di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 febbraio 2026
Intervista Parla Denise Amerini, responsabile Dipendenze e carcere della Cgil. Il 6 febbraio, presso il “terzo polo” universitario capitolino, una vasta rete di associazioni cercherà proposte percorribili. A cominciare da amnistia e indulto. “Subito amnistia e indulto”, è l’appello perentorio lanciato ieri anche dall’Associazione nazionale Giuristi democratici dopo gli ultimi due suicidi registrati nel giro di 36 ore nel carcere Due Palazzi di Padova. La storica associazione, nata nel secondo dopoguerra, si unisce al coro di coloro che chiedono di voltare “definitivamente pagina, ricorrendo alla detenzione davvero come extrema ratio”, e accusa: “Le politiche detentive di questo governo producono morte”.
Stando così le cose, mobilitarsi è più che necessario. Per questo una ventina di organizzazioni che da sempre lavorano nell’area del penale e dei diritti (da Antigone alla Cnca, da A Buon diritto alle Acli, dalla Cgil a Nessuno tocchi Caino, dal Gruppo Abele al Forum droghe, ecc.) ha promosso a Roma un’assemblea “aperta a volontariato e realtà del terzo settore, operatori, garanti dei diritti dei detenuti, cittadini e istituzioni per condividere analisi, esperienze e proposte e per ragionare insieme su possibili iniziative comuni finalizzate a migliorare la drammatica situazione delle carceri italiane, a cominciare dall’approvazione di forme di amnistia o di condono della pena”. L’incontro si terrà venerdì prossimo, 6 febbraio, all’Università Roma Tre, e al momento ha raccolto l’adesione di oltre 50 associazioni. Ne parliamo con Denise Amerini, responsabile nazionale Dipendenze e Carcere della Cgil.
Amerini, perché una chiamata generale così estesa e perché ora?
Le associazioni promotrici da tempo ragionano sul problema. Ma dopo il Giubileo dei detenuti, dopo gli appelli del Papa e del Presidente della Repubblica assolutamente inascoltati, con il sovraffollamento arrivato al 138% a livello nazionale e i suicidi a numeri mai visti, registriamo il nulla assoluto da parte di chi dovrebbe prendere provvedimenti. Siamo nella stessa situazione del 2013 quando l’Italia venne condannata dalla Cedu con la sentenza Torreggiani per trattamento inumano e degradante dei detenuti, ma ora è perfino peggio perché il sovraffollamento aumenta invece di diminuire come allora. Perciò è indispensabile - fra l’altro nell’anno dell’Ottantesimo anniversario della Costituzione - fare qualcosa per convincere il legislatore a trovare una soluzione percorribile.
Avete proposte concrete?
Di proposte ce ne sono tante ma giacciono in Parlamento, come quella del deputato Giachetti che prevede di aumentare lo sconto di pena per buona condotta o quella sulle case di reinserimento sociale. Eppure, questa maggioranza e questo governo sanno solo aumentare le fattispecie di reato e le pene. Per questo riteniamo veramente improrogabile fotografare questa emergenza e ragionare su provvedimenti e misure che siano veramente deflattive.
Festeggiare l’Ottantesimo anniversario della Costituzione con provvedimenti di clemenza non sarebbe una “resa dello Stato”, come dice il Guardasigilli Nordio?
Tutt’altro. Intanto perché - quasi pleonastico ripeterlo - l’articolo 27 della Carta afferma che le pene devono avere un carattere rieducativo e non afflittivo, che le persone ristrette hanno il diritto al rispetto della loro dignità. Ma, in più, è la stessa Costituzione a prevedere la possibilità di ricorrere ad amnistia e indulto quali strumenti democratici. E c’è da aggiungere che i padri costituenti - che il carcere l’avevano conosciuto - non usano mai la parola “carcere” ma il termine “pene”, al plurale. Perché appunto la pena non è soltanto quella legata alla detenzione in carcere.
Negli ultimi anni questa rete di organizzazioni che studia e lavora sui diritti e sul penale si è allargata ed è “maturata”. Fino al “salto di qualità” che essa stessa ha registrato durante l’ultima Controconferenza sulle droghe. L’assemblea del 6 febbraio è un’occasione spot o si inserisce in un percorso che guarda lontano?
Non è un appuntamento spot. Alcuni organizzatori lavorano insieme da anni ma indubbiamente la costruzione della Controconferenza di Roma è stato un momento importante di confronto, le alleanze si sono rafforzate e la partecipazione è aumentata, perché appunto la situazione negli anni è diventata sempre più insostenibile. Se addirittura vediamo peggiorare il Codice Rocco, è evidente che bisogna cercare di andare oltre la critica sacrosanta e legittima e provare a trovare anche delle risposte alternative che siano davvero percorribili.
Le associazioni che hanno aderito all’assemblea hanno tutte lo stesso orientamento politico?
No, penso proprio di no. È una rete che rappresenta un vasto mondo di pensiero, dalla sinistra ai cattolici, dai liberali al mondo dell’associazionismo dove possono confluire soggetti di qualunque fede politica.
Avete invitato i rappresentanti delle istituzioni?
La partecipazione è già aperta a tutti, ma nei prossimi giorni decideremo se è necessario anche insistere con inviti specifici. Spero che si possa aprire la massima interlocuzione con tutti i soggetti che si occupano di carcere e giustizia. Perché se in carcere si sta male, stanno male tutti.











