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di Valter Vecellio

huffingtonpost.it, 26 settembre 2025

“È drammatico il problema dei suicidi nelle carceri che da troppo tempo non dà segni di arresto: si tratta di una vera emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porre fine immediatamente a tutto questo. Deve essere fatto per rispetto dei valori Costituzione, per rispetto del vostro lavoro e della storia della polizia penitenziaria”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 208° anniversario della costituzione della polizia penitenziaria il 30 giugno scorso. Un monito, un allarme, una accorata sollecitazione a provvedere e farsi carico dell’emergenza diventata “ordinaria”, a tutta la classe politica, di governo e di opposizione; e, in definitiva, a tutti noi, che si prenda almeno coscienza e consapevolezza della situazione.

Da allora: 

  • 7 luglio: carcere di Vasto. Magrebino, 40 anni, problemi di natura psichica, viene trovato impiccato nella sua cella della casa di lavoro di Vasto. Nel penitenziario di Vasto sono reclusi 103 fra detenuti e internati; 69 gli agenti della polizia penitenziaria, a fronte di un organico previsto di 143 agenti.
  • 21 luglio: carcere di Massa. Tunisino, 26 anni non ancora compiuti, in carcere dal 16 luglio per revoca degli arresti domiciliari, è trovato impiccato nella sua cella. 
  • 25 luglio: carcere di Trapani. Tunisino, 30 anni non ancora compiuti, accusato di reati connessi alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti, affetto da patologie psichiche, si impicca nella sua cella. A Trapani 524 reclusi sono stipati in 497 posti disponibili, gli operatori di Polizia penitenziaria assegnati sono 260, ne servirebbero almeno 417; capita così che un solo agente debba occuparsi di sorvegliare a vista ben 4 detenuti contemporaneamente. 
  • 30 luglio: carcere di Pavia. Da solo in cella, 36 anni: annoda le lenzuola, ne ricava una corda, si impicca. Era originario dell’est Europa. Carcere di Parma: un detenuto italiano di 53 anni si uccide impiccandosi. Detenuto ad alta sicurezza per reati associativi era in isolamento dal 2 maggio scorso per un motivo sanitario. Si impicca con l’elastico delle sue mutande. 
  • 3 agosto: carcere di Aosta. Si lega un sacchetto di plastica intorno al collo e inala il gas propano emesso da una piccola bombola inserita all’interno del sacchetto. Si uccide così, un cittadino libico non ancora trentenne detenuto nel carcere di Brissogne-Aosta per reati inerenti lo spaccio di stupefacenti.
  • 5 agosto: carcere di Brescia. Un detenuto tenta di togliersi la vita, in condizioni disperate viene ricoverato in ospedale, dopo qualche giorno di agonia, muore.
  • 15 agosto: carcere di Benevento: un detenuto 53enne, italiano, in carcere da pochi giorni, si uccide recidendosi la giugulare. 
  • 23 agosto: carcere di Cremona. Un detenuto magrebino di 40 anni è deceduto presso la Casa Circondariale di Cremona per aver inalato gas dalla bomboletta da campeggio regolarmente detenuta per preparare i pasti. A Cremona sono ammassati ben 563 detenuti in soli 384 posti disponibili, mentre si contano 187 operatori di Polizia penitenziaria assegnati, ma ne servirebbero almeno 335.
  • 27 agosto: carcere di Busto Arsizio. Un detenuto italiano di 61 anni, in carcere da 10 giorni per l’applicazione del c.d. codice rosso si toglie la vita impiccandosi nella sua cella. A Busto Arsizio sono stipati 423 detenuti in 211 posti (in pratica più del doppio rispetto alla capienza), gestiti da 178 appartenenti alla Polizia penitenziaria (ne servirebbero almeno 315).
  • 6 settembre: carcere di Roma-Rebibbia: un detenuto italiano si toglie la vita impiccandosi nella sua cella del reparto G12 del carcere. A Rebibbia 1.576 reclusi sono stipati in 1.068 posti disponibili, mentre gli appartenenti alla Polizia penitenziaria assegnati sono 640 (dovrebbero essere almeno 1.137).
  • 7 settembre: carcere di Firenze-Sollicciano. Una detenuta di origini rumene di 26 anni si impicca nella sua cella. Sarebbe stata scarcerata fra circa un anno. A Sollicciano sono reclusi 565 detenuti, di cui 73 donne, in 358 posti disponibili, gestiti da meno di 400 agenti (ne servirebbero minimo 622).
  • 21 settembre: carcere di Perugia. Una detenuta italiana, di circa 35 anni, affetta da patologie psichiatriche e in carcere per reati legati al traffico di stupefacenti, si toglie la vita impiccandosi nella sua cella. A Perugia sono stipati 495 detenuti (70 donne) in soli 313 posti disponibili, di contro vi sono 196 agenti in servizio, ne necessiterebbero almeno 338. 
  • 25 settembre: carcere di Modena. Tunisino, 25 anni non ancora compiuti, si impicca nella sua cella della sezione accoglienza, dove si trovava da poco. A Modena sono ammassati 580 detenuti in 371 posti regolamentari, mentre gli agenti in servizio sono solo 225, ne servirebbero almeno 296. 

Dall’inizio del 2025 sono 62 i detenuti che ufficialmente si sono tolti la vita; a questa tragica lista vanno aggiunti un internato in una REMS e tre operatori della polizia penitenziaria. Elevati, anche se non esattamente quantificabili, i tentati suicidi sventati; e i decessi “per cause da accertare”.

Ancora. Nelle carceri italiane, al 31 maggio 2025, risultano stipati quasi 63mila detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 51.296 posti (ai quali però andrebbero tolti quelli ormai inagibili: circa 4.500 secondo i calcoli di Antigone). Il tasso medio effettivo di affollamento è almeno del 133%. Si tratta appunto di un tasso di affollamento medio. Delle quasi 190 carceri italiane quelle non sovraffollate, riferisce Antigone nel suo ultimo rapporto, sono solo 36, mentre quelle con un tasso di affollamento uguale o superiore al 150% sono 58. Al 30 aprile 2025 gli istituti più affollati erano Milano San Vittore (220%), Foggia (212%), Lucca (205%), Brescia Canton Mombello (201%), Varese (196%), Potenza (193%), Lodi (191%), Taranto (190%), Milano San Vittore femminile (189%), Como (188%), Busto Arsizio (187%), Roma Regina Coeli (187%), Treviso (187%).