di Astolfo Di Amato
Il Garantista, 15 febbraio 2015
Le madri greche che non sono in condizione di far curare i loro bambini, o i corpi straziati dei migranti nel canale di Sicilia, sono le facce di una stessa medaglia. Si tratta di vicende che non si può fare finta di ignorare. Una collettività, per essere tale, deve essere innervata da un sentimento di solidarietà. Ma Grecia e Triton dicono che la solidarietà è un concetto estraneo alla nozione di Europa. Che è invece una stanza di compensazione di interessi mercantili.
In queste ore l'eurogruppo sta affrontando le questioni che ha posto la nuova dirigenza greca. Si tratta di verificare le alternative alle conseguenze spesso disumane che l'imposizione dell'austerità ha determinato. In queste stesse ore si contano le vittime dell'ennesima tragedia del Canale di Sicilia: circa 330, secondo le ricostruzioni ufficiali.
L'operazione Triton, che fa capo all'Unione Europea e che ha sostituito Mare Nostrum, organizzata dagli italiani, non ha avuto i risultati sperati, dimostrandosi largamente inadeguata. La sua inadeguatezza è la causa di una ennesima tragedia di dimensioni immani. Che vede una delle cause anche in quella scellerata operazione in Libia, voluta da alcuni paesi europei per mere ragioni di potere. Sul primo tema, le dichiarazioni ufficiali sono che non vi sono vie percorribili diverse dal rientro del debito e da una rigorosa politica di austerità.
Sul secondo argomento, sono riportate le dichiarazioni di dolore del Papa e di alcuni politici italiani. Le civilissime nazioni del nord Europa tacciono. Le madri greche che non sono in condizione nemmeno di far curare i loro bambini o i corpi straziati dei migranti nel canale di Sicilia sono, evidentemente, troppo lontani per solleticare i loro buoni sentimenti.
Sennonché, si tratta di vicende che non si può fare finta di ignorare, mettendole nell'area di ciò che è negoziabile. Una collettività, per essere tale, deve essere innervata da un sentimento autentico di solidarietà. Che deve essere anche capace di superare i rimproveri, anche se giusti, che possono essere mossi, come nel caso della Grecia. Grecia e Triton dicono, in modo brutale, che la solidarietà è un concetto estraneo alla nozione di Europa. È una stanza di compensazione di interessi, caratteristica di qualsiasi organizzazione di mercanti, nella quale c'è il portafoglio al posto del cuore.
Per carità! Non vi sono obblighi, in questa prospettiva, di solidarietà, di compassione, di generosità. Ma se è così, l'Europa va presa per quello che è, cominciando ad eliminare la stessa esistenza di una bandiera. La quale dovrebbe rappresentare cosa? Quale unità? Quella di chi di fronte alle difficoltà ed alle tragedie degli altri si gira dall'altra parte, salvo dare giudizi ed insegnamenti? Ed allora, prendiamo l'Europa per quello che è Inutile affannarsi a cercare di cambiarla, contro la chiara volontà degli altri. Se ci sono utili opportunità sfruttiamole.
Ma, soprattutto, rivolgiamo le nostre energie verso i paesi con i quali, per mille motivi, è più facile creare il senso autentico di una collettività. Il bacino del Mediterraneo, se si guarda alla nostra storia, ha costituito la sede di elezione dei rapporti che hanno segnato lo sviluppo e la civiltà del nostro paese. È, perciò, in quella direzione che dobbiamo incrementare la nostra attenzione. Lasciando ai paesi del nord tutta l'arroganza di cui sono capaci.









