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di Elisabetta Soglio

Corriere della Sera, 29 gennaio 2025

Secondo i dati della Fondazione Openpolis un giovane su due non ha competenze digitali almeno di base. Partiamo dalla definizione: “Forme di aggressione, molestia e discriminazione favorite dai nuovi strumenti di comunicazione, condivisione e scambio di informazioni via Internet, ovvero social network, chat, piattaforme di gioco…”. Stiamo palando di cyberbullismo, un fenomeno preoccupante con la progressiva crescita delle tecnologie. Un’emergenza che tocca tutti. Ma soprattutto i giovani, gli utilizzatori più sensibili e fragili di smarthphone, device e computer. Nello specifico i rischi maggiori sono in ambito scolastico. I dati confermano l’allarme. “Uno studente su 10 delle scuole secondarie, durante la pandemia, ha subìto episodi di bullismo o cyberbullismo”, spiega la Fondazione Openpolis Ets. E la quota “sale al 18,2% tra gli alunni stranieri”, viene spiegato sulla base di una ricerca presentata in occasione dell’11 febbraio, in cui si celebra il Safer internet day, giornata promossa a livello europeo per sensibilizzare a un uso consapevole di Internet.

“In questo contesto - viene indicato da Openpolis - si inserisce poi la diffusione sempre maggiore degli strumenti di intelligenza artificiale che negli anni a venire saranno sempre più presenti nelle nostre vite. Per questo motivo, saper utilizzare Internet in modo sicuro e consapevole non è più un’opzione: è essenziale essere in grado di padroneggiare le nuove tecnologie. Da questo punto di vista la scuola può e deve rivestire un ruolo di primo piano, una questione sempre più dibattuta tra gli esperti di settore”.

Ma qual è la situazione negli istituti italiani? Secondo la ricerca nel nostro Paese c’è ancora molta strada da fare, considerando come detto che la scuola gioca un ruolo molto importante. “È ancora troppo alta la quota di persone senza competenze digitali adeguate. Per sopperire a queste lacune, un primo passo fondamentale è ovviamente la disponibilità negli istituti di dotazioni informatiche e di aule dedicate. Spazi che troppo spesso ancora non sono presenti all’interno delle scuole”.

Di nuovo i dati di Openpolis illustrano bene il quadro generale: soltanto un giovane su due (il 58,5%, bilancio 2023) tra i 16 e i 29 anni aveva “competenze digitali almeno di base: una percentuale molto al di sotto della media europea”. E ancora: “Solo nel 35,7% degli istituti scolastici italiani veniva dichiarata la presenza di aule informatiche durante l’anno scolastico 2022-2023”. Una fotografia, quest’ultima, che risente anche di un aspetto sociale: “La presenza di aule digitali è più scarsa nelle aree rurali e nelle zone con alta concentrazione di famiglie a rischio disagio”.

Se da un lato quindi “le nuove tecnologie possono contribuire a un significativo miglioramento della qualità della vita (possibilità di studiare e lavorare a distanza, migliore conciliazione dei tempi vita-lavoro) - analizza Openpolis -, dall’altro non possono essere ignorati i rischi connessi a un uso sbagliato o inconsapevole della rete. Su tutti il fenomeno del cyberbullismo ma anche il furto e la diffusione di informazioni e contenuti personali. Rischi che tendono a colpire soprattutto ragazze e ragazzi meno inclusi, rafforzando le disuguaglianze sociali, economiche, territoriali e culturali esistenti”.