sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Dacia Maraini

Corriere della Sera, 28 novembre 2025

Violenza sulle donne e il rinvio della legge sul “consenso libero e attuale”. Perché il timore delle false denunce è solo un pretesto. L’argomento con cui si rifiuta il voto per il “consenso libero e attuale”, consiste nell’idea che questa legge comporterebbe abusi non riconoscibili. Salvini ha ipotizzato vendette su vendette di donne offese che denunciano stupri mai avvenuti per rivalersi di una offesa sentimentale. Intanto cominciamo col dire che una legge stabilisce un principio. Poi caso per caso, ci saranno i giudici, gli avvocati e chi per loro a decidere se la denuncia sia vera o falsa.

Ma il fatto di rifiutare una legge perché potrebbe comportare degli abusi è chiaramente pretestuoso. Sarebbe come dire che non dobbiamo fare una legge sulla assistenza ai disabili perché qualcuno potrebbe fingere di essere disabile per rubare soldi dallo Stato. E in effetti di imbroglioni capaci di fingere e mentire ce ne sono. E anche tanti. Pensate a quell’uomo che per ottenere la pensione della madre morta, si travestiva da donna per andare a ritirare i soldi alla posta. Ma il fatto che ci siano dei mascalzoni che truffano e rubano non vuol dire che una legge vada rifiutata.

D’altronde basta leggere la cronaca. Ogni giorno ci racconta di stupri che avvengono in luoghi pubblici, e magari vengono pure filmati e quindi sono facilmente riconoscibili. Certo è più facile giudicare e condannare uno stupro fatto in luogo pubblico, con testimoni presenti e prove filmate. Un abuso sessuale commesso fra le mura domestiche fra un uomo e una donna che vivono già in una situazione di intimità, o fra due fidanzati che hanno conosciuto la relazione sessuale, è molto difficile da stabilire.

Ma la logica ci porta a pensare che se ci sono tanti stupri che avvengono per le strade, ce ne saranno altrettanti che vengono fatti in luoghi privati. Se ci rendiamo conto che lo stupro è un atto di dominio feroce e rabbioso su un corpo che si vuole sottomettere e che il piacere sessuale è una derivazione e non il principio scatenante, possiamo capire quanto la pratica si inserisca in quella zona oscura e storicamente spinosa del rapporto uomo-donna. Se pensiamo in termini simbolici diventa chiaro che lo stupro, come era ritenuta una legittima invasione carnale nel mondo del nemico di guerra, oggi possiamo interpretarlo come una invasione prepotente e rassicurante nel mondo femminile visto come un insidioso avversario.

Lo stupro, ricordiamolo, non esiste nel mondo animale. Lo stupro è una invenzione puramente umana ed è stato sempre utilizzato in guerra per umiliare il nemico. C’è nello stupro un’arcaica intenzione: quella di inserire nel ventre del vinto il proprio seme. “Io invado le tue terre, mi prendo le tue case, i tuoi terreni fertili e lascio la mia impronta nel ventre della tua donna perché il futuro appartenga a me e non a te, così la mia vittoria sarà completa”. Oggi naturalmente nessuno pensa in questi termini. Ma l’origine dell’atto ha radici lontane.

Molti, osservando il fatto che a volte le donne stuprate continuano la vita di tutti i giorni, si chiedono che danni possa avere fatto: “non l’ha mica presa a coltellate!... non l’ha mica ferita!”. In effetti lo stupro raramente produce ferite visibili. Le lesioni sono profonde e riguardano il rapporto che una donna ha col il proprio corpo. L’effetto della violenza subita può provocare delle vere catastrofi psicologiche. Oggi le donne sono più consapevoli, tendono a non accettare l’imposizione sessuale e questo per certi uomini costituisce una diffida a cui rispondono con la violenza per punirle della loro pretesa libertà. Di questo terrà conto la legge, che è prima di tutto un atto di giustizia.