di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 febbraio 2025
Dal feudo biellese al controllo del Dap e del Gom. Ha creato il reparto anti rivolta. E cambiato la fisionomia del Dipartimento. “Uno di noi”. Dopo anni di “passerelle”, finto interesse e false promesse, “eccolo, invece, il nuovo, l’uomo che con il suo piglio, il suo carisma, sta dando la sferzata giusta per ridare dignità al Corpo dei baschi azzurri”. L’osanna è tratto dal blog ufficiale del sindacato autonomo Sappe, ma è solo un caso: è sempre un tifo da stadio, quello che accoglie puntualmente Andrea Delmastro Delle Vedove in ogni ambiente di polizia penitenziaria. Dal suo feudo originario del biellese, dove possiede una solida rete di amicizie nel campo (nell’estate 2023 il sindacato Sinappe gli organizzò una grigliata proprio nel cortile del carcere di Biella invitando anche alcuni degli agenti che allora erano indagati per tortura, ma tenendo alla larga però la Garante locale dei detenuti), il suo allure si è fatto strada in tutte le carceri del Paese. E lui ricambia con amore: “Non mi inchino alla mecca dei detenuti”, disse l’estate scorsa visitando gli agenti delle carceri di Taranto e Brindisi.
Classe 1976, nato a Gattinara in provincia di Vercelli, figlio di un ex deputato di An, è stato avvocato di fiducia di Giorgia Meloni e militante del Fronte della Gioventù prima dell’elezione in Comune a Biella e in Parlamento nel 2018. Come sottosegretario alla Giustizia, ha la delega alla Polizia penitenziaria e controlla anche il reparto Gom che si occupa dei detenuti in 41bis. Ed è per gli agenti del Gruppo operativo mobile, appunto, che a novembre scorso, presentando la nuova super auto blindata per il trasporto dei detenuti sottoposti al regime di carcere duro, aveva dichiarato l’”intima gioia” con cui “non lasciamo respirare chi è dietro quel vetro”.
A capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, vorrebbe fortemente che rimanesse l’attuale facente funzione Lina Di Domenico, ex vice di Giovanni Russo subentrata dopo le dimissioni del magistrato nominato nel gennaio 2023. Ma, come rivelato dal manifesto un mese fa, il quasi sgarbo istituzionale commesso con il Quirinale (nessun nome è arrivato sul tavolo del presidente Mattarella, cui spetta firmare il Decreto presidenziale di nomina del capo Dap), ha portato ad uno stallo che ancora perdura.
Tuttavia, la sfera di influenza di Delmastro arriva anche sulla Direzione generale dei detenuti - che farebbe capo al sottosegretario leghista Andrea Ostellari - dove a dicembre 2024 riesce a portare l’ex pm di Biella Ernesto Napolillo al posto del direttore Giancarlo Cirielli (fratello di Edmondo) che, a sua volta, si sposta all’ispettorato generale del ministero di Giustizia. E siamo sempre, comunque, nella “casella Fd’I”.
Del nostro sottosegretario, finito suo malgrado nel 2023 in una sfortunata festa di Capodanno per colpa del fratello di partito Emanuele Pozzolo, si potrebbero ricordare le note più di colore, quelle occasioni che Delmastro non ha perso per parlare alla pancia della PolPen e del Paese. Come il calendario dei baschi azzurri stile Rambo che rivendicò con orgoglio davanti alle proteste dell’opposizione, o le schermaglie con la Corte dei conti del Piemonte.
Ma vale la pena soffermarci su un paio di temi più seri come la creazione, nel maggio scorso, del Gruppo di intervento operativo (Gio), un reparto di agenti penitenziari anti sommossa nato sul modello dell’Équipes régionales d’intervention et de sécurité francese, pronto a sedare in tempo record le rivolte nelle carceri, laddove per “rivolta” si vuole intendere il nuovo reato istituito con il ddl Sicurezza (in itinere al Senato) che si configura anche con la resistenza passiva. Oppure la riforma con la quale nel maggio scorso ha cambiato la fisionomia del Dap emulando il dipartimento di Pubblica sicurezza, con un intervento di suddivisione delle competenze dell’amministrazione in “divisioni” che ha affidato solo a dirigenti di polizia penitenziaria.











