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di Massimo Gaggi


Corriere della Sera, 15 gennaio 2021

 

Nonostante tutto molti repubblicani Usa sono ancora con Trump. E un numero crescente di cittadini, nel mondo, non si fida delle istituzioni, della politica, della stampa, neanche delle Ong.

Marjorie Taylor Greene, appena entrata in Congresso come deputata dell'ala trumpiana più radicale, quella delle teorie cospirative QAnon, è scatenata: riecheggiando vecchi slogan del suo presidente afferma che "i democratici sono i nemici del popolo", giudica la messa in stato d'accusa di Trump un atto violento e annuncia che il 21 gennaio, dopo il suo insediamento, chiederà alla Camera l'impeachment di Joe Biden. L'ultima giapponese nella giungla, che oltre a non conoscere leggi e procedure parlamentari, non ha capito che il vento è cambiato, visto che oggi anche Trump invita alla calma, parla di pacificazione e riunificazione del Paese? I sostenitori di tesi estreme esisteranno sempre, e Marjorie non farà molti proseliti tra i parlamentari del suo partito. Ma la sua posizione estrema, un invito alla rivolta contro la nuova presidenza mentre il mondo è ancora sotto lo choc dell'assalto al tempio della democrazia americana, è così isolata? Ne dubito e non solo perché l'improvvisa moderazione di Trump è più apparente che reale: nei comizi della recente campagna senatoriale in Georgia i due candidati repubblicani, David Perdue e Kelly Loeffler, sono stati accolti con applausi cortesi, mentre l'entusiasmo è esploso quando sul palco è salita Marjorie.

I sondaggi parlano chiaro: quello di ieri di Ipsos-Axios dice che, nonostante tutto quello che è successo e si è visto, il 64% dei repubblicani approva i comportamenti di Trump degli ultimi giorni e il 57% vuole lui come candidato della destra nel 2024. Quella di decine di milioni di persone che ormai credono alle teorie cospirative più che alla realtà verificabile dei fatti è una grande tragedia americana. Solo americana? Sempre ieri Edelman, gigante mondiale della consulenza, ha diffuso il suo barometro annuale sulla fiducia: un sondaggio tra decine di migliaia di cittadini di 28 Paesi. Emerge un quadro deprimente: non solo la fiducia nelle istituzioni, la politica, la stampa, perfino le Ong, continua a essere in caduta libera, ma per un numero crescente di cittadini i governi non sono l'autorità riconosciuta ma la principale fonte di disinformazione. Meglio gli amministratori delegati delle grandi imprese che almeno sanno come risolvere i problemi. Secondo Edelman imperversa una patologia sociale per la quale, a differenza del coronavirus, non c'è vaccino.