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di Marilicia Salvia

Corriere del Mezzogiorno, 10 giugno 2025

Il luogo in cui stiamo nudi, inermi, letteralmente immersi nella metafora del patto sociale, quella manifestazione di fiducia che ci consegna agli altri in un rapporto alla pari. Per quanto possa essere azzardato accumunare un femminicidio a un delitto maturato probabilmente per dissidi legati allo spaccio, due storie protagonisti quattro ragazzi figli dell’affollata cinta metropolitana di Napoli, difficile prendersela con il caso - che ci hanno portato abbondantemente oltre il limite dell’allarme. Storie al limite in un contesto di violenza mai tanto quotidiana, tra serial killer di escort, figli che uccidono il padre, cadaveri di madre e bimba nascosti tra i rovi di un parco meraviglioso della Capitale.

Ma il contesto non può distrarci dal nostro dovere di cercare e trovare risposte. Risposte nuove, perché non è più vero che si tratta di lottare contro il solo degrado sociale o i mille rivoli della camorra, che pure c’entra, eccome, con la sua capacità di minare le menti e armare le mani. Risposte diverse, perché quelle messe in campo finora hanno ampiamente mostrato i propri limiti.

Non si risolve nulla aumentando i reati per aumentare il numero dei ragazzi in carcere, come ha fatto il decreto Caivano. Specie se al carcere non dai gli strumenti per fronteggiare il sovraffollamento e potenziare il percorso di recupero.

Non si va lontano immaginando di rendere punibili i minori già a 12 anni. O semplicemente introducendo a scuola corsi di affettività che nessuno sa a chi affidare, o anche decidendo di togliere il cellulare durante le ore di lezione in classe, come è sacrosanto che sia. Quello che serve è una presa in carico vera, seria, definitiva della questione minorile. È un passo che deve fare la politica, certamente nel Paese ma anche, per le sue specificità, in questo territorio, in questa regione.

È arrivato il momento di lanciare un piano complessivo per la tutela dei giovani, per favorire la loro crescita sana, per intercettare al più presto i loro disagi anche psichici, per aiutarli a rialzarsi dopo una caduta. Questi giovani che vivono e agiscono sempre più d’istinto, come ha notato il garante campano per i detenuti Samuele Ciambriello, uno che il pianeta della devianza lo conosce bene. I giovani che sono in Campania la principale forza, essendo questa la regione più giovane d’Italia, sono anche la platea più fragile, quella più esposta a rischi in una società che tenta da qualche anno di saltare dall’arretratezza al futuro senza passaggi intermedi.

Alla politica finora distratta - o fin troppo presente in un’unica realtà territoriale elevata a modello, ma alla resa dei conti molto poco cambiata - a questa politica che si avvia tra mille incertezze alla sfida delle Regionali tocca la responsabilità di compiere scelte una buona volta lontane dalla strada della demagogia e delle promesse a buon mercato. Sarebbe interessante, ma soprattutto importante che la campagna elettorale si concentrasse su questi temi, che sull’ascolto e l’attenzione da dare ai ragazzi, e anche alle loro famiglie, senza milioni di distinguo e di ostacoli burocratici, si aprisse un dibattito franco, pragmatico, sulla scorta (anche) di quanto chiesto dall’arcivescovo Battaglia ai funerali di Martina. Non si tratta di inventare nulla, di fare la gara a chi la dice più originale. Basterebbe ascoltare gli esperti, quelli che ogni giorno tra i ragazzi a rischio si sporcano le mani, per capire quanto bisogno ci sia di maestri di strada, perché agli adolescenti che a scuola non ci vanno la mattina è difficile arrivare attraverso scuole aperte fino al tramonto.

Per capire che servono campi sportivi e consultori, e centri antiviolenza che non siano solo sportelli buoni a convincere le donne a denunciare, perché dopo la denuncia c’è tanta paura e poca forza per combattere battaglie in solitudine. Che servono assistenti sociali, tanti, motivati, a loro volta assistiti da una rete che funziona, perché non basta intercettare un disagio se poi non si trova la soluzione per superarlo. E che per tutto questo ci vogliono molti soldi, ma che i soldi spesi nei servizi sociali moltiplicano il loro valore: molto di più di quelli spesi per una sagra, come ha detto il procuratore Gratteri poche settimane fa, e in fretta abbiamo dimenticato. Come al solito, fino alla prossima, sconvolgente tragedia. Che tempi, signora mia.