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di Sara Sonnessa

torinocronaca.it, 25 ottobre 2025

Roberto Capra: “A entrare al Lorusso e Cotugno oggi c’è da piangere. I giudici devono saperlo”. Doveva tenersi dentro il carcere Lorusso e Cutugno di Torino, come previsto e già autorizzato dalle autorità penitenziarie. Ma a poche ore dall’apertura, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria del Piemonte ha revocato il permesso, costringendo gli organizzatori a spostare il convegno alla Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce. “Ci è stato fatto uno sgarbo immenso e inaudito”, ha dichiarato Emilia Rossi della Camera penale del Piemonte occidentale, coordinatrice di una delle due tavole rotonde. “È stata un’enorme scortesia istituzionale, senza alcuna motivazione seria. Avevamo ricevuto l’autorizzazione, poi ci è stata tolta all’improvviso”.

Rossi, già garante nazionale dei detenuti, non nasconde l’amarezza: “È un momento drammatico per le carceri italiane. E anche questo episodio racconta molto della difficoltà di affrontare il tema con trasparenza”. Il convegno, intitolato “Conoscere per giudicare e vedere per condannare”, nasceva per discutere del progetto di legge “Sciascia-Tortora”, presentato in Parlamento da Amici di Leonardo Sciascia, Fondazione internazionale per la giustizia Enzo Tortora e Italia Stato di Diritto.

Il testo propone un nuovo percorso di formazione per i magistrati, che unisca lo studio di testi fondamentali del pensiero giuridico con un’esperienza diretta in carcere: quindici giorni da vivere “come detenuti”, per comprendere cosa significhi privare qualcuno della libertà. Un modello già sperimentato in Francia. “Non è una proposta punitiva - spiegano i promotori - ma un modo per dare ai magistrati maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie decisioni”.

Anche l’onorevole e avvocato Michele Vietti ha espresso stupore per la decisione dell’Amministrazione penitenziaria: “Conoscere per giudicare è un titolo assolutamente condivisibile. Per giudicare bisogna conoscere. Ma non so come conciliare questo principio con la revoca dell’autorizzazione. Forse non hanno piacere che si conosca. Non è un buon segno”. Il convegno, pensato per svolgersi nel luogo simbolo della pena, è diventato così l’ennesima occasione mancata. “In carcere non c’è nessun detenuto senza un provvedimento di un magistrato”, ha ricordato l’avvocato Roberto Capra, presidente della Camera Penale del Piemonte e della Valle d’Aosta, intervenuto al dibattito. “Ecco perché non è possibile che chi giudica non conosca il penitenziario. Se entriamo in una delle sezioni del Lorusso e Cutugno, c’è da piangere: fatiscenza, sovraffollamento, mancanza di servizi essenziali. Fattori che non possono essere ignorati”. Alla base della proposta c’è la lezione di Leonardo Sciascia, che dopo l’arresto di Enzo Tortora scrisse della responsabilità di chi giudica e della necessità di “conoscere per capire”. Perché dietro ogni fascicolo ci sono volti, storie, persone: l’errore giudiziario non è un concetto astratto ma un rischio reale.

 

“Magistrati 15 giorni in carcere”, la proposta

Obbligo formativo per i magistrati in tirocinio di trascorrere 15 giorni in carcere. Per conoscere i luoghi dove potranno decidere di inviare i colpevoli di reati. Inserimento negli studi da magistrato della letteratura dedicata al ruolo della giustizia e del diritto penitenziario. Sono i due articoli della proposta di legge Sciascia/Tortora, che continua il percorso nelle principali città italiane, iniziato nel maggio 2024 alla Camera dei deputati, proseguito nel carcere di San Vittore nel giugno 2025 e ora in via di calendarizzazione alla Commissione Giustizia della Camera. Il 25 ottobre si è svolto a Torino, alla Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce, un convegno di illustrazione della proposta. Le prossime tappe saranno Brescia e poi Palermo e Napoli. 

“Il grande consenso che stiamo raccogliendo accresce la nostra speranza per un rapido avvio del dibattito parlamentare, che consenta l’approvazione della legge prima della fine della legislatura -hanno detto Simona Viola, Presidente degli Amici di Leonardo Sciascia e Guido Camera, Presidente di ItaliaStatodiDiritto- Questa proposta valorizza la formazione di una magistratura capace di calarsi appieno nella realtà carceraria, per poter decidere con tutta la necessaria autorevolezza ‘in nome del popolo”.

Sul Corriere della Sera, il 7 agosto 1983, Leonardo Sciascia lanciò la proposta, per i magistrati, di trascorrere almeno tre giorni con i detenuti. Nemmeno due mesi prima era stato arrestato Enzo Tortora, inizio di un doloroso percorso fino alla proclamazione d’innocenza. 

L’Associazione Amici di Sciascia, assieme ad altre organizzazioni come ItaliaStatodiDiritto, la Fondazione Enzo Tortora, la Società della Ragione hanno scritto il progetto di legge che ha avuto l’adesione di Della Vedova e Magi (+Europa) e ha poi ottenuto il sostegno della maggioranza delle forze politiche con la firma di parlamentari come Mulè, Boschi, Serracchiani, Bonelli, Lupi, Quartapelle, Carfagna, Giachetti ed Enrico Costa. Ed è stato posto all’attenzione del ministro Nordio. 

Numerose personalità dei mondi carcerari, della giustizia e universitari, esponenti della cultura, del mondo dell’informazione, hanno firmato una petizione, rivolta ai Presidenti dei due rami del Parlamento, affinché venga la più presto calendarizzata la discussione. Fra i nomi più noti, Franco Coppi, Carlo Ginzburg, Marco Boato, Raffaele Della Valle, Giulio Ferroni, Luigi Manconi, Filippo La Porta, Calogero Mannino.

All’evento di Torino hanno partecipato Emilia Rossi, Camera Penale del Piemonte Occidentale e della Valle d’Aosta, Maurizio Riverditi, Ordinario di diritto penale Università di Torino, Elisabetta Piccinelli, Giudice del Tribunale di Sorveglianza di Cuneo, Roberto Capra, Presidente Camera Penale del Piemonte Occidentale e della Valle d’Aosta, Monica Formaiano, Garante del Piemonte delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Diletta Berardinelli, Garante delle persone private della libertà personale di Torino, Franco Corleone, Presidente onorario Società della Ragione, Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, Presidente Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, Anna Rossomando (PD), Benedetto Della Vedova (+Europa), Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Michele Vietti (UDC).