di Ilaria Dioguardi
vita.it, 14 maggio 2026
A sei mesi dalla circolare che ha centralizzato le autorizzazioni per tutte le attività di carattere educativo, culturale e ricreativo, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dà nuove disposizioni. Si presentano gli esiti del monitoraggio, si lancia un percorso per valorizzare le iniziative virtuose e si restituisce ai provveditori regionali un ruolo centrale nel coordinamento delle attività. Giulia Casarin, vicepresidente Legacoopsociali con delega al carcere: “Monitoraggio e valutazione delle politiche pubbliche sono fondamentali, ma se non si coinvolgono gli attori che realizzano queste attività si rischia una narrazione unilaterale”.
La Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap ha emanato una nuova circolare sulle attività trattamentali negli istituti di media sicurezza. Il provvedimento arriva a distanza di poco più di sei mesi dalla direttiva del 21 ottobre 2025, a firma Ernesto Napolillo, che faceva passare per Roma tutte le autorizzazioni per lo svolgimento delle attività in carcere per gli istituti in cui sono presenti sezioni di alta sicurezza, collaboratori di giustizia o detenuti al 41-bis e riguarda anche attività destinate ai ristretti di media sicurezza.
Con questo nuovo provvedimento il Dap presenta gli esiti del monitoraggio nazionale condotto sulla fase sperimentale degli ultimi mesi. La circolare, inoltre, restituisce ai provveditori regionali un ruolo centrale nella programmazione e nel coordinamento delle attività da realizzare negli istituti di competenza, “nell’ottica di garantire maggiore uniformità ed efficacia sul territorio nazionale”. Tra le principali novità introdotte, è previsto un sistema di report periodici ogni quattro mesi, finalizzato a verificare l’andamento delle attività trattamentali e a rafforzarne la qualità e l’impatto. Accanto all’attività di monitoraggio, il provvedimento prevede anche un percorso di valorizzazione delle iniziative virtuose, che saranno selezionate e diffuse come modelli replicabili, con l’obiettivo di promuovere le migliori pratiche all’interno negli altri territori.
Occorre coinvolgere gli attori che realizzano le attività nelle strutture - Giulia Casarin, vicepresidente Legacoopsociali con delega al carcere dice: “È una circolare attesa, che esprime un’intenzionalità di rilevazione di dati, ma non dice nulla di come poi sarà realizzata. Sarebbe l’occasione di coinvolgere gli attori che realizzano queste attività nelle strutture, altrimenti diventa una relazione annuale sulle best practices che potrebbe perdere di senso, di efficacia nel riuscire a creare una contaminazione tra i territori”.
L’intervento regolatorio, “seppur centralizzando la valutazione di merito dell’organizzazione degli eventi territoriali, ha sostanzialmente prodotto un rafforzamento complessivo della governance del settore trattamentale, incidendo positivamente sulla capacità programmatoria degli istituti e sulla stabilità dei flussi decisionali”, si legge nella circolare. “Lo spostamento di competenza dal Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, ndr) alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento ha rappresentato uno strumento di cruciale importanza nell’ottica di interventi per favorire e massimizzare il livello qualitativo e quantitativo delle attività trattamentali”.
Il Dap intende “ritrasferire in sede decentrata il potere di rilascio dei nulla-osta” - Nel documento si legge che “la fase di monitoraggio relativa all’applicazione delle disposizioni dipartimentali introdotte nel 2025 ha evidenziato un bilancio ampiamente positivo dell’azione amministrativa”. E si afferma che è intendimento della Direzione generale dei detenuti e del trattamento “ritrasferire in sede decentrata il potere di rilascio dei nulla-osta per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo destinati ai detenuti appartenenti al circuito di media sicurezza, dando contestualmente avvio a un nuovo modello di verifica dei risultati, capitalizzazione e diffusione delle buone prassi”.
