di Laura Badaracchi
Avvenire, 1 giugno 2022
Si ricomincia dalla Casa circondariale di Lanciano, in provincia di Chieti, dove oggi scenderanno in campo 36 padri detenuti e 60 figli e figlie, a turno, per giocare insieme a calcio. Daranno loro il fischio d’inizio a “La partita con papà”, iniziativa promossa nel mese di giugno in 70 delle 190 carceri di tutta Italia dall’associazione Bambinisenzasbarre, in collaborazione con il Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia.
A Treviso match al via il 6 giugno, il giorno seguente a Castrovillari (Cosenza), Lodi e Giarre (Catania), l’8 fischio d’inizio ancora a Lanciano, Reggio Emila e alla Casa circondariale Montacuto di Ancona, il 9 a Paola (Cosenza) con 21 figli e 12 papà, Livorno e alle 10 novità assoluta: a Rebibbia femminile, Roma, saranno le mamme a disputare l’incontro. “È la prima volta per le detenute, da quando abbiamo lanciato questo momento d’incontro e di gioco tra genitori e figli” racconta Lia Sacerdote, fondatrice e presidente dell’associazione nata nel giugno 2002, che quindi compie 20 anni d’impegno per vincere “l’invisibilità dell’infanzia in generale” e in particolare dei figli di reclusi.
A riguardo, fin dalle origini di Bambinisenzasbarre la presidente si è battuta per promuovere case famiglia per madri autrici di reato con figli conviventi con meno di 6 anni, per evitare ai piccoli l’esperienza del carcere. “Quindi siamo felici della proposta di legge finalmente approvata alla Camera” commenta la presidente. L’idea della partita nei penitenziari con protagonisti genitori e figli, come momento d’incontro per tutta la famiglia, “è nata nel 2015 proprio dai bambini.
All’inizio si era pensato ai piccoli come spettatori, ma come al solito decidono loro cosa fare: hanno iniziato a scendere in campo con i papà. Ora lo fanno indossando le nostre magliette con lo slogan “I diritti dei grandi iniziano dai diritti dei bambini”: le donazioni che riceviamo servono anche per finanziare progetti come questo e auspichiamo che si diffonda. In alcuni istituti si sta organizzando una specie di torneo con piccole squadre per far giocare più figli. E speriamo che diventi un’iniziativa in ambito europeo”.
Infatti la partita è inserita nella campagna di sensibilizzazione “Carceri aperte” in programma proprio a giugno, per far accedere negli istituti le famiglie, inserita a sua volta nella campagna europea “Non un mio crimine ma una mia condanna” promossa dal network Cope (Children of prisoners Europe). Nel 2015 avevano aderito 12 istituti, 500 bambini e 250 papà detenuti, mentre nel 2019 sono state giocate 68 partite in altrettante carceri e città, coinvolgendo 3.150 bambini e 1.700 genitori detenuti, agenti della polizia penitenziaria ed educatori.
Dopo lo stop forzato imposto dalla pandemia nel 2020 e 2021, le adesioni sono state entusiastiche e continuano ad arrivare, con 73 partite già fissate nel corso del mese. “L’aspetto sportivo è importante, ma ci teniamo a sottolineare che si tratta di un momento di relazione, quindi uno degli esiti del lavoro dell’associazione che nel 2014 ha promosso la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, rinnovata il 15 dicembre 2021 dalla firma della ministra Marta Cartabia. In essa si riconosce il diritto alla non discriminazione e alla continuità del legame affettivo con il proprio genitore”.









