contropiano.org, 3 agosto 2021
La notizia dell'istituzione di una Commissione d'indagine da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, su impulso della Ministra della Giustizia Cartabia, non può che essere accolta favorevolmente. Occorre far luce su una delle pagine più buie del nostro Paese dall'introduzione della Legge 26 luglio 1975 n. 354: un bilancio di tredici morti è una ragione più che sufficiente per sollecitare l'accertamento di eventuali responsabilità relative alla gestione dell'ordine e della sicurezza all'interno dei 27 istituti coinvolti nelle rivolte dei giorni 7,8,9 marzo 2020.
Lo richiede a gran voce quell'ampia fetta di società civile a cui è stato precluso l'ingresso in carcere durante l'emergenza Covid-19, ma che ha continuato a prestare ascolto alle istanze di tutela provenienti da chi, a causa della paura e della penuria di informazioni provenienti dall'esterno, in quel periodo ha subito un ulteriore isolamento oltre a quello ordinariamente inflitto dalla pena.
È così che associazioni del Terzo Settore e Garanti territoriali hanno contribuito a rendere meno ermetiche le mura dell'Istituzione totale, continuando quell'opera di partecipazione agli aspetti della vita penitenziaria da parte della collettività sociale richiamata in vario modo da fonti nazionali ed internazionali (si veda ad esempio l'articolo 7 delle Regole Penitenziarie Europee). Queste realtà sociali, sovente autorganizzate, hanno aiutato a concretizzare il principio costituzionale di emenda e risocializzazione delle persone contro cui è eseguita la pena.
Lo richiedono pure i familiari dei tredici morti e tutti coloro che hanno denunciato a vario titolo episodi di violenze e trattamenti inumani e degradanti avvenute in quel periodo, da subito denunciate formalmente e pubblicamente da familiari, associazioni e garanti, e non solo relativamente alla "mattanza" di Santa Maria Capua Vetere. E non può prevalere la logica de "i panni sporchi si lavano in famiglia".
Il tentativo di ricostruire una narrazione falsata dei fatti messo in atto dal personale della polizia penitenziaria coinvolto per coprire il proprio comportamento è un campanello d'allarme che non possiamo non ascoltare. Chiediamo, pertanto, che la rappresentanza dei membri della Commissione venga integrata anche dalle realtà associative e dai garanti territoriali, credendo fermamente che soltanto una visione d'insieme (inclusa quella dal basso) possa garantire imparzialità e contribuire a gettare piena luce sulla vicenda.
Associazione Yairaiha Onlus
Legal Team Italia
Associazione Bianca Guidetti Serra
Osservatorio Repressione
Associazione Il Viandante
Associazione Memoria Condivisa
Adesioni individuali:
Laura Longo - ex presidente del tribunale di sorveglianza
Eleonora Forenza
Sandra Berardi
Caterina Calia
Giulia Lai
Giovanni Russo Spena
Gianluca Vitale
Gianluca Schiavon
Cesare Antetomaso
Italo di Sabato
Mario Pontillo
Alice Miglioli
Francesca Trasatti
Nicoletta Dosio
Marta Collot
Giuliano Granato