La chiarezza sui “flussi decisionali” - “Le circolari del Dap del 21 ottobre e dell’1 dicembre 2025 avevano messo abbastanza in allarme tutto il Terzo settore che concorre alla risocializzazione delle persone in detenzione perché non era nemmeno chiara, ab origine, l’intenzione di una sperimentazione così circoscritta e perché si temeva un impatto sulle tempistiche del rilascio dei nulla osta, da parte dell’amministrazione centrale”, ribadisce Casarin. “Se questa dinamica, che si è verificata da ottobre in poi, ha permesso a livello centrale di avere un po’ più chiari certi “flussi decisionali”, come vengono definiti nella circolare, e l’effettuazione di una mappatura più consistente e sistematica delle attività che vengono fatte, è senz’altro un elemento positivo. Però è una circolare un po’ parziale. Ci racconta dei numeri”.
Aumento della partecipazione agli eventi di oltre 6.700 detenuti - Eccolo qualche numero. “Nel periodo di vigenza delle circolari della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, in materia di trattamento si è registrato rispetto agli anni 2023 e 2024, un significativo incremento del numero complessivo degli eventi e delle iniziative trattamentali, pari al 19,67%, accompagnato da un aumento della partecipazione annua alle stesse di ulteriori 6.707 detenuti.
Risulta “particolarmente eloquente il trend di crescita della quota di popolazione detenuta coinvolta in attività trattamentali che si attestava all’88% nel 2023, per poi salire al 90% nel 2024 e superare infine il 94% nel 2025”. Nel periodo compreso tra ottobre 2025 e aprile 2026, “per i detenuti appartenenti al circuito di media sicurezza, la Direzione generale dei detenuti e del trattamento ha rilasciato il 100% dei nulla-osta richiesti per eventi destinati a soggetti detenuti allocati in media sicurezza”.
Evitare una narrazione unilaterale - Casarin la definiva poco fa parziale, questa circolare, “perché esprime un’intenzionalità di rilevazione di dati, ma non dice nulla di come poi sarà realizzata. Siccome vengono richiamate anche nel documento la “trasparenza” e la “circolarità” delle informazioni, sarebbe proprio questa l’occasione di lavorarci insieme, per evitare una narrazione unilaterale”. Nella circolare si sottolinea la volontà di “garantire un costante dialogo bi direzionale tra l’Ufficio centrale e i singoli istituti”.
“Il rischio della rilevazione di dati della diffusione delle best practices non tiene conto di tanti fattori che rendono quelle esperienze delle best practices”, continua Casarin. “Ogni contesto detentivo ha le sue specificità, soprattutto umane e relazionali, questo è un elemento che rischia di venir poco valorizzato. Quindi, la parzialità c’è nelle intenzioni e anche nel target di riferimento, nella circolare non si fa riferimento all’alta sicurezza”.
Tra incertezza e preoccupazione - Tutte le attività che sono esercitate in carcere “dalla cooperazione sociale e da altri soggetti sono fondamentali, a maggior ragione per chi sta nell’alta sicurezza e ha una prospettiva di pena anche importante davanti”, continua. “È una circolare che probabilmente è frutto anche della pressione che, da tante parti, è stata esercitata. Sembra spiegare ex post la circolare di ottobre che accentrava al Dap la decisione di rilasciare i nulla osta per le attività educative, culturali e ricreative. Ma rimangono ancora delle incertezze e delle questioni che non vengono affrontate che sembrano rimanere fuori da questa nuova “governance”, citata nella circolare”, prosegue Casarin. “Questo fa permanere una certa perplessità e preoccupazione perché va ricordato che le attività trattamentali sono fondamentali, stanno alla base della capacità anche lavorativa di una persona in caso di detenzione. L’elemento motivazionale, la decisione di intraprendere qualsiasi percorso di reinserimento e di messa in discussione del proprio percorso di vita parte dalle relazioni umane”.
