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di Gianni Alemanno e Fabio Falbo

Il Dubbio, 18 marzo 2026

Bella l’idea di rimettere, qualche decennio dopo, Massimo Lopez nel fortino della Legione straniera, dove ancora fa attendere il suo plotone d’esecuzione grazie a un’interminabile telefonata, rilanciando così il fortunato slogan “una telefonata allunga la vita” (in carcere si diventa necessariamente dei grandi esperti di programmi televisivi, pubblicità comprese). In effetti “una telefonata allunga la vita”, con la voce dei tuoi affetti, vicini e lontani, dei tuoi figli, dei tuoi amici e dei tuoi amori. Soprattutto qui in carcere, una telefonata - sia pure limitata a 10 minuti massimo - ti fa sentire più vivo, meno separato dalla realtà. Quante persone detenute, nei momenti di sconforto, si sono appese alla cornetta telefonica per non sprofondare nel buco nero della depressione, che nelle celle è l’anticamera diretta della morte per suicidio o per overdose. ì+E quanti altri hanno trovato in una telefonata il freno per non cadere in reazioni isteriche di fronte alle piccole e grandi prepotenze che sono costretti a subire, per non commettere di nuovo violenza, per non fare “sciocchezze”.

Insomma, soprattutto in carcere, una telefonata è un forte stabilizzatore emotivo, una riserva estrema di calore umano a cui ricorrere quando i colloqui scarseggiano e i permessi non arrivano. Ma cosa fa, invece, la nostra politica e la nostra amministrazione? Comprime in modo ipocrita questa opportunità vitale. Per capirlo bisogna fare un passo indietro ai tempi dell’epidemia Covid. In quel periodo, visto che i colloqui erano ovviamente vietati e che tutti, dentro e fuori le carceri, eravamo in pericolo di vita, si decise di aumentare le telefonate concesse alle persone detenute da 4 al mese - secondo quanto previsto dall’Ordinamento - al numero straordinario di 18 al mese. Finita l’emergenza, molti carceri hanno mantenuto comunque un numero più alto di telefonate rispetto a quello previsto originariamente. A Rebibbia la Direzione scelse di mantenere 8 telefonate mensili.

Arrivati a fine 2025 il Ministero della Giustizia decide di mettere ordine a questa questione e di fare anche la figura del magnanimo, emanando un DPR che fissa a 6 le telefonate mensili, quindi 2 in più del vecchio ordinamento, ma molte in meno per tutti le carceri che avevano mantenuto un numero più elevato dopo il Covid. A Rebibbia, ad esempio, il risultato pratico è che da questo mese siamo passati da 8 a 6 telefonate al mese. Ma perché? Che senso ha?

L’alibi è sempre quello della sicurezza: troppe telefonate permetterebbero a detenuti pericolosi di mantenere i contatti dal carcere con le loro associazioni criminali. È una scusa ridicola. Innanzitutto perché i detenuti veramente pericolosi (o presunti tali) hanno un regime a parte che gli consente solo 4 telefonate al mese. Poi, soprattutto, chi vuole mantenere contatti illeciti con il resto del mondo, non si affida alle telefonate fatte con il telefono del carcere (che è intercettato e può chiamare solo alcuni numeri consentiti), ma utilizza uno dei tanti cellulari clandestini che circolano nelle carceri italiane. Stiamo rivelando qualche inquietante “notizia criminis” per cui saremo presto interrogati?

No, no, stiamo solo riportando quanto abbiamo letto nell’ultimo Decreto sicurezza emanato dal Governo Meloni. Infatti in questo Decreto, attualmente in conversione alle Camere, viene addirittura prevista la presenza nelle carceri di “agenti sotto copertura” della Polizia penitenziaria. E quali reati si dovrebbero perseguire con una misura così estrema e discutibile? Tra gli altri, si legge, “l’indebita introduzione di strumenti cellulari all’interno delle carceri per consentire comunicazioni non autorizzate”. Il che significa che l’Amministrazione ammette che la diffusione dei cellulari nelle carceri è una realtà.

E allora, torniamo a ripetere, che senso ha limitare o ridurre le telefonate controllate attraverso i telefoni ufficiali del carcere? Infatti negli istituti di pena degli altri paesi europei queste limitazioni insulse non esistono e ci si affida ai limiti imposti dalle tessere a pagamento che vengono date a chi ne fa richiesta (come qui da noi).

Da qui un nostro ennesimo appello: visto che questo Decreto Legge è in discussione alle Camere, perché qualche parlamentare illuminato non propone un emendamento che abolisca questa anacronistica limitazione delle telefonate autorizzate, o almeno aumenti il numero di quelle previste? Visto che per il sovraffollamento non riuscite a fare nulla, visto che ancora oggi, dopo 8 mesi dall’emanazione del piano carceri, non siete riusciti a creare nessun nuovo posto in carcere, che ne dite di dimostrare un po’ di buon senso, rafforzando il più semplice, efficace e innocuo degli stabilizzatori emotivi? “Una telefonata allunga la vita”: qui in carcere non è uno slogan, è una realtà.