di Giovanni Spinapolice
Il Riformista, 12 settembre 2026
Il 7 settembre 2026, davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, l’Alto Commissario ONU Volker Türk ha parlato apertamente della possibilità che le Intelligenze Artificiali avanzate rappresentino un “rischio esistenziale per l’umanità”, richiamando i pericoli per le infrastrutture critiche, le comunicazioni, i sistemi democratici, la concentrazione del potere tecnologico e la necessità di linee rosse comuni. Uno scenario che, fino a pochissimo tempo fa, avremmo confinato nella fantascienza. Sento ancora richiamare la rivoluzione industriale, quasi che la storia possa offrirci una rassicurazione. Anche allora il mondo fu sconvolto, e l’uomo riuscì a trovare nuovi equilibri. Ma la macchina industriale moltiplicava la forza dell’uomo e rimaneva uno strumento nelle sue mani. Con l’Intelligenza Artificiale, quella linea comincia a confondersi.
Stiamo costruendo sistemi capaci di apprendere, elaborare strategie, adattarsi agli ostacoli e acquisire margini crescenti di autonomia. E l’Intelligenza Artificiale è già potere. Economico, industriale, militare, informativo. Stati e grandi imprese competono per possedere sistemi più capaci di quelli degli altri, e proprio qui emerge una contraddizione decisiva. Alcune delle caratteristiche che rendono una IA più difficile da controllare possono essere le stesse che la rendono più efficace e quindi più preziosa per chi la possiede.
La capacità potenzialmente nociva della macchina rischia così di trasformarsi essa stessa in valore competitivo. Più la mia IA è potenzialmente capace di nuocere, maggiore può diventare il potere che io esercito attraverso di essa. Chi sarà disposto, allora, a fare un passo indietro? Chi accetterà di limitare la propria Intelligenza Artificiale confidando che gli altri facciano altrettanto? Le linee rosse invocate dall’ONU sono necessarie, ma non possono rimanere affidate alla prudenza di chi trae vantaggio dal superarle. È per questo che ritengo necessario adottare per le IA un’Etica Evolutiva Universale, capace di orientarne lo sviluppo mentre esse evolvono. Ma quando il rispetto di un principio entra in conflitto con il potere, l’etica da sola non basta. Occorrono leggi fondamentali condivise e istituzioni di giustizia capaci di farle rispettare.
La Costituzione delle Intelligenze e la Corte della Giustizia Universale delle Intelligenze, teorizzate nell’ambito del Transumanismo Inverso, nascono da questa esigenza. Se la tecnologia opera su scala globale, anche i princìpi che ne governano i limiti devono poter superare i confini dei singoli Stati. Perché ciò che dobbiamo difendere, in definitiva, è la libertà dell’uomo. Se pochi soggetti controlleranno intelligenze capaci di orientare conoscenza, comportamenti e decisioni, il rischio è che il perimetro delle nostre scelte venga progressivamente disegnato altrove. Il futuro dell’Intelligenza Artificiale si misura da ciò che sapremo lasciare ai nostri figli: pace e libertà.









