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di Tiziana Maiolo

Il Dubbio, 26 agosto 2026

La riforma di Nordio sui tossicodipendenti può essere un primo passo per ridurre il sovraffollamento. All’allarme di Gratteri sui boss replica il procuratore di Aversa Airoma. Non c’è neanche bisogno di scomodare le associazioni che da anni lavorano nelle carceri italiane, come Nessuno tocchi Caino o Antigone. È sufficiente ascoltare le parole di un procuratore che non abbia l’ossessione delle manette e della mafia, per capire quanto importante sia la scommessa lanciata dal ministro Nordio e dal Parlamento, perché almeno le persone che soffrono di dipendenza da sostanze psicotiche o alcol possano scontare la fine della pena, a determinate condizioni, in luoghi adeguati.

Domenico Airoma è il procuratore di Aversa, ha avuto esperienza anche nel settore dell’”antimafia”. Conosce la differenza tra un boss della criminalità organizzata e chi è in carcere non semplicemente in quanto “anche” tossicodipendente, ma proprio a causa della sua condizione. Sentirlo parlare, nell’intervista resa a Repubblica il giorno successivo a quello in cui Nicola Gratteri aveva lanciato l’allarme di un “indulto mascherato”, fa un po’ ricordare l’ex ministra Marta Cartabia con la sua giustizia riparativa. Mondo cattolico, che problema c’è? E ben venga, insieme a tanti altri mondi, se serve a ragionare e non a limitarsi a chiedere la costruzione di nuove carceri, come fa su un altro quotidiano molto legato a certi procuratori, il pm “antimafia” Nino Di Matteo.

La legge è entrata in vigore lo scorso 21 agosto e sarebbe semplificativo ed erroneo limitarsi a definirla una norma “svuotacarceri”. Anche se non va sottovalutato l’allarme sovraffollamento. Perché, se 64.741 persone stanno affastellate nei posti che potrebbero contenerne 46.343, questo vuol dire che quei detenuti non stanno davvero vivendo e che la loro pena non si limita a consistere nella privazione della libertà. C’è una pena accessoria che rischia di toglierti il respiro, in un’estate come questa. Nelle carceri non c’è di sicuro l’aria condizionata, a volte è proprio l’aria che manca, e spesso anche l’acqua.

Se soffri di qualche patologia, se hai dipendenze o problemi psichiatrici, la detenzione può anche portarti al peggio. Già nei primi mesi del 2026, ci dice la relazione di metà anno di Antigone, 38 persone si sono tolte la vita nelle prigioni italiane. Salvare qualche vita non ha nulla a che fare con gli allarmi dell’antimafia. E se vogliamo proprio allargare il tiro e a tutti i costi spingere il governo e il Parlamento a osare di più, proponiamo per la prossima occasione un provvedimento che liberi dalle mura del carcere tutti i detenuti definitivi negli undici-dodici mesi precedenti la scadenza del fine pena. Ce ne sono circa 8000, che potrebbero essere collocati ai domiciliari, tanto a quel punto non hanno alcun interesse a scappare, e rischiare il ritorno in carcere. In ogni caso, come dice il procuratore Airoma, proviamo a giocarci questa scommessa.

Le comunità terapeutiche sono pronte ad accogliere “…tanti, anche giovani, che non sono criminali, e non vogliono morire tali”. “Con un programma terapeutico serio - dice ancora il procuratore di Aversa - possono integrarsi: è una sfida”. Se è lecito non condividere questi concetti, queste speranze, quel che pare inopportuno, e anche offensivo, è usare argomenti infondati. La norma riguarda pene residue fino a otto anni, ma solo quattro per i reati più gravi. Il famigerato “doppio binario” introdotto 30 anni fa con il famoso “decreto Martelli” è salvo, stia tranquillo dottor Di Matteo. Come si può pensare che qualche ergastolano autore di stragi e omicidi di mafia possa traslocare dall’Ucciardone a San Patrignano su disposizione del ministro Nordio?

Il procuratore Nicola Gratteri si esercita in una serie di pseudo-ragionamenti così dietrologici e paradossali da indurre il sospetto che stia usando il suo consueto sarcasmo in luogo della logica. Ecco come immagina, il procuratore di Napoli, la strategia dei capimafia. “Potrebbero affidare i più gravi reati a persone tossicodipendenti, favorirne l’accesso ai programmi terapeutici e presentare quei delitti come conseguenza della dipendenza”. Quindi, per capire il “ragionamento”: Totò Riina avrebbe potuto assoldare un ragazzo strafatto e confuso, affidargli il compito di mettere la bomba a Capaci e poi, dopo l’arresto, farlo mandare in comunità. E poi continuare così all’infinito.

Come non ci ha pensato il ministro Nordio? “Quello che ciascun individuo può strumentalmente realizzare per sé - prosegue il procuratore di Napoli -, avviare un programma di disintossicazione, poi drogarsi, poi commettere un reato, potrebbe diventare una strategia di gruppo criminale mafioso con effetti moltiplicativi tanto dei reati quanto delle strumentali uscite dal carcere”. Vasto programma, direbbe qualcuno. La triste verità è che questi magistrati, gli stessi che godono di grande popolarità e di ascolto, come Gratteri e Di Matteo, sono difficilmente recuperabili a una politica di riforme. Della giustizia, prima di tutto, come hanno dimostrato nella campagna politica del referendum costituzionale.

Ma qui si tratta di prevedere e programmare comportamenti umani nei confronti di esseri umani. Non sono sufficienti le diverse sanzioni che l’ordinamento italiano ha subito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo a mostrare che sul carcere occorre cambiare rotta? Possibile che l’unica soluzione accettata da alcuni sia sempre e solo quella di arrestare di più, come se il carcere fosse l’unica soluzione per i comportamenti di trasgressione, anche i meno gravi? Ci sono, anche all’interno della magistratura, due opposti modi di ragionare.

C’è quello conservatore, o reazionario, di destra e di sinistra, di chi vuole lasciare le cose come stanno, al massimo assumendo qualche muratore in più, per alzare mura sempre più alte e tenere i problemi fuori dalla vista dei cittadini per bene. E c’è l’altro, e restituiamo di nuovo la parola al procuratore Airoma: “Noi ci vogliamo far paralizzare dai rischi? O vogliamo mettere in campo ogni impegno risorsa e investimento perché questa cosa funzioni?”. Dove siete, progressisti del Pd e di Magistratura Democratica?