di Andrea Gatta e Giada Lo Porto
La Repubblica, 21 marzo 2026
Un fiume di persone, colori e voci scorre nel centro di Torino per il corteo della “giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, che ha trasformato le strade del centro in uno spazio collettivo di ricordo. Da piazza Solferino fino a piazza Vittorio Veneto, il lungo serpentone unirà studenti, familiari delle vittime, associazioni, istituzioni e cittadini in un cammino scandito da striscioni, nomi e silenzi carichi di significato.
Toccante la lettura dei 1.117 nomi delle vittime delle mafie. Un elenco che rappresenta una chiamata alla memoria viva: storie interrotte, vite spezzate, ma anche esempi che continuano a interrogare il presente. Ogni nome sarà pronunciato e accompagnato da un applauso, un gesto semplice ma potente, capace di restituire dignità e presenza a chi non c’è più.
Forte la presenza di giovani. Cartelli scritti a mano, slogan contro la criminalità organizzata, riflessioni sulla legalità. Accanto ai giovani, i familiari delle vittime, molti dei quali ancora in attesa di verità e giustizia, porteranno le loro testimonianze. Ed è arrivata anche la segretaria dem Elly Schlein.
A chiudere la mattinata l’intervento di Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che da anni richiama alla necessità di una memoria che non sia rituale, ma impegno quotidiano. La mafia, è il messaggio che verrà ribadito, non è un fenomeno relegato al passato: si muove dentro l’economia, si infiltra nei territori, si trasforma. Per questo serve una vigilanza costante, una cittadinanza attiva, una responsabilità condivisa.
In questi stessi giorni, tuttavia, il tema della legalità torna al centro del dibattito anche per vicende che coinvolgono esponenti istituzionali. La bufera che ha investito il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino richiama l’attenzione su intrecci e ombre che non possono essere sottovalutati. Il cognome Senese, emerso nel caso della società 5 Forchette Srl, riporta a scenari già noti alla cronaca giudiziaria: la società, legata alla proprietà di una bisteccheria a Roma, era stata fondata dalla giovane Miriam Caroccia insieme allo stesso Delmastro e a dirigenti piemontesi di Fratelli d’Italia. Il padre della ragazza, Mauro Caroccia, è detenuto con accuse legate al riciclaggio di denaro per conto del clan Senese attraverso una rete di ristoranti nella capitale.
Un contesto che rende ancora più evidente quanto il messaggio della giornata torinese sia attuale. Tra poco il corteo prenderà forma. E ancora una volta saranno i nomi, le storie e le presenze a ricordare che la memoria, qui, non è mai ferma. Cammina.










