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di Marco Galluzzo

Corriere della Sera, 29 febbraio 2024

Il ministro degli Esteri ungherese: “Interferenze dall’Italia”. Tajani: “Rispettino le regole Ue sulla detenzione”. Doveva essere un incontro fruttuoso, costruttivo, capace di far fare dei passi avanti al caso Salis, la nostra connazionale detenuta nelle carceri ungheresi. Invece il faccia a faccia fra il ministro degli Esteri Péter Futsal Szijjártó e Antonio Tajani alla Farnesina si è trasformato nell’ennesimo scontro fra i due governi, con l’accusa di Budapest all’Italia di “fare interferenze” sul loro sistema politico e giudiziario.

La miccia l’ha accesa il ministro di Orbán, una volta uscito dalla Farnesina, scrivendo su X che “è sorprendente che l’Italia cerchi di interferire in un caso giudiziario ungherese, questa signora, presentata come una martire in Italia, è venuta in Ungheria con un piano chiaro per attaccare persone innocenti per le strade come parte di un’organizzazione di sinistra radicale. Spero sinceramente che questa signora riceva la meritata punizione in Ungheria”.

Insomma se in apparenza le acque sembravano più calme, se finalmente la famiglia di Salis aveva accettato la strategia suggerita dal governo italiano, quella di chiedere la misura cautelare dei domiciliari in Ungheria, un passo che potrebbe aprire le porte alla possibilità di attendere il processo in Italia, con le stesse misure, il caso torna in alto mare. E con un politicizzazione ulteriore da parte delle autorità ungheresi, che chiaramente ne fanno un caso di orgoglio nazionale e di politica interna. E con il paradosso di due capi di governo, Meloni e Orbán, che hanno un rapporto politico molto positivo. Non a caso il Partito democratico, che insorge e accusa Budapest di averla già condannata, si chiede con Debora Serracchiani “che la presidente del Consiglio si faccia sentire di fronte a queste dichiarazioni inaccettabili”.

Qualche ora dopo l’incontro al ministro ungherese ha risposto Tajani, con una nota diplomatica, ma anche ferma nel ribadire il diritto del nostro Paese di seguire il caso della nostra cittadina e della sue condizioni di reclusione. Tajani fa sapere che ha espresso soddisfazione per l’anticipo della prossima udienza al 28 marzo (inizialmente prevista per maggio) e che ha consegnato al ministro ungherese un nuovo, dettagliato promemoria sulle condizioni detentive della connazionale, evidenziando la necessità di un giusto processo e dell’assicurare la dignità e i diritti fondamentali della signora Salis, sul cui caso è costante l’impegno dell’ambasciata d’Italia a Budapest.

“Il ministro Tajani e il governo italiano da tempo hanno preso l’iniziativa di affrontare il tema delle condizioni di detenzione della signora Salis come viene fatto in molti casi per cittadini italiani detenuti all’estero. Senza nessuna volontà di interferenza - ha rimarcato il titolare della Farnesina --ma con la chiara intenzione di far pressione per verificare che le condizioni di detenzione rispettino le normative europee che richiamano alla tutela dei diritti umani. Ed è quanto il governo italiano continuerà a fare, in questo come in altri casi simili”.

“La dichiarazione del ministro degli Esteri ungherese ci ha spiazzato perché non ci aspettavamo che entrasse così a gamba tesa su un argomento giudiziario”, ha detto Roberto Salis, il padre di Ilaria, commentando prima della fiaccolata di Milano per la 39enne reclusa a Budapest le frasi del ministro. “Dobbiamo chiedere al ministro ungherese cosa intende per martire, se intende una persona torturata per 35 giorni certo Ilaria è una martire”.

Ilaria Salis è detenuta in Ungheria da oltre un anno con l’accusa di aggressione a due estremisti di destra. “L’ambasciatore mi aveva assicurato che l’incontro era stato positivo - ha aggiunto il padre - pensa se mi avesse detto che era andato male...”.