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di Giorgio Silli*

 

Corriere Fiorentino, 19 settembre 2019

 

In coincidenza della nascita di un nuovo governo e conscio dell'attenzione che il suo giornale pone a questioni di carattere nazionale rispetto al territorio in cui viviamo, vorrei far riflettere i suoi lettori su una questione che percepisco come un'urgenza non rinviabile.

A prescindere dalla presenza territoriale di toscani nel governo del Paese e al netto del fatto che io continui ad essere all'opposizione dell'esecutivo, sento la necessità di condividere la volontà di preoccuparmi seriamente e sistematicamente della condizione disumana che viviamo nelle nostre carceri.

Dico 'viviamo' perché lo Stato siamo noi e soprattutto perché la più diretta emanazione di esso sono coloro che debbono occuparsi di organizzare fisicamente uno schema di lavoro per garantire ai detenuti la dignità. Ebbene, non sono degne le condizioni in cui versano i detenuti delle nostre carceri, né quelle dei poliziotti penitenziari costretti a combattere con se stessi e con un sistema che mette a rischio persino la loro vita.

Da tempo seguo attivamente con preoccupazione di questa problematica, senza pensare che una difficoltà così strutturale possa essere prerogativa dell'una o dell'altra parte politica. Pochissimi giorni fa una nuova aggressione di un detenuto nei confronti di un poliziotto penitenziario è avvenuta nella casa circondariale della città dove sono nato e cresciuto, nonché sito del mio collegio elettorale, Prato.

Si tratta dell'ennesimo episodio nel giro di pochi mesi, di una spia di un disagio che, come tutti ben sappiamo, va avanti aggravandosi da molti anni: le carceri sono sovrappopolate, gli organici degli agenti penitenziari sono sotto dimensionati. Quello dei numeri è solo uno dei tantissimi aspetti che come società e classe dirigente abbiamo il dovere di affrontare per iniziare seriamente a cercare di risolvere questo dramma, ma si tratta di un punto di partenza ineluttabile.

Nell'anno e mezzo in cui ho svolto le funzioni di deputato ho presentato diversi quesiti al ministero della Giustizia perché si prendesse coscienza di questo indegno dramma quotidiano. Tuttavia appare necessario che per raggiungere lo scopo il governo e l'opinione pubblica se ne facciano carico. Chiedo aiuto a Lei e ai suoi lettori per riflettere e mi metto a disposizione dei cittadini per cercare di venire a capo di questa assurdità.

*Deputato di "Cambiamo!"