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di Floriana Rullo

Corriere della Sera, 15 febbraio 2025

La formazione professionale in carcere e l’inserimento lavorativo dentro e fuori le strutture. Le associazioni che mettono “in rete” carceri, istituzioni e imprese, perché “a guadagnarci sono tutti”. Una seconda chance per i detenuti che vogliono essere reinseriti nel mondo del lavoro. Progetti di rinascita per chi desidera trovare un’occupazione una volta lasciato il carcere. A Torino la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus, attiva in ambito penale da circa mezzo secolo e guidata da Martino Zucco-Chinà, offre formazione professionale a più di 5mila persone dei dodici penitenziari del Piemonte. Dati alla mano, già il 40% di loro è stato inserito in percorsi lavorativi nelle aziende del territorio. Sono nel carcere circondariale Lorusso e Cutugno e nell’istituto penale minorile Ferrante Aporti, le ore di corso erogate complessivamente sono 4.900, 160 i detenuti coinvolti.

A promuovere il reinserimento nel mondo del lavoro ci pensa anche l’associazione no profit nata nel 2022 Seconda Chance. “Entro nei ristoranti, nei bar, nei centri sportivi, contatto le aziende, i commercianti - racconta l’ideatrice nonché cronista giudiziaria di La7, Flavia Filippi -. Quando riesco a parlarci, ne convinco uno su 50. Se riesco a prenderli per mano e portarli con me in carcere, sento che è fatta: a quel punto non è mai successo che dicano di no. Anzi, se ne volevano uno, ne prendono due”. Tra gli altri, ha convinto McDonald’s a inserire due detenuti nella sede di Fossano che stanno finendo di scontare la pena nella casa di reclusione.

“Il nostro compito è sensibilizzare gli imprenditori sulle ricadute positive, economiche e sociali dell’impiego di detenuti e mettere in rete i vari soggetti (carceri, istituzioni, imprese) che, insieme, possono dare una seconda possibilità ai detenuti”, spiega Claudia Polidoro, referente di Seconda Chance per il Piemonte. Così è accaduto anche a Villafalletto, sempre nel Cuneese, dove Egidio Fiandino, titolare di un’azienda agricola, ha assunto un ergastolano, detenuto a Saluzzo. “Non sono matto come qualcuno mi ha detto - racconta Fiandino. Ho fatto una cosa che sentivo di dover fare. Mi è capitata l’opportunità di scegliere questo ragazzo e non ci ho pensato un secondo”.

Inserimenti che, ovviamente, partono dalla formazione che avviene nei penitenziari. Come il progetto di responsabilità sociale “Ricomincio da me”, che ha l’obiettivo di dare competenze tecniche che facilitino l’inserimento lavorativo. Anche i Comuni fanno la loro parte: succede a Montegrosso Grana dove l’amministrazione ha istituito un nuovo cantiere di 12 mesi per 25 ore settimanali per due persone sottoposte a misure restrittive. “Questi progetti rappresentano uno straordinario strumento di solidarietà e dignità umana - dice il sindaco Stefano Isaia -. Nessun isolamento e nessuna stigmatizzazione sociale, al contrario: la possibilità di un’esperienza formativa al servizio della collettività”.

Nel carcere di Alessandria nel 2021 è stato realizzato un “luppoleto Galeotto”, interamente curato dai detenuti. Tra le birre proposte, la Pentita, da bere senza rimorso, la Rubentjna, nata da luppoli “rubati” a Torino e portati ad Alessandria, e la Sbirra, agrumata, “illegale non berla”. Tra gli esempi di reinserimento lavorativo non si possono non citare i tanti ristoranti e le mense gestite dai detenuti, a partire dal Gattabuia di Verbania, che si autodefinisce un “progetto di economia carceraria”.