligenza con la nemica (Meloni) dal Pd. “È inaccettabile - le hanno scritto il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano e il vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente del Psoe, Javi Lopez - che, mentre un altro partner europeo affrontava una grande emergenza un membro della nostra stessa famiglia politica abbia scelto di allinearsi, in modo coordinato, alla presidente del Consiglio italiana che aveva appena deciso di sospendere Schengen con una mossa puramente propagandistica, dal momento che da Ceuta non esiste alcuna libertà di circolazione verso l’Ue”.

La “strana coppia”, Giorgia e Mette, manda dunque in tilt la sinistra europea, a partire dal Pd. Come si sa sono state loro a proporre la lettera, poi sottoscritta da 22 stati membri, sull’emergenza a Ceuta, chiedendo e ottenendo un consiglio europeo straordinario. Un asse che non è andato giù a molti nel Pse. Una dinamica già vista con il presidente albanese Edi Rama, reo da socialista di aver fatto un accordo con la premier sugli hub per i migranti. All’epoca sempre il responsabile Esteri del Nazareno Provenzano agitò l’idea di espellere Rama dal Pse (ipotesi poi rientrata dopo le polemiche). Anche lui accusato di aver stretto un’intesa con la presidente del Consiglio. Di mezzo c’erano sempre i migranti in grado di stravolgere le alleanze delle famiglie europee, scuotendo da dentro la sinistra.