di Ginevra Leganza
Il Foglio, 14 novembre 2025
Nordio e Delmastro, sul referendum, come venti contrari sulla stessa vela. Al ministero della Giustizia, l’anziano padre porta su il masso. Fintanto che il figlio di Colle Oppio lo spinge giù. L’ultima circolare del sottosegretario con delega alla polizia penitenziaria è dunque l’ultimo incomodo di Via Arenula. In questo caso il problema - spiegano dal ministero - è che la Circolare-Delmastro centralizza le decisioni sulle attività educative e ricreative dei detenuti. Sicché innesca malanimo in coloro che, nell’ottica del ministro, sono gli amici del Sì al referendum. In particolare, i penalisti.
Garanti dei detenuti, avvocati penalisti, educatori: tutti travolti dalle risme per colpa della Giustizia. Non è un segreto, dopotutto, che le visioni del mondo di ministro e sottosegretario siano difficili da conciliare. Se infatti Carlo Nordio, calata la sera, si pasce del cibo solo suo e legge Anatole France, Andrea Delmastro è più combattuto. “Nella mia persona - disse mesi fa a questo giornale - convivono entrambe le pulsioni, sia quella garantista sia quella giustizialista, a corrente alternata secondo le necessità”. Sempre al Foglio, nel corso di una chiacchierata confidenziale, il sottosegretario svelò di non apprezzare granché la riforma del suo ministro: “L’unica cosa buona è il sorteggio”.
Ed è quindi sulla scia della “pulsione giustizialista” che bisogna leggere la cosiddetta Circolare-Delmastro. Una disposizione che dà fastidio ai garantisti e preoccupa non poco il Guardasigilli. Datata 27 marzo 2025, ma formalizzata il 21 ottobre scorso, la circolare s’indirizza ai provveditorati regionali e alle direzioni degli istituti penitenziari secondo la logica del centralismo. D’ora in poi, a decidere su attività educative e ricreative dei detenuti non saranno più direttori e giudici bensì il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).
In altre parole, il centro chiederà alle periferie la trasmissione immediata del regolamento interno del carcere per quanto attiene alla vita dei detenuti di alta sicurezza. Si va quindi dagli ordini di servizio che indicano orari di apertura e chiusura delle celle a ogni altra necessità. Petizioni, lettere, note, lamentele del detenuto o dei famigliari. A questo, poi, si aggiunge la necessità dell’autorizzazione, da richiedere direttamente alla direzione generale del Dap, per eventi di carattere trattamentale anche per i detenuti nel circuito di media sicurezza. Parola chiave: rigidità. Attitudine a trazione più salviniana (“buttare via la chiave”) che nordiana.
Reazioni? Il garante campano, Samuele Ciambriello, l’ha definita così: “Una circolare di scarsa contezza reale dei contesti carcerari”, un documento che “rischia di far stare i detenuti chiusi 20 ore al giorno in celle strapiene, senza la possibilità di svolgere attività”. E che soprattutto, nella visione del ministro, rischia di travolgere il penalista di fardelli burocratici. Frustrando l’entusiasmo per la “riforma epocale”. Indebolendo insomma i più solleciti Sì al referendum sulla separazione delle carriere.
Che Andrea Delmastro sia la quinta colonna in Via Arenula? No. La chiave di lettura, semmai, è quella della rana con lo scorpione. E dunque del sottosegretario e uomo di punta di Fratelli d’Italia che punge, certo, ma solo perché non può farne a meno: il giustizialismo è la sua natura. La “pulsione” che in fondo è solo il derma sotto la pelle. O in questo caso, l’antica fiamma - da cui Meloni si è emancipata col tempo - che però a Colle Oppio illumina i fratelli maggiori (anche il presidente del Senato Ignazio La Russa nel referendum non crede tanto: “Non vale la candela”). E dunque sono venti e controventi, referendum e circolari. Ministri e sottosegretari che, in questo caso, fanno un Sisifo in due. Se l’uno porta il Sì in cima, l’altro è lì che lo spinge di nuovo a valle.










