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farodiroma.it, 29 novembre 2019


La Crui e la Cnupp (Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari) hanno organizzato presso la Sapienza Università di Roma un incontro per raccontare la propria attività e confrontarsi sul tema della formazione che gli atenei mettono a disposizione dei detenuti.

"Quando si pensa all'università spesso ci si limita alla didattica e alla ricerca - ha detto Gaetano Manfredi, Presidente della Crui, in apertura - Ma si tratta di una percezione parziale. L'università è anche un importantissimo strumento di inclusione e di promozione sociale. Nel caso degli istituti penitenziari ciò emerge con molta evidenza. La costituzione prevede che la pena abbia funzione riabilitativa e la collaborazione fra università e poli penitenziari va esattamente in questa direzione."

"Le università si ispirano al principio che il diritto allo studio universitario va garantito anche a chiunque si trovi in condizioni di limitazioni della libertà personale - ha detto Franco Prina, Presidente della Cnupp - Per questo l'impegno duplice della Cnupp: far sì che tutti gli atenei siano fattivamente impegnati a mettere a disposizione le proprie strutture didattiche per questo compito impegnativo; e mantenere un confronto permanente con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria perché in ogni istituto siano garantite le condizioni essenziali per rendere fruibile tale diritto, in maniera omogenea e per tutti coloro che intendano esercitarlo."

La Crui, e gli atenei associati, convinti della necessità sociale di questo percorso hanno istituito nel 2018 la Conferenza Nazionale dei Poli universitari Penitenziari. Ciò per riconoscere e promuovere l'impegno di un numero crescente di atenei per il diritto allo studio degli studenti detenuti o sottoposti a misure di privazione della libertà personale.

Attualmente i detenuti iscritti a corsi universitari sono 926 (897 uomini, 29 donne). La maggior parte appartengono a regimi detentivi "normali", mentre 317 sono in alta sicurezza e 14 al 41 bis. Le università sono presenti in 92 istituti penitenziari. La maggior parte dei detenuti è iscritta a discipline politico sociologiche (23%) e umanistiche (21%).

Secondo Antigone, "la possibilità di esercitare il diritto allo studio universitario non è data a tutti coloro che sarebbero nelle condizioni di esercitarlo e avrebbero l'interesse a farlo. Dipende dal carcere nel quale ci si trova, dalla capacità di attivazione presso le amministrazioni e le strutture didattiche universitarie di chi è in contatto con il detenuto interessato, dall'interesse e sensibilità di alcuni docenti. Per questo molte aree (intere regioni) e molti istituti penitenziari non offrono, almeno al momento, questa opportunità. Non essendo questo né un impegno normativamente regolato sul versante delle Università, né un vero e proprio diritto esigibile in maniera incondizionata. E anche laddove si sono sviluppate le varie esperienze, esse paiono al momento piuttosto differenziate, risentendo delle condizioni particolari di ogni istituto, del tipo di popolazione detenuta, delle modalità di esercizio della leadership, del clima interno, dei rapporti tra area trattamentale e area della sicurezza, delle condizioni strutturali e di affollamento, ecc. Ma anche del diverso grado di coinvolgimento e investimento dei singoli Atenei a supporto delle disponibilità e dell'impegno di singoli o gruppi di docenti.

È proprio questo panorama articolato e localmente connotato, che emerge dal confronto permanente in seno alla Conferenza nazionale dei Delegati dei Rettori per i poli universitari penitenziari (la Cnupp). Ma un panorama di cui per la prima volta si ha piena consapevolezza, essendo stati raccolti una serie di dati importanti riferiti all'anno accademico 2018/19.

La Conferenza nazionale raggruppa al momento 30 Università che sono presenti, in modi e con gradi di intensità variabili relativamente a numero di studenti e attività didattiche realizzate, in 70 istituti penitenziari (di tipi diversi). La distribuzione sul territorio di Università e carceri è piuttosto ampia, anche se, come si può vedere dalle figure e tabelle che seguono, vi sono alcune regioni, in cui l'incontro tra Università e carcere non si è (ancora) concretizzato.