Monitoraggio e valutazione, coinvolgendo gli attori che realizzano le attività - “I Signori Provveditorati trasmetteranno a questa Direzione Generale, con cadenza quadrimestrale, a far data dal l° maggio 2026, un report riepilogativo dei nulla-osta rilasciati alle Direzioni del proprio distretto di competenza”, si legge nella circolare. “Monitoraggio e valutazione delle politiche pubbliche sono strumenti fondamentali. Il nostro Paese non è abituato a usare questi strumenti perché richiedono collezione di dati in modo sistematico e uniforme e anche un approccio alle decisioni che deve essere preso in maniera coerente, tenendo conto degli attori di sistema. Quando si parla di valutazione, a maggior ragione di valutazione di impatto, sarebbe l’occasione di coinvolgere gli attori che realizzano queste attività nelle strutture penitenziarie. Altrimenti, diventa una relazione annuale sulle best practices che potrebbe perdere di senso, di efficacia nel riuscire a creare una contaminazione tra i territori”, continua Casarin.
Il rischio della standardizzazione delle proposte - “Quello a cui non si deve arrivare è la standardizzazione delle proposte, arrivare a pensare di poter replicare ciò che ha funzionato benissimo in un contesto anche in un altro non è, secondo me, una concreta possibilità. Tutto ciò che porta alla gemmazione e alla sperimentazione in altri contesti ben venga, ma l’obiettivo non deve essere la standardizzazione in senso pratico. Piuttosto ragioniamo di uno standard minimo di attività”, prosegue, “che devono essere esercitate in tutte le carceri e che devono poter riguardare anche l’alta sicurezza”.
Ora il Dap pensi alle attività nell’alta sicurezza - “Ora ci auguriamo che analoga decisione sia presa per l’alta sicurezza e che si torni a un modello di sorveglianza dinamica. Il carcere è da intendersi non come punizione da scontare per 20 ore in cella. È premoderno e anacronistico”, dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “Dal 2022 il carcere è stato chiuso al territorio, ridimensionando il ruolo della società esterna. Era irragionevole centralizzare tutte le autorizzazioni per singole attività da svolgersi a livello periferico”.
Uno dei progetti che si svolgeva in una sezione di alta sicurezza e che, dallo scorso ottobre, non ha avuto l’autorizzazione da parte del Dap per proseguire è “Mettiamoci in Gioco”, che coinvolgeva le persone detenute della casa circondariale di Lanciano. “Un progetto che rappresentava un modello virtuoso di rieducazione e reinserimento sociale attraverso lo sport e che ha consentito ai ristretti, con la squadra Libertas Stanazzo, di partecipare al campionato regionale di Calcio a cinque di Serie D”, dice Luca De Simoni, coordinatore dell’area di Responsabilità sociale della Lega nazionale dilettanti.
Un modello di eccellenza interrotto - “Libertas Stanazzo è un modello di eccellenza per noi, più volte i ragazzi sono stati detentori della Coppa disciplina, che viene assegnata alla squadra più corretta del campionato. I giocatori ci tengono molto al carattere rieducativo e portano anche nella competizione questa attenzione”. La Lega Nazionale dilettanti porta avanti il progetto di calcio “Mettiamoci in gioco” negli istituti di Lanciano, Catanzaro e Padova, “ma negli ultimi due con i detenuti della media sicurezza e stanno proseguendo. Mentre a Lanciano la squadra è composta da ristretti in regime di alta sicurezza e a loro è stato vietato ogni tipo di contatto con l’esterno”.
Dopo la notizia dell’impossibilità di partecipare al campionato, “lo scorso ottobre la squadra ha continuato ad allenarsi, con la speranza di rientrare in corsa, magari fuori classifica. Ma la motivazione e lo stimolo si sono persi. Era un modello veramente vincente, a detta dei detenuti ma soprattutto della direzione e del personale della polizia penitenziaria, che svolge un ruolo importante”, continua De Simoni. “Oltre ai 12-15 giocatori l’anno, agenti o altri detenuti facevano parte dello staff tecnico. C’era un movimento che lavorava per arrivare all’obiettivo primario, la Coppa disciplina, e poi c’era l’obiettivo agonistico, molto forte. Due anni fa sono arrivati in finale dei playoff e per poco non sono arrivati in serie C”.











