di Mario Di Vito
Il Manifesto, 28 febbraio 2025
L’Anm: “Adesione allo sciopero oltre il 75%”. A Roma il presidio sulla scalinata della Cassazione e l’assemblea “da centro sociale” al cinema Adriano. Il presidente Parodi verso l’incontro a Chigi: “Spiegherò le nostre ragioni”. Davanti al palazzaccio della Cassazione i magistrati arrivano alla spicciolata: c’è chi si presenta già in toga, chi la tiene in mano, chi nello zaino. Chi si fa scortare dai figli piccoli, chi tiene le distanze, chi si incrocia e sembra non vedersi da un secolo. Le troupe dei programmi televisivi inseguono i volti più noti: il presidente dell’Anm Cesare Parodi, il segretario Rocco Maruotti, la presidente di Magistratura democratica Silvia Albano, il segretario di Area democratica per la giustizia Giovanni Zaccaro. È caccia aperta alle dichiarazioni da mandare in onda durante le trasmissioni della mattina.
L’opinione generale nei confronti della riforma della giustizia del governo Meloni però non è una notizia: sono tutti contrari. Da sempre. E tutti per gli stessi motivi. “Vogliono i pm sottomessi all’esecutivo”. “Il problema non sarà nostro ma dei cittadini”. “Non è una difesa della casta ma della Costituzione”. A rompere il ghiaccio ci pensano, come al solito, i fotografi: “Vi mettete sulla scalinata?”. I togati si sistemano in buon ordine, tutti con la loro copia blu della Costituzione in mano. Peccato che siamo un quarto d’ora in anticipo sull’orario della convocazione - le 10 - e i presenti sono ancora pochi. C’è, tra gli spettatori, chi ghigna e pregusta il flop dello sciopero. Poi però, come sempre - che si tratti di magistrati, insegnanti o metalmeccanici è uguale - da un momento all’altro avviene il miracolo della moltiplicazione dei manifestanti. Alla fine il conto supera le centinaia. Non solo “operatori della giustizia”, ma anche un po’ di “società civile”, laici si direbbe in altra sede. Passa Nichi Vendola sullo sfondo. Si ferma Franco Coppi, forse il più grande penalista italiano vivente. Appoggia, a differenza di altri avvocati meno noti di lui, i motivi della protesta: “Non ho mai perso un processo perché il giudice apparteneva alla stessa categoria del pm”. Dopo, al momento dell’assemblea aperta al cinema Adriano, dall’altra parte di piazza Cavour, Maruotti lo citerà strappando applausi alla platea.
Ecco, all’Adriano, l’atmosfera è simile a quella dei centri sociali quando c’è l’appuntamento importante, arriva più gente del previsto e l’organizzazione si fa impossibile. Infatti nella sala riservata all’Anm (280 posti) non ci si entra, le maschere invitano quelli che si sono messi in piedi sulle scale a uscire “per motivi di sicurezza”. Qualche malumore. C’è chi, in toga, rivendica il proprio stato di servizio per accedere ma le regole del cinema sono ferree. Viene aperta un’altra sala (300 posti) e tutti si rallegrano. Alla tavola rotonda, intanto, si alternano magistrati (Giuseppe Santalucia, Enrico Scuditti), giuristi (Tania Groppi, Gaetano Azzariti), scrittori (Gianrico Carofiglio), avvocati (Giuseppe Iannaccone), giornalisti (Donatella Stasio, che introduce e modera). Parodi, alla prima uscita pubblica di un certo rilievo da quando guida l’Anm, usa le parole di Rita Levi Montalcini: “È nelle difficoltà che affiora il meglio. Non temetele”. Questo pm torinese, che come il tenente Colombo riesce a infilare in ogni intervista una citazione della moglie, è l’osservato speciale di giornata. Un po’ perché è asceso al vertice del parlamentino delle toghe a sorpresa e un po’ (molto) perché comunque è di Magistratura indipendente, la corrente conservatrice a torto o a ragione vista come la più disponibile al dialogo col governo. Anzi, alla trattativa.
“Ma non c’è alcuna trattativa possibile”, taglia corto Maruotti. Il ragionamento è noto: si tratta sulle questioni sindacali, non sulla Costituzione. Dunque anche le timide e non del tutto verosimili aperture del governo alla revisione di alcune parti della riforma non sembrano un elemento così convincente in questa fase. Almeno fino a un certo punto. Che farà Mi? “Chiedetelo a loro”, dice un giudice di sinistra. Loro, cioè Parodi: “Spiegherò a Meloni le nostre ragioni”. L’incontro è in programma per il 5 marzo. Prima, lo stesso giorno, la premier si confronterà con gli avvocati. “Deve prendere la linea”, punge un’altra nota toga rossa.
L’attesa in chiusura è tutta per i numeri. Girano, da giorni, voci incontrollate e pazzesche. C’è chi ragiona sul fatto che alcuni diranno di aver scioperato anche se in realtà non è vero perché bisogna sempre garantire alcuni servizi (vale la stessa cosa per i ferrovieri e i sanitari, ma quando scioperano loro nessuno si pone il problema). Chi sostiene che un dato lo avrà il governo e un altro l’Anm. Chi guarda lo smartphone e dà i numeri: “A Siena oltre il 90%”. “A Milano quasi tutti”. Maruotti, dal palco, offre la versione ufficiale: “Siamo tra il 75% e l’80%”. Il dato preciso al millimetro uscirà dal ministero di via Arenula solo nella tarda mattinata di oggi, ma il punto politico è già chiaro: rispetto all’ultima astensione, quella contro la riforma Cartabia, nel 2022, si può legittimamente parlare di successo.
Del resto allora la partecipazione si fermò a un tremendo 48%. C’erano gli strascichi dello scandalo Palamara a inquinare l’aria. Altri tempi, molto peggiori di questi, per la magistratura organizzata. Ad essere molto peggiore, stavolta, è la riforma.











