di Mattia Feltri
huffingtonpost.it, 16 marzo 2025
Posizione personale: andrò a votare Sì senza entusiasmo. Perché è vero che bisogna guardare il testo e non il contesto. Ma è il contesto a spiegare che Paese siamo e che uso facciamo delle leggi. Separazione delle carriere o no. La campagna referendaria, nella sua essenza teoretica, s’è aperta coi manifesti del fronte del No per denunciare il progetto di sottomettere i giudici al governo - deduzione molto arbitraria, e pedestre semplificazione, poiché semmai si sottometterebbero i pubblici ministeri, non i giudici: le carriere andrebbero separate almeno nella propaganda - e s’è chiusa col comizio dell’altro giorno di Giorgia Meloni, per pronosticare, perdesse il Sì, la messa in libertà di “immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori”.
Fra l’apertura e la chiusura s’è svolta la grande fiera di cui sapete, del gratterismo e della nordietà, dei mafiosi che votano Sì, di Carola Rackete in tournée a speronare fregate se vince il No, eccetera eccetera, inutile ormai tenerla per le lunghe. L’unica ragione per andare a votare - Sì oppure No - l’ha indicata qui con l’indispensabile distacco il professore e avvocato Vittorio Manes: restare a casa perché si hanno le tasche piene di un dibattito pubblico da birreria a tarda ora, significa lasciarsi strumentalizzare. Alla fine, per ribellarsi (che parolone!) si può soltanto approvare o disapprovare la riforma, per quello che propone e per come cambierà la nostra vita. Contano le conseguenze del testo di legge, non il caravanserraglio.
E così io, senza tanto entusiasmo, e senza impegnare la linea politica di HuffPost, ma soltanto la mia persona, andrò a votare Sì. Senza tanto entusiasmo perché mi viene un po’ difficile chiamare separazione delle carriere una norma che in effetti le separa, o ne certifica una separazione già nei fatti, poiché i passaggi dalla funzione di magistrato dell’accusa a giudice sono ormai azzerati, ma senza trarne le ovvie conseguenze. Nelle grandi democrazie liberali - dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Francia al Regno Unito, dalla Spagna all’Australia - le carriere sono separate perché da un lato ci siano i giudici indipendenti da qualsiasi altro potere, e dell’altro la pubblica accusa che, in quanto pubblica, risponde al potere politico, che siano gli elettori (in alcuni Stati americani o in alcuni lander tedeschi) o gli eletti (e quindi il governo come in Francia o in Inghilterra). Che in Italia non se ne possa neanche parlare perché è un sacrilegio, spiega bene la natura sacerdotale, e non laica e democratica, della magistratura nella sua e nella nostra considerazione.
Non mi entusiasma dunque che avremo due Consigli superiori della magistratura (organo di autogoverno) anziché uno, e non mi entusiasma che i membri togati siano estratti a sorte, anche se non capisco lo scandalo dei sostenitori del No: per quale motivo un magistrato col potere di decidere della libertà dei cittadini non dovrebbe essere in grado di decidere della carriera dei colleghi, fin qui peraltro decise dalle correnti in uno sfacciato mercimonio?
Senza farla tanto lunga, andrò a votare Sì sperando vinca e porti qualche piccolo beneficio, ma prima voglio proporre un appunto all’avvocato Manes e ai non pochi saggi che invitano a giudicare il merito e non le tifoserie. Sì, giusto. Fondamentale. Ma le tifoserie non sono così secondarie. Qui lo si è detto molte volte, di quel disincantato e folgorante commento di Niccolò Machiavelli, secondo cui i buoni costumi servono alle buone leggi quanto le buone leggi ai buoni costumi. E cioè già adesso, io credo, ci sarebbero leggi sufficientemente buone per far funzionare la giustizia, a mancarci sono i buoni costumi.
Faccio un solo esempio: se la Costituzione postula la presunzione di innocenza, e dunque si può ricorrere alla carcerazione preventiva solo “in casi eccezionali di necessità e urgenza”, quali costumi hanno portato ad avere un detenuto su cinque in carcerazione preventiva, e cioè migliaia e migliaia di casi di eccezionale urgenza? Qual è il concetto di eccezionale urgenza oggi nell’amministrazione della giustizia in Italia? È proprio vista la qualità della campagna elettorale - la qualità dei costumi - che non ho grandi aspettative negli effetti della qualità delle leggi. Una campagna referendaria seria sarebbe stata una garanzia per la vita democratica più della migliore delle riforme.











