di Isidoro Trovato
Corriere della Sera, 14 novembre 2022
Revisione della riforma Cartabia, spinta sul digitale, riconoscimento del ruolo della categoria: le proposte di penalisti e civilisti. Agli avvocati non piace la “riforma Cartabia” della Giustizia. Lo hanno confermato a chiare lettere nel recente Congresso nazionale di Lecce dove sono emerse tutte le divergenze nelle varie aree. Nel penale, per esempio, la massima assise dell’avvocatura chiede che si modifichino vari aspetti della riforma (dal doppio grado di giudizio di merito e al giudizio di legittimità, dalle impugnazioni alle notificazioni e poi il processo telematico, i criteri di priorità dell’azione penale e il processo in assenza dell’imputato), ma si chiede anche un forte investimento sulla giustizia riparativa e l’istituzione di un albo dei mediatori penali che veda la primaria partecipazione della categoria.
Le proposte - Sul processo civile invece il Consiglio nazionale forense ribadisce le richieste di correzione della riforma recentemente approvata che comprime il diritto di difesa e l’importanza di intervenire su risorse e personale. Ma dal congresso di Lecce sono emersi spunti e proposte a tutto campo per una giustizia che gli avvocati richiedono più veloce ed efficace. La platea con il voto ha indicato quelli che saranno i temi di confronto con il Parlamento e il nuovo governo. Emerge una forte spinta verso la modernizzazione della giustizia: intelligenza artificiale e giustizia predittiva (più risorse, più formazione, eliminazione del digital divide e l’istituzione di una Autorità indipendente di studio e vigilanza) e potenziamento, razionalizzazione e unificazione delle piattaforme del processo telematico.
Nuova generazione - Ma anche un richiamo alla centralità dell’avvocato che rimane a svolgere un ruolo insostituibile nella tutela dei diritti e per il rispetto della Carta dei diritti dell’uomo, della Costituzione europea e della Costituzione italiana. Centralità che deve essere prevista pure con la presenza di avvocati nel consiglio direttivo della Cassazione e nei consigli giudiziari anche con il riconoscimento del diritto di voto. “Nell’ottica di un profondo rinnovamento della nostra categoria - sostiene Maria Masi, prima donna presidente del Cnf - con lo sguardo alle giovani e prossime generazioni di avvocate e avvocati, è imperativo partire da una seria e completa riforma dell’accesso alla professione perché il nostro obiettivo deve essere quello di formare l’avvocato del futuro dal punto di vista delle conoscenze e delle competenze non trascurando il ruolo e le funzioni sociali della professione forense. Una rivoluzione culturale che, necessariamente, deve prendere l’avvio dalla Università in un percorso di studi e di formazione fondato sulla qualità e non sui numeri. Formare un avvocato e un giurista deve tenere conto anche delle sensibilità culturali e delle opportunità necessarie per andare oltre il sistema attuale, che pur amiamo, ma che non può e non deve escludere altro”.
Una nuova generazione di avvocati che tenga conto anche della differenza territoriale e che pertanto chiede la difesa e la stabilizzazione dei presidi di legalità e giustizia, il riconoscimento di ‘sedi disagiate’ delle sedi distaccate insulari o l’istituzione di nuovi modelli di Tribunale per le isole.









