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di Lina Palmerini

Il Sole 24 Ore, 28 giugno 2025

L’agenda internazionale da sola non basta. Per quanto Meloni abbia puntato molto sul palcoscenico dei grandi summit con o senza Trump, sa che in autunno dovrà mettere carne al fuoco nell’agenda nazionale. Finora, infatti, il bilancio lascia spazi in bianco. Di misure concrete c’è stato il taglio strutturale del cuneo fiscale che però non ha aiutato a recuperare del tutto i salari reali, per il resto il lavoro fatto fin qui si inserisce soprattutto nel filone dei temi identitari.

E, quindi, immigrazione e tutto il capitolo su sicurezza e legalità. Si era cominciato con il contrasto ai rave party, si è finito con un Dl sicurezza su cui ieri è calato il giudizio pesantissimo dell’Ufficio Massimario della Cassazione. In particolare, si parla di rischi di incostituzionalità per l’assenza di necessità e urgenza, l’eterogeneità delle norme e la sproporzionalità delle pene.

Si vedrà se davvero entrerà nel mirino della Consulta ma dal punto di vista politico, il Governo Meloni ha seguito il mainstream della nuova destra che ha spostato l’asse della contrapposizione con la sinistra sui temi culturali e dei valori, più che sulle ricette economiche. Anzi, proprio sul fronte della finanza pubblica c’è un certo allineamento con quello che è stato il “faro” del centro-sinistra, ossia la disciplina di bilancio.

Con il ministro Giorgetti, l’Italia si è collocata in quel sentiero virtuoso che era il fiore all’occhiello dei Governi Prodi. E pure il taglio del cuneo fu battezzato dal secondo Esecutivo Prodi per poi essere ripreso da Draghi. E allora dove collocare la netta linea di demarcazione? Sull’identità culturale, appunto. Sui diritti omosessuali, sul free speech, sull’eutanasia o sulla cittadinanza agli stranieri oltre che “coprire” tutta la fascia legalitaria con nuovi reati. Resta, così, una grande attesa sull’agenda economica che dovrebbe essere il piatto forte per prepararsi alla sfida delle politiche. Fin qui, come si diceva, sono stati messi in sicurezza i conti, in vista di allargare i cordoni della borsa in campagna elettorale. Forse.

Già perché la prudenza finanziaria è stata dettata anche dalla grande incertezza geopolitica - e sui dazi - che ha tenuto in stand by la promessa riforma delle aliquote Irpef, da sempre la vera scommessa del centro-destra. L’autunno ripartirà con questa esigenza: riempire gli spazi dei dossier economici. Intanto c’è la certezza che alcune riforme, come il regionalismo differenziato o il premierato, non saranno più le bandiere che erano state alzate per la campagna elettorale del 2022 e, poi, delle europee di un anno fa. Ed è in questo vuoto ancora da colmare che dovrebbe mettere radici il progetto dell’opposizione.