sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Stefano Pancini

Corriere della Sera, 15 giugno 2026

I carcerati provengono dai penitenziari milanesi di Bollate e Opera, l’associazione che si occupa del loro reinserimento: “È un’occasione di riconciliazione con il tessuto civile e con l’ambiente naturale per chi ha rotto l’equilibrio della comune convivenza”​. Per una settimana hanno potuto lasciare le mura dei penitenziari milanesi di Bollate e Opera per lavorare nei boschi della Val di Fiemme, contribuendo alla rinascita di un territorio ancora ferito dalla tempesta Vaia. Una decina i detenuti e gli ex carcerati che hanno partecipato al progetto “Il bosco rinasce”, iniziativa promossa dall’associazione milanese “Il Bivacco” in collaborazione con le associazioni del territorio e il comune di Predazzo.

Il progetto - Muniti di pale, rastrelli, tosaerba e tanta buona volontà, questi uomini, hanno sistemato i sentieri forestali della Regola Feudale di Predazzo e messo a dimora nuove conifere nelle aree devastate dalla tempesta che nell’autunno del 2018 ha abbattuto milioni di alberi nelle Dolomiti. Un lavoro che per molti di loro ha assunto un significato profondo: “È un’occasione di riconciliazione con il tessuto civile e con l’ambiente naturale per chi ha rotto l’equilibrio della comune convivenza”, ha spiegato Pierfelice Bertuzzi, presidente dell’associazione “Il Bivacco”, organizzazione attiva dal 1989 nel reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti attraverso percorsi di accoglienza, formazione e lavoro. 

Giunto alla quinta edizione consecutiva, il progetto si è concluso la sera di lunedì 8 giugno con un incontro pubblico in un salone del Municipio di Predazzo gremito di cittadini. In prima fila i rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo parrocchiale: Stefania Rea, presidente associazione “Noi” Predazzo (che collabora attivamente con l’oratorio parrocchiale e la pastorale giovanile per promuovere attività sociali, ricreative e di accoglienza); Silvio Di Gregorio, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria dell’Emilia-Romagna e Marche che in passato è stato direttore del carcere di Opera; Massimiliano Gabrielli, custode forestale della Regola Feudale; Leonilde Sommavilla, vicesindaca e assessora alla cultura; Terens Boninsegna, assessore ai lavori pubblici e poi don Davis Bamhakl, parroco della chiesa di Predazzo.

Esperienze di vita e reinserimento - Durante la serata i detenuti hanno raccontato il proprio percorso di pentimento e rieducativo. Alcuni sono in permesso premio, altri in libertà vigilata, qualcuno ha già terminato di scontare la pena. Tra loro anche uomini provenienti dai circuiti di alta sicurezza e detenuti che hanno trascorso decenni dietro le sbarre, per alcuni la strada delle libertà si prospetta ancora lunga. Ma tutti hanno condiviso il proprio cammino rieducativo affrontato negli anni, tra colloqui con psicologi, incontri con educatori e graduali esperienze di inserimento lavorativo, grazie alla forte forza di volontà di riscattare se stessi. Parole spesso cariche di emozione hanno accompagnato i loro singoli interventi e non sono mancati riferimenti agli errori commessi e al dolore provocato, ma il messaggio più forte è stato quello rivolto al futuro: “Vogliamo restituire qualcosa alla società”, hanno detto, auspicando di essere giudicati anche per il percorso di cambiamento intrapreso. 

L’ospitalità della parrocchia - Ospitati per tutta la settimana nella Casa Maria Immacolata della parrocchia di Predazzo, queste persone hanno anche voluto lasciare un segno tangibile della loro gratitudine. Dopo i turni di lavoro nei boschi, hanno preso in mano pennelli e vernice per ridipingere alcune pareti della struttura dove hanno trovato vitto e alloggio. Un gesto nato spontaneamente. “È il nostro modo per ringraziare chi ci ha aperto le porte di questa casa e ci ha regalato una settimana in questa valle meravigliosa”, hanno detto. Tra il profumo della corteccia e quello della resina dei boschi, con i sentieri riassettati e nuovi alberi piantati, la Val di Fiemme è stata fulcro non soltanto di un progetto di ripristino ambientale, ma anche una piccola esperienza di ricostruzione umana. Don Davis Bamhakl ha rimarcato che “come il bosco rinasce, piano piano, dopo la tempesta, anche le persone possono cercare nuove radici e hanno diritto ad una seconda possibilità”.