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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 23 aprile 2015

 

In Uzbekistan la tortura è protetta dall'Europa, in particolare dalla Germania, e dagli Usa. A denunciare ciò è Amnesty International tramite un rapporto diffuso la scorsa settimana: ha accusato Usa, Germania e altri paesi dell'Unione europea che continuano a ignorare la tortura dilagante in Uzbekistan e quindi di permettere che orrendi abusi si perpetuino indisturbati.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato "Segreti e Bugie: confessioni forzate sotto tortura in Uzbekistan", rivela come la tortura e i maltrattamenti sistematici abbiano un ruolo centrale nel sistema giudiziario dell'Uzbekistan e nelle misure repressive del governo nei confronti di ogni gruppo percepito come minaccia alla sicurezza nazionale. Secondo Amnesty International, la polizia e le forze di sicurezza ricorrono con frequenza alla tortura per estorcere confessioni, intimidire intere famiglie od ottenere tangenti.

John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, ha dichiarato: "In Uzbekistan, non è un mistero che chiunque non ricada nei favori delle autorità possa essere arrestato e torturato. Nessuno si sottrae alla morsa dello stato. È vergognoso che molti governi, incluso quello degli Usa, chiudano gli occhi di fronte al dilagare della tortura, probabilmente per paura di turbare un alleato nella guerra al terrore. Altri governi, come la Germania, sembrano essere più preoccupati di portare avanti gli interessi economici che di sollevare l'argomento".

A ridosso del maggio 2015, decimo anniversario dell'uccisione di massa di centinaia di oppositori ad Andijan, il rapporto di Amnesty International evidenzia come Usa e stati membri dell'Ue, inclusa la Germania, abbiano segretamente posto la sicurezza e gli interessi politici, militari ed economici davanti ad ogni significativa azione per persuadere le autorità uzbeke a rispettare a pieno i diritti umani e fermare la tortura.

Le sanzioni imposte dall'Europa all'Uzbekistan dopo il massacro del 2005 ad Andijan sono state annullate nel 2008 e nel 2009, con la revoca del divieto di viaggio e la ripresa della vendita di armi, nonostante nessuno sia stato punito per quelle uccisioni. L'ultima volta che i ministri degli Affari esteri dell'Ue si sono occupati della situazione dei diritti umani in Uzbekistan risale all'ottobre 2010.

La Germania in particolare ha stretti legami militari con l'Uzbekistan. Nel novembre 2014, ha ottenuto il rinnovo della concessione della base aerea di Termez per aiutare le truppe tedesche in Afghanistan. Il 2 marzo 2015, Germania e Uzbekistan hanno concordato investimenti per 2,8 miliardi di euro e un pacchetto di scambi commerciali. Il governo degli Usa, a sua volta, ha annullato nel gennaio 2012 le limitazioni in tema di aiuti militari all'Uzbekistan originariamente imposte nel 2004 in parte a causa della situazione dei diritti umani nel paese. Quest'anno, le relazioni militari tra i due stati si sono rafforzate in modo significativo con la messa in atto di un nuovo programma quinquennale di cooperazione.

Nel dicembre 2014 il vicesegretario di stato statunitense per l'Asia centrale, Nisha Biswal, ha dichiarato che Washington usa la "pazienza strategica" nei rapporti con l'Uzbekistan. "L'atteggiamento dei partner internazionali dell'Uzbekistan verso il suo ricorso abituale alla tortura sembra essere, nel miglior dei casi, ambiguo e, nel peggiore, tollerante fino al punto da risultarne complice. Gli Stati Uniti descrivono le relazioni con l'Uzbekistan come una politica di pazienza strategica, ma sarebbe meglio chiamarla 'indulgenza strategica. Gli Usa, la Germania e l'Ue dovrebbero immediatamente chiedere all'Uzbekistan di far luce sulle sue azioni e fermare la tortura", ha sottolineato John Dalhuisen. "Il divieto internazionale di tortura è assoluto e immediato.

Tuttavia, mentre Germania e Stati Uniti rafforzano i legami con l'Uzbekistan, in questo paese le persone sono arrestate dalla polizia, torturate fino a rendere confessioni false e sottoposte a processi iniqui. Continuando a fare affidamento sulle confessioni forzate, l'Uzbekistan rimarrà un partner screditato" ha commentato sempre Dalhuisen di Amnesty.

Il rapporto di Amnesty International, basato su più di 60 interviste condotte tra il 2013 e il 2015 e da prove raccolte in 23 anni, rivela l'esistenza di camere di tortura con pareti rivestite di gomma e isolate acusticamente a disposizione dal Servizio di sicurezza nazionale (Snb, la polizia segreta dell'Uzbekistan) e documenta il continuo uso di celle di tortura sotterranee nelle stazioni di polizia.

Polizia e agenti dell'Snb impiegano tecniche brutali, tra cui soffocamento, stupro, scosse elettriche, esposizione a temperature estreme, privazione di sonno, cibo e acqua. Il rapporto descrive anche pestaggi prolungati da parte di gruppi di persone, inclusi altri detenuti. Una nuova testimonianza ricevuta da Amnesty International segnala l'impiego istituzionalizzato della tortura e dei maltrattamenti per estorcere confessioni e prove incriminanti su altri sospettati. Gli imputati sono spesso processati sulla base di prove estorte con la tortura. I giudici chiedono tangenti in cambio di sentenze clementi e la polizia e gli agenti dell'Snb minacciano o usano la tortura per ottenere elevate tangenti dalle persone arrestate o condannate.

Amnesty International chiede al presidente Islam Karimov di condannare pubblicamente il ricorso alla tortura. Le autorità dovrebbero inoltre istituire un sistema indipendente di ispezioni nei centri di detenzione e assicurare che confessioni e ulteriori prove ottenute con la tortura non siano mai usate in giudizio. Dopo quelli su Messico, Nigeria e Filippine, questo è il quarto di una serie di rapporti realizzati nell'ambito della campagna globale di Amnesty International "Stop alla tortura", lanciata nel maggio 2014.