di Officine Periferiche
percorsiconibambini.it, 8 ottobre 2026
Tra gli strumenti realizzati nell’ambito di “Altrove - Non è la mia pena”, Il nostro libro della verità nasce per accompagnare direttamente i bambini dentro una storia familiare segnata dalla detenzione di un genitore. Si affianca al Vademecum per raccontare ai figli la verità sulla detenzione, pensato per sostenere gli adulti nel momento della comunicazione, e al Glossario semplice per bambine e bambini, che aiuta i più piccoli a orientarsi tra parole, persone, luoghi e situazioni che appartengono al mondo del carcere. Il nostro libro della verità svolge però una funzione diversa: non definisce termini e non suggerisce agli adulti cosa dire, ma costruisce un racconto breve da condividere con il bambino, fatto di immagini, frasi essenziali e passaggi progressivi.
Fin dalle prime pagine un adulto si avvicina al bambino per raccontargli “una cosa importante”, qualcosa che riguarda la loro famiglia e che lui “merita di conoscere”. Da qui prende avvio il racconto, dentro una relazione tra il bambino e l’adulto che lo accompagna nella lettura.
La storia procede per piccoli passaggi. Prima viene introdotto “l’errore del grande”, spiegando che a volte gli adulti fanno qualcosa che non è permesso e devono trascorrere un periodo in un posto speciale; subito dopo compare la parola carcere. La scelta non è quella di evitare la parola, ma di accompagnarne l’ingresso nel racconto, lasciando che il bambino possa avvicinarsi gradualmente a un contenuto difficile.
Da quel momento il libro si concentra soprattutto su ciò che può riguardarlo più direttamente. Una delle prime affermazioni è “Non è colpa tua”: le scelte degli adulti vengono separate con chiarezza dalla posizione del figlio, che non deve sentirsi responsabile di ciò che è accaduto. Subito dopo viene affrontata la distanza: il genitore è lontano, ma l’affetto non scompare con la separazione. La relazione può continuare attraverso lettere, disegni, fotografie, messaggi, telefonate e incontri. È importante che queste pagine non promettano al bambino che nulla cambierà. Riconoscono che qualcosa è cambiato e, nello stesso tempo, mostrano ciò che può continuare.
Il libro lascia poi uno spazio esplicito alla curiosità del bambino: “Puoi fare domande”, ma anche “se non hai voglia di parlare, va bene lo stesso”. È un passaggio importante perché evita di trasformare la lettura in una richiesta di reazione immediata. Un bambino può voler sapere molto, poco o niente in quel momento; può tornare sulla stessa domanda più volte oppure aver bisogno di tempo prima di formularla. Il nostro libro della verità lascia spazio anche a questi tempi diversi. Lo stesso accade con le emozioni. Tristezza, rabbia, confusione e curiosità non vengono corrette o ordinate: vengono rappresentate come esperienze che possono arrivare, cambiare e tornare, mentre l’adulto resta accanto al bambino e può aiutarlo quando diventano troppo grandi.
Anche la scelta grafica contribuisce a questo modo di raccontare. Le illustrazioni in feltro trasformano persone, luoghi e sentimenti in figure morbide, riconoscibili e non realistiche. Il carcere compare, ma non viene rappresentato attraverso immagini dure o fotografiche; la distanza viene mostrata attraverso un filo che unisce genitore e figlio, le emozioni attraverso piccole forme colorate, la famiglia attraverso personaggi differenti raccolti intorno a una casa. La scelta del feltro nasce anche dal desiderio di rappresentare temi difficili attraverso un linguaggio visivo vicino ai bambini, senza rinunciare a mostrare ciò che sta accadendo. Anche la scelta degli animali come protagonisti contribuisce a creare una distanza simbolica dal tema, permettendo di raccontare una situazione difficile senza riprodurla in modo troppo diretto o realistico.
Il libro non chiede infatti che ogni famiglia si riconosca esattamente in ciò che vede. È pensato come una storia da leggere insieme, che può essere avvicinata alla situazione concreta di ciascuna famiglia. Il bambino può soffermarsi sulle immagini, fare domande o semplicemente ascoltare. La pagina dedicata alla famiglia richiama abbracci, parole, ricordi e futuro come elementi che possono continuare a tenere insieme una storia anche quando una persona è lontana.
L’ultima immagine evita volutamente una conclusione definitiva: adulto e bambino camminano insieme verso una strada aperta, accompagnati dalla frase “Questa storia non è una fine. È un pezzo del viaggio che stiamo facendo insieme”. È forse questa la caratteristica più importante de Il nostro libro della verità: non voler spiegare tutto in una volta, ma offrire un punto da cui partire. Un libro da aprire insieme, da riprendere quando serve e da lasciare anche in sospeso, perché alcune storie familiari hanno bisogno di essere raccontate più volte, con parole diverse, mentre i bambini crescono e diventano capaci di fare domande nuove.









